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Il prezzo del latte italiano alle stelle

 

Intanto Coldiretti annuncia: «Costo ai distributori automatici -40%»

     

ROMA (04 settembre 2007) – Il prezzo del latte in Italia, dalla stalla alla tavola, aumenta del 325% a scapito degli importi riconosciuti agli allevatori che si attestano tra i più bassi in Europa e che non coprono neanche i costi di produzione.
Secondo l’associazione Codici, il quadro negativo della situazione denunciata dalla Coldiretti è legato alla costituzione, nel 1983, delle cosiddette “quote latte”: nate con l’obiettivo di stabilizzare e sostenere la produzione di latte nella Comunità europea in un contesto molto diverso da quello attuale, in quanto la produzione lattiero-casearia era sovrabbondante rispetto alla richiesta. «L’Italia – commenta il segretario nazionale del Codici, Ivano Giacomelli – ha fornito un valore sottodimensionato della quota di produzione». La situazione attuale costringe i produttori a dover buttare il latte che supera le quote, con costi di smaltimento che contribuiscono a danneggiare le possibilità dello sviluppo aziendale. Oggi, infatti, si

Distributore di latte  
producono 106 milioni di quintali di latte a fronte di una richiesta di oltre 180 milioni di quintali, tale situazione era risolta fino allo scorso anno con l’acquisto del latte mancante da altri Paesi europei. La carenza di latte a livello europeo ed il concomitante aumento dei consumi delle nazioni asiatiche (Cina, India ecc.) ad economia emergente ha, però, fatto lievitare in maniera spropositata il costo della materia prima e dei suoi derivati. Di conseguenza sono già raddoppiati i prezzi di burro e latte in polvere e presto gli aumenti toccheranno non solo il settore lattiero caseario, ma anche del dolciario e dei prodotti da forno. A novembre la Commissione europea pubblicherà un progetto sul futuro regime delle quote che guiderà il settore lattiero caseario fino al 2015, anno della fine annunciata del regime delle “quote latte”. L’Italia, chiede la Codici, «intervenga in modo deciso a difesa degli interessi nazionali, a garanzia dei produttori di latte che hanno potenzialità di aumento di produzione significative e delle nostre aziende di trasformazione che necessitano di materia prima per soddisfare il mercato interno e per rivolgersi ai nuovi mercati emergenti». Codici invita anche il ministero dell’Agricoltura ad impegnarsi per ottenere dalla Comunità europea, entro l’anno in corso e per i successivi, un aumento delle quote annuali riservate all’Italia che sia rapportato alla richiesta dei trasformatori.
Intanto Coldiretti fa sapere che è possibile risparmiare oltre il 40% sul prezzo corrente del latte, acquistandolo dai distributori automatici alla spina. Da quanto fanno sapere dall’organizzazione agricola «sono circa un migliaio i distributori automatici dove è possibile acquistare latte crudo, ottenuto direttamente dalla mungitura e non trattato termicamente, a differenza sia del latte fresco pastorizzato che di quello a lunga conservazione (UHT)». Questo tipo di latte – precisa una nota dell’associazione – «se conservato in frigo dura 48 ore ed è venduto in tutte le regioni del Nord, ma anche nelle Marche, nel Lazio e in Puglia». L’acquisto di questo prodotto comporta un minor esborso economico pari al 40% del prezzo di mercato, «con il vantaggio – continua la Coldiretti – di riutilizzare il contenitore impiegato senza produrre inutili rifiuti. Il prossimo obiettivo sarà quello di superare alcuni vincoli amministrativi presenti per garantire l’opportunità di gustare il latte fresco appena munto anche nei luoghi pubblici come le scuole, gli uffici, gli ospedali e le mense».
 
   
   
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