Home Informazione Eventi & Sagre Multimedia Scaffale  
     
       

Mozzarella, inviate prime informazioni all'Ue

 

Dalla Campania nessun export contaminato

 
     

ROMA (27 marzo 2008) - «Non abbiamo aspettato le 18, così come prevedeva l’ultimatum dell’Unione europea per fornire informazioni sulla questione della mozzarella. C’è stato già un contatto tra l’Unione europea e il ministero della Salute». Lo ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, nel corso di una conferenza stampa sulla questione della diossina nella mozzarella di bufala campana. «C’è incattivimento – ha detto De Castro – con la Regione Campania, una cosa sono i rifiuti un’altra è la questione della mozzarella, siamo di fronte a una bolla mediatica che rischia di fare il paio con il problema dell’influenza aviaria che ha causato il crollo dei consumi nello scorso anno». «Il governo italiano

Mozzarella di bufala
 
 
 
 
 
 
 
 

è il  principale interessato a fare con la massima trasparenza piena chiarezza su questa vicenda – ha continuato il portavoce della Rappresentanza –. Sono in effetti state evidenziate alcune irregolarità, sia pure molto circoscritte e di limitata portata come già avevo affermato ieri sera, che ci hanno portato ad adottare immediatamente una serie di misure (controlli, sequestri cautelari delle aziende, rafforzamento della vigilanza veterinaria, blocco della distribuzione dei prodotti a rischio, ecc) che dovrebbero rassicurare la Commissione e i nostri partner europei».
«Confermo, con l’occasione – ha annunciato Jacoangeli – che sono state appena inviate questa mattina alla Commissione dalle competenti autorità italiane le ulteriori informazioni richieste dopo quelle preliminari inviate ieri». «Voglio aggiungere – ha concluso il diplomatico – che il verificarsi di alcuni casi di irregolarità ai quali le autorità italiane hanno fatto immediatamente seguire le misure menzionate, non possono e non devono mettere a repentaglio un settore produttivo complessivamente sano».
«Abbiamo comunicato la lista dei caseifici risultati positivi ai controlli sulla diossina all’Unione europea», ha ammesso il direttore generale del ministero della Salute per la sicurezza alimentare, Silvio Borrello, nel corso della conferenza stampa. «Non è stata trasmessa – ha aggiunto Borrello – la lista degli 83 allevamenti sui quali sono in corso accertamenti, e che sono stati bloccati cautelativamente perché non è stata richiesta». Il direttore generale ha spiegato che «in base alla nostra esperienza potremo dire che 40-45 allevamenti verranno liberalizzati». I controlli in corso riguardano prelievi su latte e foraggi.

Cnr di Avellino
«Alimenti a diossine zero non esistono e probabilmente non sono mai esistiti». Lo afferma Antonio Malorni dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino che ha monitorato per due anni le mozzarelle di bufala campana. «Ho analizzato dal 2003 al 2005, i prodotti del Consorzio per la tutela del formaggio mozzarella di bufala campana – afferma Malorni – e posso affermare che l’87% dei campioni controllati erano da considerarsi incontaminati. Infatti, per convenzione, tali sono da considerarsi tutti gli alimenti che contengono meno di 1 picogrammo di tossicità equivalente per grammo di grasso (1 pgTEQ/g), dal momento che alimenti con livelli di diossine zero non esistono e probabilmente non sono mai esistiti. Del 13% rimanente, l’11% aveva un tenore di diossine compreso nell’intervallo 1-2 pgTEQ/g di grasso e solo il 2% superava il valore di 2 pgTEQ/g di grasso, rimanendo comunque sotto il livello di legge che è fissato per motivi di precauzione a 3 pgTEQ/g di grasso. Dunque – conclude l’esperto – occorre contrastare l’allarmismo e  il terrorismo scientifico».

