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La cipolla dorata di Barrafranca va a caccia di Igp

 
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Dopo anni segnati da un calo produttivo, gli agricoltori ennesi cercano il rilancio

   
PALERMO (13 gennaio 2010) - Da parecchi decenni a Barrafranca, piccolo comune situato tra le colline ennesi, si coltiva in maniera tradizionale la caratteristica cipolla dal colore paglierino. Dopo un periodo di crisi che negli ultimi cinque anni ha portato a una drastica riduzione della produzione, si punta adesso al rilancio. Anche attraverso l’acquisizione dell’Igp. «La contrazione produttiva – commentano i produttori – è sicuramente da imputarsi alla generale crisi del comparto orticolo che negli ultimi anni ha colpito la produzione di cipolle a livello sia regionale che nazionale».
Ma la cipolla di Barrafranca possiede tutte le qualità per imporsi sul mercato. La
Cipolla Barrafranca
 
 
 
 
 
 
 
 
sua coltivazione, su terreni prevalentemente argillosi, conferisce all’ortaggio particolari proprietà organolettiche che la rendono unica. Data la sua buona resistenza alle malattie crittogamiche viene coltivata con metodi che prevedono una quasi totale assenza di antiparassitari. Solo in particolari annate umide si utilizzano trattamenti per proteggere i terreni dalla “fusariosi”. «Un tipo di coltivazione – aggiungono i produttori – che impiegando sistemi ecologici potrebbe benissimo rientrare nei disciplinari previsti dalla coltura integrata». Non è un caso che la sua naturalezza soddisfi anche i consumatori più critici e attenti al tema della sicurezza alimentare.
Tra le caratteristiche della cipolla di Barrafranca sono da ricordare la sua forma, dal bulbo globoso e leggermente appiattito, la sua buona resistenza alla conservazione e soprattutto il suo sapore, non troppo piccante, che la rende adatta a tutti i gusti.
L’estensione colturale di questo ortaggio ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi decenni grazie alla presenza della diga Olivo, che ha migliorato l’irrigazione nel territorio di Barrafranca e dintorni. La produzione complessiva varia di anno in anno in funzione delle richieste di mercato. Nell’ ultimo decennio si è stimata una produzione pari a 60 mila quintali annui. «E ci sono buone premesse – dicono gli agricoltori – per un forte rilancio produttivo e commerciale della cipolla ennese, un rilancio che troverebbe senz’altro un solido supporto nel riconoscimento del marchio Igp». Già da qualche anno, infatti, le amministrazioni locali e le associazioni di categoria cercano di promuovere il marchio di tipicizzazione per questa particolare varietà di cipolla al fine di tutelarne la genuinità e garantirne l’alta qualità.
 

 

 
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