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Prezzi latte, siglato un primo accordo

 

Coldiretti e Galbani raggiungono un’intesa per 42 centesimi al litro

 
     

ROMA (12 giugno 2008) - Dopo l’assedio degli allevatori con le proprie mucche alla sede dell’associazione di rappresentanza delle industrie di settore (Assolatte) a Milano, è stato siglato l’accordo con Italatte, la maggior industria del settore, che rappresenta i marchi Galbani, Invernizzi e Cademartori. Lo rende noto, con soddisfazione, la Coldiretti nel sottolineare che l’accordo prevede un prezzo del latte alla stalla di 42 centesimi al litro, a partire dal prossimo mese di luglio sino alla fine di dicembre 2008. «È un accordo di buon senso sulla base delle richieste che avevamo presentato alla parte industriale - spiega, in una nota, Nino Andena, vicepresidente nazionale della Coldiretti – il fatto che una grande e importante

Luca Zaia
 
 
 
 
 
 
 
 

realtà come Italatte abbia dimostrato lungimiranza e voglia di dialogo ci fa auspicare che questo sia d’esempio anche per le altre aziende di trasformazione di tutta Italia». «La mobilitazione continuerà – precisa l’organizzazione – per estendere le condizioni dell’accordo a tutte le industrie del settore in Lombardia dove si produce il 40% del latte italiano». La Coldiretti si dice quindi pronta «a nuove manifestazioni, davanti alle principali industrie di trasformazione, convinti – afferma – delle nostre buone ragioni e dell’appoggio dell’opinione pubblica che ha continuato a dare sostegno alle nostre iniziative».

L'apertura «Da parte di Assolatte è stato detto che la trattativa non è rotta, ma sospesa e noi ne prendiamo atto. È stato un incontro positivo». Così il direttore di Coldiretti Lombardia, Eugenio Torchio, commenta l'incontro avvenuto oggi tra gli industriali e una delegazione della Coldiretti dopo la manifestazione di protesta a Milano contro il ribasso del prezzo del latte alla stalla. «Si attiveranno per chiedere alle istituzioni di convocare le parti, quella agricola e quella industriale, per un tavolo delle trattative – ha continuato Torchio –. Per noi i 0,42 centesimi sono la continuazione di quello che avevamo fino al 31 marzo e che riteniamo di avere almeno fino a fine anno. Negli ultimi due mesi le nostre spese sono aumentate del 30%. Considerando solo i costi vivi, produrre un litro di latte ci costa 0,40 - 0,41 centesimi».

Il punto sulla trattativa «L’offerta deve ritenersi unica e irripetibile». Così Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte (associazione italiana lattiero casearia), sintetizza la posizione degli industriali nella trattativa appena rotta con gli agricoltori sul prezzo del latte. «La delegazione industriale – riferisce una nota di Assolatte – ha offerto agli allevatori lombardi un aumento del 18% rispetto al 2007, garantendo per gennaio/dicembre 2008 un prezzo medio di 40,5 centesimi per litro, a cui si aggiungono i premi qualità (fino a 3 centesimi), e il premio comunitario di altri 3 centesimi. Per un prezzo finale percepito dagli allevatori di circa 50 centesimi inclusa Iva, incamerata dagli agricoltori». «Non ci è assolutamente possibile offrire di più – afferma Ambrosi – pena la chiusura delle nostre aziende». Ambrosi ricorda le difficoltà dell’industria, fra calo dei consumi, richieste di aumenti dagli agricoltori e taglio dei prezzi all’ingrosso. Allo stesso tempo, «l’industria è perfettamente a conoscenza delle difficoltà del mondo agricolo. Per questo, fin dall’inizio, aveva proposto di ancorare il prezzo del latte italiano ad un paniere di prodotti indicatori del mercato. Ma anche in questo caso non è stato possibile trovare un’intesa con il mondo agricolo». Quindi, «in mancanza di intese – conclude Assolatte – le imprese di trasformazione saranno libere di praticare i prezzi che riterranno più adeguati al mercato, quindi inferiori a quelli offerti in trattativa». Se gli industriali restano fermi sulle loro posizioni, gli allevatori non sono da meno. È forte, infatti, la mobilitazione della Coldiretti dopo la rottura delle trattative sul prezzo del latte. Oggi gli allevatori dell’organizzazione hanno portato le proprie mucche a Milano davanti alla sede di Assolatte, l’associazione che rappresenta le industrie di trasformazione del latte. «Nel corso della manifestazione – si legge in una nota – sarà anche distribuito gratuitamente latte fresco per chiedere ai cittadini sostegno» all’iniziativa e «scusarsi per gli inevitabili disagi» provocati dall’avvio della nuova mobilitazione per il futuro delle stalle made in Italy. Secondo la Coldiretti, la proposta «inaccettabile» formulata da Assolatte «impedisce di coprire le maggiori spese per energia e mangimi sostenute dagli allevatori e mette a rischio il mantenimento e la sopravvivenza dell’allevamento italiano. I 42 centesimi al litro richiesti dagli allevatori rappresentano – sostiene la Coldiretti – il minimo vitale per evitare il rischio dell’estinzione del latte italiano il cui prezzo moltiplica, di quasi quattro volte, dalla stalla alla tavola (+281%) prima di arrivare sul banco del negozio a 1,6 euro al litro».