Cia Immediati indennizzi per gli allevatori colpiti, con richiesta dello stato di crisi e notifica preventiva a Bruxelles; dimissioni del Consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela; adozione di un sistema mensile di controllo della presenza o meno della diossina nella produzione di ogni impresa allevatrice; obbligo per i mangimifici di esibire la certificazione di mangime indenne da diossina. Sono queste alcune delle misure per fronteggiare la grave emergenza della mozzarella di bufala sollecitate dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che fa proprio il documento di richieste elaborato dalla Cia della Campania (che ieri ha tenuto una riunione con gli allevatori bufalini). La Cia evidenzia la necessità che sia fatta piena luce sul perché i risultati di un campionamento di massa effettuato il 22 dicembre scorso dai servizi sanitari della Regione siano stati resi noti solo a marzo, mentre nel frattempo non si è provveduto a fare prelievi ed analisi sui singoli allevamenti. La Cia chiede anche che i caseifici che producono mozzarella Dop e mozzarella mista (vaccina e bufalina) rispettino il decreto che prevede la separazione delle linee produttive e che non sia permessa la vendita di mozzarella sfusa e che l’incarto della stessa non consenta ambiguità di sorta tra Dop e non.

Dalla Germania
Se i test sulla diossina nella mozzarella di bufala italiana dovessero risultare positivi, un blocco delle importazioni di questo prodotto sarebbe “comprensibile”. Lo riferisce il portavoce del ministero dell’Ambiente tedesco, Thomas Hagbeck, commentando la decisione di alcuni Paesi di bloccare in modo cautelativo le importazioni di mozzarella di bufala made in Italy. «In Germania il ministero dell’Ambiente ha la responsabilità anche sui casi di contaminazione o possibile contaminazione del cibo con diossina, come potrebbe essere quello della mozzarella di bufala italiana – spiega Hagbeck –. A questo punto non abbiamo alcuna ulteriore informazione riguardo a questa possibile contaminazione e per il momento non c’é alcun avviso da parte della Comunità europea». Quindi, se un possibile danno alla salute fosse confermato, «un divieto sarebbe comprensibile». Tuttavia, conclude, «è troppo presto per parlarne perché i test sono ancora in corso». Anche la portavoce del ministero per gli Alimentari, l’Agricoltura e la Protezione dei consumatori, Sandra Pabst, ha sottolineato che il governo non ha ancora «ricevuto alcun avviso dal Sistema rapido di allerta della Commissione europea o dall’Italia». La Pabst ha aggiunto che il suo ministero segue la situazione. «Naturalmente, la salute dei consumatori tedeschi è importante per noi, ma prima di poter prendere qualsiasi eventuale misura dobbiamo ricevere tutte le informazioni del caso».

La voce dei produttori Produce mozzarella di bufala nel Casertano da 20 anni, e ha già riunito i suoi dipendenti, due giorni fa, per comunicare che, se l’allarme diossina continuerà a incidere sulle vendite della mozzarella di bufala sarà costretto “tagliare” il personale. «In pratica – racconta Giuseppe D’Agostino, titolare del piccolo caseificio “La Pagliara” – li ho autorizzati a cercare un altro lavoro, su venti operai potrò trattenerne la metà». Del resto produzione e fatturato, da novembre scorso, sono «praticamente dimezzati». Come molti caseifici campani, anche questo fa la sua “fortuna” in una zona di transito: a Caianello, non lontano dall’uscita dell’autostrada. Comprano qui i pregiati latticini campani turisti e pendolari. «Se prima un cliente di Milano comprava per 10 famiglie – osserva D’Agostino –, ora compra solo per sé». Effetto della crisi un crollo del 50% delle vendite. «Fino a novembre scorso producevo 10-12 quintali al giorno di mozzarella, ora mi fermo a 6, se va bene 7». Una crisi che colpisce, a catena, la filiera: «Dieci aziende mi riforniscono il latte: presto dovrò dire a cinque di loro che non ne ho più bisogno».
Al crollo del comparto, si aggiungono i costi delle analisi. «Ho appena investito 10 mila euro per far controllare e certificare i miei prodotti a Bolzano – aggiunge Salvatore Bellopede, di Marcianise, che con due soci porta avanti le sorti di un’azienda nata nel 1957 –. Analizzare il latte e la mozzarella significa investire 1000 euro ogni volta, e noi ci sottoponiamo a controlli sempre più frequenti». «La nostra mozzarella è sicura, e che ci controllino ci fa pure piacere: siamo tutti più tranquilli. L’impatto di tutto questo “gran parlare”, però, è forte: un crollo del 30-40% delle vendite. Se fino a qualche mese fa producevamo 50 quintali al giorno, ora siamo arrivati a 30-35 quintali. Ovvio che in questa situazione sono stato costretto a mandare in ferie forzate parte del personale. E, anche se personalmente sono fiducioso, stiamo pensando anche alla cassa integrazione». Bellopede commenta anche le notizie sui controlli in Giappone: ĚProprio ieri ho spedito un carico di 80 chili di mozzarella di bufala a Tokio. Mi hanno assicurato che arriverà al cliente». Conferma che la merce sia stata inviata in Asia l’azienda di distribuzione, in Toscana: «Al momento la dogana giapponese ci dice che la merce viene accolta senza problemi: alleghiamo ai prodotti le analisi fatte dalle Asl e dagli istituti scientifici di riferimento – spiega il titolare Antonio Martorana –. L’unica precauzione è quella di aver ridotto un po’ i quantitativi in partenza».

