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TIPICITÀ  

Cuddrureddra, dolce presidio Slow Food

   

Ecco la croccante golosità della tradizione contadina nissena

 
     
di Paola De Simone    
   

PALERMO (19 febbraio 2008) - Croccante, dolce, ma mai stucchevole, con evidenti note di cannella, scorza d’arancia e un lievissimo sentore di vino rosso che aromatizzano un impasto a base di farina di grano duro, uova e strutto. È la “cuddrureddra”, fantasioso dolce della tradizione contadina tipico del carnevale, realizzato fin dal 1200 dai maestri pasticceri di Delia con semplici ingredienti di produzione locale. La leggenda narra che la sua raffinata forma a “corona”, ancora oggi modellata a mano dalle donne del paese, risalga all’epoca della guerra dei Vespri Siciliani come omaggio alle castellane che vivevano nella fortezza medioevale che sovrasta la cittadina. Da qualche anno questo prodotto è garantito

Cuddrureddra
 
 
 
 
 
 
 
 
dal presidio Slow Food grazie anche all’appoggio della Uot 55 di Delia. Del dolce non si protegge solo il gusto, la forma e l’aroma, ma anche gli strumenti che da otto secoli vengono utilizzati per la sua complicata lavorazione. Determinante per dare alla pasta la caratteristica rigatura è il “pettine”, un oggetto costituito da due asticelle di legno unite da una serie di striscioline di canna di bambù levigata, del quale se ne custodiscono gli ultimi esemplari risalenti a 150 anni fa. Nessuno, infatti, saprebbe ricostruire questo arnese, originariamente utilizzato come componente dei banchi di tessitura. Il forte legame con il territorio, la tipicità e la storia di questa specialità dolciaria hanno portato Slow Food a includere la cuddrureddra tra i “prodotti dell’Arca”, il progetto che cataloga i sapori d’eccellenza che rischiano di essere dimenticati. «La cuddrureddra in questi anni ha riscosso grande successo in alcune fiere nazionali, tra cui il Salone del Gusto di Torino», spiega Calogero Lunetta, dirigente dell’Uot 55 e responsabile del presidio. A Delia sono due le aziende con presidio che producono questo dolce, ma – conclude Lunetta – «è bene far sapere che la cuddrureddra si può trovare tutto l’anno nella maggior parte dei laboratori specializzati del territorio comunale».
 

 

 
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