Gli aumenti del grano gravano sul latte
«Il record storico fatto segnare dal granoturco che rappresenta la principale fonte per l’alimentazione degli animali fa esplodere i costi degli allevamenti anche in Italia dove si vuole addirittura ridurre il prezzo del latte riconosciuto alla stalla mentre aumenta quello pagato dai consumatori negli scaffali». È quanto afferma la Coldiretti che ha portato le mucche in città a Milano per farle “sfamare” dagli industriali, nel presidio di fronte alla sede di Assolatte, proprio ne giorno del record storico del granoturco che ha raggiunto 7,0325 dollari a bushel(oltre 17 centesimi di euro al chilo) per le consegne a luglio al  Chicago Board of Trade che rappresenta la borsa di riferimento per il mercato dei prodotti agricoli. «L’alimentazione – sottolinea la Coldiretti – incide per quasi un terzo nei costi di allevamento degli animali destinati alla produzione di latte e carne e i rincari record fati registrare sui mercati rischiano di provocare la chiusura di migliaia di allevamenti se non verrà garantito un giusto compenso agli allevatori con una chiusura positiva della trattativa con Assolatte. I rincari del granoturco si sommano a quelli di energia e gasolio che in Italia hanno fatto registrare aumenti del 30% rispetto allo scorso anno». «Il forte balzo del 4,4% in un solo giorno con valori che – sottolinea l’organizzazione agricola – sono aumentati del 50 dall’inizio dell’anno è dovuto al ridimensionamento delle stime sui raccolti da parte del Dipartimento dell’agricoltura statunitense è stato costretto a rivedere al ribasso le stime per la produzione per effetto anche delle inondazioni nella regione agricola del Midwest, che ha distrutto le coltivazioni esistenti e impedito agli agricoltori di riseminare». «In realtà – secondo la Coldiretti – nonostante l’aumento della domanda di cibo e l’incremento delle semine, il 2008 rischia di essere un anno disastroso per i raccolti a livello mondiale. Una previsione confermata dalla Bce che prevede per i prezzi internazionali degli alimentari un aumento del 44% nel 2008 e del 6,1% nel 2009. Le attese di un incremento delle produzioni di grano, mais, soia e riso da destinare al commercio mondiale andranno probabilmente deluse, aggravando l’emergenza alimentare per effetto del maltempo e della siccità che stanno colpendo i principali paesi produttori di cereali dagli Stati Uniti alla Cina, fino all’Australia». «Il maltempo continua a flagellare gli Stati Uniti, dai quali – precisa l’organizzazione agricola – partono il 60% del mais, un terzo della soia e un quarto del frumento commercializzati a livello mondiale. Nonostante siano stati coltivati 1,6 milioni di ettari in più rispetto al 2007, larga parte dei terreni è stata allagata a causa della pioggia e gli agricoltori americani temono un vero e proprio disastro. Situazione analoga in Cina, dove il Governo ha invitato i produttori a raccogliere subito tutto il riso e il grano già pronti, prima dell’arrivo delle piogge torrenziali che dovrebbero interessare il paese per almeno dieci giorni». «Problema opposto – conclude la Coldiretti – per l’Australia, ormai da due anni nella morsa della siccità. A causa della perdurante mancanza di pioggia, il raccolto di grano non dovrebbe superare i 15 milioni di tonnellate, rispetto a una media di 17-18 milioni».

