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Quote latte, la priorità del nuovo ministro

 

Il titolare del Mipaaf si schiera a fianco dei produttori italiani

 
     

BRUXELLES (8 maggio 2008) - «Ho una bella partita da subito, cioé 150 milioni di euro di multe di quote latte, applicate all’Italia assieme a Germania e Polonia». È questo il primo punto dell’agenda del neo ministro dell’Agricoltura Luca Zaia. «Andremo a capire cosa si può fare – ha detto oggi a Conegliano – ma sicuramente non vado a celebrare funerali di aziende agricole». Parlando ancora delle “quote latte” Zaia ha detto che «in questo l’Italia è stata mal difesa, a partire dalla fine anni 70. Ci siamo portati a casa, allora, una quota nazionale di latte in un momento i cui il paese ne consumava il doppio. Oggi perciò una confezione su due che si acquista in Italia contiene latte non italiano». «È un peccato originale – ha

Quote latte
 
 
 
 
 
 
 
 

concluso – che scontiamo da 40 anni ed il solo Veneto, ad esempio, paga 34 milioni di euro l’anno di multe per quote latte, distribuite fra 312 aziende agricole». Il ministro ha poi ricordato che il passaggio delle consegne con Paolo De Castro avverrà martedì prossimo.

La vicenda L’Italia ha bisogno di produrre più latte. Anche per quest’anno, infatti, le prime proiezioni per la campagna 2007-2008 parlano chiaro: gli agricoltori italiani rischiano di sfondare di circa 550 mila tonnellate la loro quota di produzione destinata alle latterie, con la conseguenza che dovranno anche subire le multe europee più elevate per le eccedenze prodotte. Nel caso poi che i produttori decidano di non pagare e presentare ricorso, è tutto il comparto agricolo che ne fa le spese in quanto l’Italia riceverà meno finanziamenti da Bruxelles. I dati emergono a pochi giorni dal via libera da parte della Commissione europea, della proposta del commissario Ue all’Agricoltura, Mariann Fischer Boël, di un bilancio di revisione della politica agricola comune che per il latte prevede la fine del sistema delle quote alla sua scadenza naturale, nell’aprile del 2005. Insomma l’Italia ha “sete” di latte mentre una maggioranza di Paesi europei non sembrano in grado – sempre secondo le prime proiezioni – di sfruttare pienamente i quantitativi a loro disposizione. Attualmente nella situazione italiana,  ma i dati definitivi si conosceranno solo a settembre, si trovano anche Germania, Olanda, Austria, Irlanda, Repubblica Ceca, Cipro, Danimarca e Lussemburgo. Così, a fronte di 9 partner comunitari che rischiano di superare le rispettive quote di quasi 1,1 milioni di tonnellate, ve ne sono altri 14 che non riescono a utilizzarle per oltre 1,9 milioni di tonnellate. Il sistema delle quote europee, che dal 1984 ne imbriglia la produzione, è ormai sempre più squilibrato anche perché i Paesi Ue che producono meno delle loro quote  non sembrano disposti a cederne una parte agli altri. Senza contare che la pressione sui prezzi al consumo non tende a diminuire: tra il febbraio 2007 e il febbraio 2008, nell’Ue i prezzi per latte e formaggi sono saliti in media del 15%. C’é quindi molta attesa per i negoziati sul futuro delle quote latte che entreranno nel vivo a livello europeo nella seconda metà del semestre, sotto presidenza francese dell’Ue. L’idea di Fischer Boël è di uscire in modo “soft” dal meccanismo delle quote, garantendo ai consumatori prezzi inferiori, e mantenendo un reddito adeguato agli agricoltori grazie ad un incremento delle esportazioni e ad un aumento della produzione del 4% (1% l’anno dal 2009) che si aggiungerebbe all’aumento del 2% dal primo aprile 2008.

 
   
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