Allevatori di Salermo La crisi del settore bufalino si sta registrando anche in provincia di Salerno, anche se al momento gli allevatori sono solo spettatori. Nei controlli e nei sequestri effettuati dal Noe, su disposizione della Dda, nessuno é stato ad oggi effettuato in caseifici o allevamenti della provincia di Salerno. Intanto, però, i produttori stanno pagando a caro prezzo il danno d’immagine. E ora, dopo la notizia di queste ore dello stop alle “perle bianche” da parte dei mercati asiatici, c’è chi addirittura è pronto a gettare la spugna. E quasi ribatte le accuse. «La gente ha paura di mangiare le mozzarelle? – dice Ettore Bellelli, vicepresidente dell’Associazione nazionale allevatori specie bufaline – Allora sappia che per un alimento come il salmone è previsto un quantitativo di diossina tre volte superiore a quello della mozzarella». Il gioco, comunque, dicono in tanti, non vale più la candela, specie quando ci sono caseifici pronti a dettare il prezzo del latte, speculando sulla crisi, mentre il costo delle materie prime sale alle stelle. Parola di Giovanni Mottola, allevatore di Altavilla silentina, oltre che consigliere di Agrisviluppo, consorzio di allevatori della piana del Sele. «Siamo alla frutta senza sapere il perché – spiega Mottola –. Il latte dei nostri allevamenti è sano e senza alcuna traccia di diossina o brucellosi, i nostri animali mangiano esclusivamente foraggi naturali e non Ogm, eppure paghiamo duramente la crisi di questi mesi». Secondo Mottola, c’é già chi sta approfittando del momento delicato. «Alcuni caseifici della zona – ammette – ci hanno fatto sapere che acquisteranno il nostro latte al prezzo di quello vaccino. Equiparare il prezzo del latte di bufala a quello di vaccino è come darci la corda per impiccarci». L’Ecomed, il consorzio dei caseifici della Piana del Sele, ha avviato un confronto con gli allevatori per ritoccare il prezzo del latte. Intanto c’é comunque rabbia. Come quella del direttore di Confagricoltura di Salerno, Luigi Orsitto, che si chiede perché le regole del gioco cambino da provincia a provincia. «Vorrei sapere perché un capo affetto da brucellosi in provincia di Salerno viene abbattuto, mentre in altre province non subisce la stessa sorte? La crisi di questi mesi? Paradossale – sottolinea Orsitto –. La colpa? Una informazione scorretta e schizofrenica, che ha fa di tutta l’erba un fascio e che sconfessa se stessa». «Prendete l’esempio del “no” della Corea all’importazione di mozzarelle di bufala – aggiunge – prima era un divieto, poi è diventato un blocco temporaneo, ora pare che in Corea non siano mai state esportate mozzarelle». «Il consumatore è affetto da una vera e propria psicosi – conclude Ettore Bellelli, allevatore bufalino di Paestum e vicepresidente dell’Associazione nazionale allevatori specie bufaline –. Dovrebbe capire che i sequestri preventivi delle scorse settimane sono un segno di garanzia della bontà del prodotto, come pure dovrebbe sapere che i primi risultati delle analisi sono negativi».