La cronostoria della trattativa

Nessun accordo
«Non c’è ancora nulla di concreto. Stiamo ancora lavorando al tavolo della trattativa». Lo ha dichiarato il vicepresidente di Coldiretti, Nino Andena, nel corso del tavolo di confronto che vede impegnati da una parte l’industria di trasformazione del latte, e dall’altra le associazioni sindacali di rappresentanza dei produttori. In gioco il rinnovo del contratto del prezzo del latte alla stalla, scaduto lo scorso 31 marzo.
Intanto, la protesta degli allevatori arriva a Milano. Da una grande cisterna, infatti, i produttori hanno versato il latte fresco, appena munto, in bottiglie da un litro, che hanno poi regalato ai numerosi passanti, tra cui molte mamme con bambini. Così, come fatto nei giorni scorsi in altre città, gli allevatori della Coldiretti hanno deciso di portare nel capoluogo lombardo la loro singolare protesta per chiedere agli industriali che venga riconosciuto loro «il giusto prezzo del prodotto».   «Non abbiamo chiesto aumenti di prezzo – hanno spiegato i rappresentanti dell'organizzazione – ma la conferma di quello esistente, 42 centesimi al litro». È una cifra, hanno chiarito, «già molto bassa, che ci basta per sopravvivere, ma le industrie vorrebbero ridurla ulteriormente». «Abbiamo deciso di portare la protesta nel cuore di Milano proprio oggi che sono riprese le trattative tra i nostri rappresentanti e quelli degli industriali» hanno spiegato i manifestanti della Coldiretti. «Il nostro – hanno precisato gli allevatori – è un atteggiamento responsabile, perché non chiediamo più del dovuto e speriamo che gli altri dimostrino la stessa saggezza». Altrimenti, hanno concluso, «rischiamo di chiudere tutti, come è successo ai tre quarti di noi in questi ultimi venti anni».

Confagri Un segnale «estremamente negativo». Così Confagricoltura, in una nota, valuta la nuova, traumatica rottura delle trattative per il prezzo del latte in Lombardia. La Confagricoltura, inoltre, esprime il “pieno appoggio” alla mobilitazione sul territorio  subito avviata in Lombardia. «I trasformatori – sottolinea l'organizzazione degli imprenditori agricoli – si sono assunti la responsabilità di introdurre elementi di frattura nella filiera, le cui conseguenze sono tutte da verificare». Per Confagricoltura poi, «la decisione degli industriali contrasta con quanto si sta verificando nel resto d'Europa dove il prezzo del latte alla produzione ha registrato significativi incrementi». I produttori della Confagricoltura lombarda hanno subito avviato il presidio dei caseifici. Si partirà da oggi, nel bresciano, con il picchettaggio del caseificio Ambrosi di Castenedolo.

Attesa per la trattativa Riprende il negoziato tra gli allevatori e l'industria di trasformazione del latte. «Le aziende agricole non hanno chiesto aumenti di prezzo – sottolinea l'organizzazione – ma solo la conferma di quello esistente a 42 centesimi e senza rincari per i consumatori nei negozi al dettaglio, dove viene venduto a più di un euro e mezzo al litro». Secondo la Coldiretti, le maggiori spese per energia e foraggio stanno mettendo le stalle in crisi e 42 centesimi rappresentano il «minimo vitale per sopravvivere». Le aziende «si stanno battendo con le unghie e con i denti» per continuare a lavorare e a garantire prodotti italiani ai consumatori e ai caseifici. «Per non dare a nessuno la scusa per rincari a spese delle famiglie – spiega Coldiretti – abbiamo chiesto semplicemente una conferma del vecchio prezzo, nonostante in Germania si paghino già 43 centesimi al litro. Pensiamo che il nostro sia un comportamento responsabile. Vogliamo sperare – aggiunge – che le industrie abbiano lo stesso atteggiamento». In polemica con le organizzazioni di allevatori che nei giorni scorsi hanno distrutto in segno di protesta una certa quantità di latte (tra cui la Libera associazione agricoltori cremonesi, organizzazione aderente a Confagricoltura), la Coldiretti fa sapere che «noi il latte lo rispettiamo e non lo buttiamo via. Preferiamo – spiega l'organizzazione – regalarlo alle famiglie che, siamo sicuri, lo sanno apprezzare e valorizzare». Perciò domani Coldiretti regalerà il prezioso alimento ai passanti a qualche metro dalla sede milanese di Unioncamere dove si tiene l'incontro.

Allevatori regalano il latte Latte gratis per tutti questa mattina in piazzale Lodi a Milano. Per gli organizzatori erano quasi un migliaio le persone che hanno partecipato all’iniziativa e in circa settecento hanno portato a casa il latte messo a disposizione dagli allevatori senza sborsare un euro. «In poco più di due ore abbiamo distribuito 500 litri di latte fresco – fanno sapere da Coldiretti – attraverso il distributore self service che abbiamo istallato». Non è mancato il consenso dei cittadini milanesi, «La gente era molto interessata – prosegue il portavoce degli allevatori – e ci ha chiesto da dove provenisse il latte. Ovviamente si trattava solo di un prodotto freschissimo di un’azienda nei dintorni di Milano», e visto il successo si replicherà: «Stiamo solo valutando i modi per ripresentarci a breve nelle piazze di Milano, ma sicuramente lo rifaremo». Quella del latte gratuito rientra in una serie di proteste contro i costi insostenibili della produzione, a fronte di una tariffa di vendita al litro alle industrie di 42 centesimi, giudicata troppo bassa. E proprio la volontà delle aziende di abbassare il prezzo a 37 centesimi il litro, ha scatenato la mobilitazione degli allevatori che da ieri stanno occupando a oltranza gli stabilimenti della Auricchio di Gazzo di Pieve San Giacomo (Cremona), mentre sono in corso presidi anche alla Ambrosi di Brescia. A Cremona, circa trecento allevatori da stamane bloccano per protesta, contro il prezzo del latte ritenuto inadeguato, lo stabilimento Auricchio a Gazzo, frazione di Pieve San Giacomo (Cremona). È stato impedito l'ingresso in azienda delle cisterne di latte provenienti dall'estero. Solo quelle italiane hanno potuto superare il blocco e la fabbrica ha potuto lavorare solo parzialmente. La protesta è organizzata dalla Coldiretti che ha fatto confluire nel Cremonese manifestanti provenienti da tutte le città della Lombardia. Sono stati montati gazebo intorno allo stabilimento. Alla manifestazione sono presenti i presidenti provinciali della Coldiretti lombarda, di Verona, Piacenza, Reggio Emilia, Torino, Cuneo, Novara e Alessandria. E' intervenuto Nino Andena, presidente della Coldiretti Lombardia e dell'Associazione italiana allevatori. La notte scorsa gli agricoltori hanno dormito davanti ai cancelli e si avvicenderanno con altri allevatori che daranno loro il cambio nelle prossime ore. Hanno annunciato che resteranno lì almeno fino a lunedì se non si aprirà la trattativa. «Resteremo a oltranza finché non sarà partito un negoziato serio con gli industriali trasformatori» ha precisato Eugenio Torchio, direttore di Coldiretti Lombardia.