I primi danni È allarme vendite per la mozzarella di bufala campana. Nei mesi di gennaio e febbraio 2008 si è registrata una contrazione del 30%, rispetto allo stesso periodo del 2007, tra mercato interno ed export, per un valore stimato dal consorzio di tutela in 30 milioni di euro. Le ragioni del calo risiedono nella diffusione di notizie che si sono susseguite negli ultimi mesi relative all'emergenza rifiuti in Campania, alle quali si aggiungono in questi giorni quelle sugli allevamenti posti sotto sequestro per contaminazione da diossina. I danni di questo secondo allarme, secondo il Consorzio, si vedranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, «il nostro auspicio è che la situazione si risolva al più presto, poiché i mesi primaverili ed estivi, coincidono normalmente con un aumento della domanda di mozzarella di bufala, alla quale si accompagna, trattandosi di un prodotto fresco, anche un aumento di produzione». Il settore della mozzarella di bufala campana Dop ha un fatturato annuo che si aggira intorno ai 300 milioni di euro,  al Consorzio di Tutela aderiscono 131 caseifici, "per i quali non esistono allarmi – fa sapere il Consorzio – poiché tutti i valori relativi ai nostri aderenti, sono entro la norma».

I Nas «Non c’è nessun bando da parte dei Paesi asiatici, e neanche dalla Corea del Sud, rispetto all’import di mozzarella di bufala campana: e non ci risulta che quantitativi di mozzarella siano fermi alla dogana in Giappone». Lo ha affermato il comandante dei Nas, Saverio Cotticelli, al termine del vertice svoltosi al ministero della Salute. Secondo Cotticelli si tratta infatti di una “bolla
mediatica” e di un “allarme esagerato”. Cotticelli ha affermato che sulla vicenda c’é «un allarme esagerato che si sta riverberando in modo drammatico sull’ economia di una regione già provata».   Al momento, ha precisato, ci sono «analisi molto rigorose in corso, ma il tutto si è basato su una bolla mediatica. L’invito – proseguie – è quindi quello alla serietà e ad attendere i risultati delle analisi. Al momento – conclude Cotticelli – tutto si è basato su ipotesi e teoremi».

La mappa dei controlli È soprattutto la provincia di Caserta, seguita da quella di Napoli, l’area dove si sono concentrati i controlli e i sequestri effettuati dal Noe, su disposizione della Dda, per accertare se vi sia o meno presenza di diossina nella mozzarella di bufala. I controlli sono stati effettuati in 79 allevamenti – quasi tutti concentrati nel Casertano ed alcuni anche nel Napoletano – e in 26 caseifici, presenti, oltre che nel Casertano e nel Napoletano, anche in provincia di Avellino. I caseifici controllati sono presenti nei comuni casertani di Gricignano, Caserta, Carinaro, San Cipriano, Casal di Principe, Villa Literno, Mondragone e Castelvolturno. Sequestri anche nei caseifici della provincia di Napoli, a Giugliano, Napoli, Villaricca, Mugnano, e due in provincia di Avellino, a Lauro e Monteforte Irpino. I caseifici controllati inizialmente sono stati 29: tre hanno dimostrato la propria estraneità rendendo nota la fonte dei loro approvvigionamenti. Gli allevamenti controllati, nell’occhio del ciclone per sospetto diossina, sono presenti soprattutto in provincia di Caserta e di Napoli. Nel casertano gli allevamenti sono concentrati nei comuni di Marcianise, Villa Literno, Santa Maria Capua Vetere, Grazzanise, Cancello Arnone e Capua. Nel Napoletano, i controlli sugli allevamenti sono stati effettuati dal Noe a Cicciano, a Caivano e Giugliano. Si è ora in attesa degli esiti delle analisi sui campioni di latte e mozzarella sequestrati che si stanno analizzando in laboratori di Teramo e Brescia. Secondo il Noe, il quadro chiaro si potrà avere non prima di un mese: sarà allora, con gli esiti delle analisi alla mano, che si potrebbe procedere a ulteriori accertamenti.