Coldiretti Guerra dichiarata dagli allevatori per sostenere la richiesta di un prezzo minimo alla stalla di 42 centesimi al litro «necessario – sottolinea la Coldiretti – a mantenere in vita gli allevamenti rimasti che, altrimenti, non potrebbero coprire i costi di produzione lievitati a causa del caro petrolio e dei mangimi. Mentre paradossalmente per i consumatori – denuncia la Coldiretti – il prezzo subisce un aumento del 300 nel passaggio dalla stalla alla tavola dove arriva a 1,6 euro al chilo». I prezzi troppo bassi fanno chiudere le stalle se gli allevatori tedeschi hanno protestato davanti alle catene dei principali supermercati dove il blocco delle forniture sta limitando la disponibilità di latte sugli scaffali, la Coldiretti ha scelto come primo obiettivo gli stabilimenti industriali che migliaia di allevatori stanno presidiando fino a quando non si sbloccherà la trattativa giungendo ad un giusto accordo per il prezzo del latte. Lo sciopero indetto dagli allevatori della Germania, si sta dunque allargando a macchia d'olio in tutta Europa, come è avvenuto per la pesca, con le adesioni di Olanda e Svizzera alle quali si è aggiunta l'Italia dove è in corso un duro braccio di ferro sul prezzo da riconoscere agli allevatori alla stalla per coprire l'esplosione dei costi di produzione. Se nelle principali industrie multinazionali del vecchio continente, che vendono formaggi e yogurt in tutto il mondo, sta cominciando a mancare il latte che gli allevatori del nord Europa preferiscono trasformare in polvere nelle proprie cooperative, in Italia è a rischio oltre alla distribuzione del latte fresco anche la produzione dei formaggi tipici come il grana padano che assorbono buona parte della produzione nazionale. «Nonostante in Italia nel primo trimestre del 2008 si sia verificato un aumento dei consumi in quantità e in valore dei prodotti lattiero caseari, con record di incrementi in valore del 19,1% per il grana padano e del 9,6% per il latte fresco (con un forte incremento dei prezzi al dettaglio), agli allevatori – denuncia la Coldiretti – viene proposta una inaccettabile riduzione dei compensi nonostante gli aumenti vertiginosi dei costi del mangime per l'alimentazione degli animali e dell'energia». Il rischio è l'estinzione del latte italiano che viene prodotto dagli allevatori ad un prezzo, in Lombardia dove si produce il 40% del latte italiano, di 0,42 euro al litro che moltiplica di quasi quattro volte (+281%) prima di arrivare sul banco del negozio a 1,6 euro al litro. Negli ultimi venti anni – conclude la Coldiretti – sono scomparsi i tre quarti degli allevamenti italiani che si sono ridotti da oltre 180 mila a poco più dei 45 mila attualmente in attività che con 1,8 milioni di mucche garantiscono una produzione di latte di 10 miliardi di chili ad alta qualità e costi competitivi».

In Lombardia Migliaia di allevatori della Coldiretti stanno presidiando questa mattina i principali stabilimenti di produzione, a sostegno di una protesta che si è già estesa dal latte fino a grana padano e parmigiano reggiano. È quanto riferisce l'organizzazione, secondo cui centinaia di trattori sono sulle strade della Lombardia, dove si concentra il 40% delle stalle italiane, mentre nel centro di Milano in Piazzale Lodi vengono distribuiti gratuitamente quintali di latte fresco per aiutare i cittadini in difficoltà economica, chiedere sostegno e scusarsi per i disagi provocati. Secondo Coldiretti, la protesta potrebbe avere presto effetti sulle scorte di prodotto negli scaffali dei supermercati, come già avvenuto in altri paesi del Nord Europa. «La manifestazione – spiega l'organizzazione – andrà avanti ad oltranza fino a quando non si sbloccherà la trattativa con un giusto accordo per il prezzo del latte». «Il rischio – afferma l'organizzazione – è l'estinzione del latte italiano che viene prodotto dagli allevatori ad un prezzo che moltiplica di quasi quattro volte (+281%) prima di arrivare sul banco del negozio a 1,6 euro al litro. Molti allevatori, riferisce Coldiretti, hanno trascorso la notte davanti agli stabilimenti di Auricchio alle porte di Cremona (Gazzo di Pieve San Giacomo), dove sono radunati in migliaia mentre molti altri sono quanti presidiano lo stabilimento di Ambrosi, presidente di Assolatte, a Castenedolo (Brescia) dove si produce Grana Padano. Tanti altri si sono trovati nello stabilimento Zanetti in provincia di Mantova a Marmirolo dove si trasforma il latte in Parmigiano Reggiano».

In Germania Vittoria degli allevatori tedeschi di vacche da latte in sciopero da 10 giorni per far aumentare i prezzi della grande distribuzione: per prima la catena di supermercati Lidl ha accettato di aumentare il prezzo di vendita del latte al consumatore di 10 centesimi di euro a litro e 20 centesimi a panetto di burro da 250 g, che andranno interamente agli allevatori. Anche l'altra grande catena tedesca di discounter Aldi Sud ha comunicato ufficialmente oggi di essere pronta ad avviare trattative con i fornitori. Contemporaneamente, aumenti dei prezzi sono stati annunciati dai supermercati Rewe, Netto e Tengelmann.  La manifestazione, con 150 trattori  e 1500 allevatori in abiti da lavoro davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino, che per ore ha provocato diversi disagi al traffico della capitale, é diventata così occasione per celebrare la loro vittoria. Gli allevatori tedeschi in rivolta, da giorni non consegnavano più il latte delle loro mucche, preferendo usarlo per annaffiare i campi oppure per dare doppia razione ai loro vitelli, come protesta contro i prezzi troppo bassi del latte. Nei mesi scorsi i grandi distributori, a cominciare da Lidl, avevano ridotto fino al 18% i prezzi del latte al dettaglio, riversando le conseguenze sugli allevatori, già alle prese col costante aumento dei prezzi del carburante e dei mangimi.

La protesta Gli allevatori hanno avviato una serie di presidi presso le principali industrie di trasformazione del latte per ottenere una remunerazione al litro più elevata. Lo annuncia Coldiretti, spiegando che l’organizzazione «si unisce alla protesta degli allevatori del Nord Europa, dove per effetto dello sciopero comincia a mancare il latte nei supermercati». In Lombardia gli allevatori chiedono almeno 42-43 centesimi di euro al litro, «un valore minimo necessario a mantenere in vita gli allevamenti rimasti che altrimenti non potrebbero coprire gli altissimi costi di produzione». «I prezzi troppo bassi fanno chiudere le stalle – aggiunge Coldiretti –. La protesta non si fermerà fino a quando non si sbloccherà la trattativa giungendo a un giusto accordo per il prezzo del latte 2008/2009». «Lo sciopero indetto dagli allevatori della Germania – prosegue l’organizzazione – si sta dunque allargando a macchia d’olio in tutta Europa, come è avvenuto per la pesca, con le adesioni di Olanda e Svizzera alle quali si è aggiunta l’Italia dove è in corso un duro braccio di ferro sul prezzo da riconoscere agli allevatori alla stalla per coprire l’esplosione dei costi di produzione». «Nonostante in Italia nel primo trimestre del 2008 – sottolinea ancora Coldiretti – si sia verificato un aumento dei consumi in quantità e in valore dei prodotti lattiero caseari, con record di incrementi in valore del 19,1% per il grana padano e del 9,6% per il latte fresco (con un forte incremento dei prezzi al dettaglio), agli allevatori – denuncia l’organizzazione – viene proposta una inaccettabile riduzione dei compensi nonostante gli aumenti vertiginosi dei costi del mangime per l’alimentazione degli animali e dell’energia». «Negli ultimi venti anni – conclude la Coldiretti – sono scomparsi i tre quarti degli allevamenti italiani che si sono ridotti da oltre 180 mila a poco più dei 45 mila attualmente in attività che con 1,8 milioni di mucche garantiscono una produzione di latte di 10 miliardi di chili ad alta qualità e costi competitivi».

Confagricoltura A Cremona gli allevatori rompono gli indugi sulla questione del prezzo del latte. Infatti, nella sede cremonese di Confagricoltura è in preparazione una clamorosa manifestazione di protesta che avrà luogo domani nell’area cremasca, una delle aree maggiormente vocate per la produzione di latte con destinazione industriale, e questa sera si terrà una riunione di coordinamento da parte della Libera associazione agricoltori cremonesi proprio nella sede di Crema. Il modello sarà quello dei produttori europei che stanno distruggendo il loro latte. I produttori si troveranno nella tarda mattinata in prossimità del Centro commerciale “La Girandola” lungo la statale Paullese che collega Crema a Milano per manifestare contro l’atteggiamento di chiusura della controparte industriale e della Grande distribuzione che si ostinano a non volere retribuire in modo equo il latte dei produttori. «Le trattative condotte finora e poi interrotte – afferma il presidente della Libera associazione agricoltori cremonesi, Antonio Piva – sono state una farsa. Non c’è mai stata la volontà di chiudere ad prezzo accettabile le condizioni di fornitura. Quindi abbiamo ritenuto di dare inizio ad uno stato di agitazione – prosegue Piva – perché i nostri produttori sono esasperati da una situazione intollerabile, stufi di subire e schiacciati in una morsa tra i costi di produzione che continuano ad aumentare e il prezzo propostoci dagli industriali che è più basso di quello della campagna scorsa. Il prezzo di 0,367 euro il litro rappresenta una condizione inaccettabile, è un prezzo inferiore a quello di dieci anni fa. Per questo abbiamo dichiarato la mobilitazione dei produttori. Domani inizieremo quindi con un’azione dimostrativa lo sciopero delle consegne buttando via del latte delle nostre stalle ­– conclude Piva – proseguiremo poi l’azione di protesta gettando latte confezionato e pronto per la vendita».

Cia “Accisa zero” per i carburanti agricoli, come già avviene per le coltivazioni in serra, crediti d’imposta proporzionali al danno subito dalle imprese, interventi Ismea per garantire finanziamenti agevolati. Questo è quanto chiede la Cia-Confederazione italiana agricoltori per fronteggiare l’impennata dei costi produttivi che, soprattutto nel settore lattiero, sta provocando difficoltà e problemi ai produttori. «L’introduzione dell’accisa zero significa, in particolare per le imprese produttrici di latte, un risparmio – afferma la Cia – tra il 22 e il 30 per cento nell’acquisto dei prodotti petroliferi». Un “taglio” non indifferente, visto che i costi energetici sono cresciuti, in un anno (aprile 2007-aprile 2008), del 6,9% (carburanti +7,1%, energia elettrica 4,9%, lubrificanti 10,2%). «Costi onerosi e insostenibili per gli allevatori sui quali si vanno ad aggiungere – avverte la Cia – quelli dei mangimi (+21,3%). Il che pone ostacoli e gravami notevoli per le imprese, anche perché l’attuale prezzo del latte alla stalla, in media 40-42 centesimi al litro, non è più remunerativo e il rischio di produrre in perdita non è affatto remoto». Non solo. Proprio per sostenere le aziende in questa preoccupante fase congiunturale, la Cia chiede che si attivino crediti d’imposta in modo da alleggerire gli attuali pesanti oneri e nello stesso tempo sollecita finanziamenti agevolati per garantire margini di manovra all’attività imprenditoriale. Sarebbe una «boccata d’ossigeno» per le aziende che oggi fanno i conti con una realtà sempre più complessa e con continui problemi che possono compromettere il futuro degli allevatori e, di conseguenza, anche la chiusura di molte stalle. «Ovviamente, per il comparto latte, dove emerge palese il malcontento e il profondo disagio dei produttori schiacciati da costi di gestione pesantissimi, appare indispensabile – conclude la Cia – arrivare ad un valido accordo di filiera che permetta di delineare un quadro di certezze sia per gli stessi allevatori che per la componente industriale».

Coldiretti Lombardia «Piuttosto che svenderlo alle industrie, meglio regalare il nostro latte alle famiglie italiane» dicono gli allevatori della Coldiretti di Milano e Lodi che domani, venerdì 6 giugno 2008, dalle 10 alle 12, in piazzale Lodi a Milano, vicino all'ingresso della metropolitana, distribuiranno gratis centinaia di litri di buon latte italiano che arriva dalle stalle lombarde. «Con quello che ce lo pagano, ormai le nostre aziende non riescono più ad andare avanti – commenta la Coldiretti di Milano e Lodi – ma per rispetto dei consumatori noi non abbiamo chiesto aumenti rispetto agli ultimi mesi. Eppure le industrie non sono ancora soddisfatte, vogliono buttarci in faccia un pugno di spiccioli. Ma se dobbiamo fare dei regali, almeno vogliamo decidere noi a chi. E pensiamo che in questo caso sia meglio offrire il nostro latte alle famiglie italiane che ne sapranno sicuramente apprezzare la qualità. Cosa che invece alle aziende di trasformazione non sembra importare molto, almeno a giudicare da come si comportano con gli allevatori».

 
   
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