Le prime analisi Nessuna traccia di diossina nei prodotti alimentari campani, quali mozzarella di bufala e vaccina, conserve di pomodoro e sughi pronti, analizzati dal Centro ricerche sulla sicurezza alimentare dell’Università di Siena. Lo afferma l’ateneo senese in una nota. «La ricerca, realizzata con finanziamenti della Fondazione Monte dei Paschi – spiega una nota – ha preso in considerazione 50 prodotti confezionati di alcune marche tra le più note, acquistati nei punti vendita della grande distribuzione a Siena». «Nei prodotti analizzati – dice Silvano Focardi, presidente del Centro, docente di Ecologia e rettore dell’Università di Siena – la diossina non è presente a livelli registrabili. Vorrei comunque sottolineare che l’inquinamento da diossina nelle zone della Campania al centro delle cronache di questi giorni non è causato, in via principale, dalle deposizioni atmosferiche derivanti dalla combustione dei rifiuti. Credo piuttosto che gli inquinanti che penetrano nella catena alimentare, e che possono contaminare i prodotti caseari, derivino primariamente dal deposito di materiali e sostanze inquinanti su terreni che negli anni sono stati adibiti abusivamente a discarica».

Produttori Lazio chiedono stato crisi «Chiederemo lo stato di crisi del settore bufalino e faremo presente la necessità di verificare le opportune strade che portino alla determinazione di una sottozona per la produzione di mozzarella legata al territorio laziale, aumentando il livello dei controlli a garanzia dei consumatori. La
mozzarella del territorio laziale deve essere riconosciuta e ricondotta al territorio di produzione». È quanto annunciano Toni De Amicis e Gianni Lisi, direttori rispettivamente della Coldiretti Lazio e della sede di Frosinone, in vista della manifestazione dei produttori davanti alla sede della Regione Lazio, in concomitanza con la riunione convocata per il comparto bufalino dall’assessore regionale all’Agricoltura, Daniela Valentini. Il sit in è stato deciso nella riunione tenuta ieri sera ad Amaseno dalle tre organizzazioni agricole, Coldiretti, Cia e Confagricoltura di Frosinone e Latina, e dal Consorzio per la tutela della mozzarella di bufala di Amaseno, con la partecipazione di 400 allevatori. «Non possiamo più tollerare – sostengono le organizzazioni agricole – fatti incresciosi e preoccupanti che evidenziano una riluttanza, da parte dei trasformatori caseari, a ritirare in maniera continuativa ed a prezzi stabiliti, il latte degli allevatori bufalini ciociari e pontini, adducendo motivi vaghi e poco chiari come la crisi delle vendite della mozzarella Dop».

L’allarme si diffonde in Russia e Stati Uniti È sentito anche a Mosca il rischio per la mozzarella campana. Come riferisce oggi il quotidiano Kommersant «le autorità ufficiali non si sono ancora pronunciate, affermando che stanno conducendo analisi, ma da molti ristoranti e supermercati il prodotto campano è già sparito dai menù e dagli scaffali». Kommersant sottolinea che al momento si tratta di un’iniziativa dei gestori e non di un provvedimento ufficiale, e non è comunque esteso alle mozzarelle provenienti da altre regioni. Alle dogane, gli addetti controllano con attenzione i certificati di provenienza, e lasciano passare senza problemi i prodotti caseari che risultano in regola. Le mozzarelle targate Campania vengono, invece, sottoposte a verifiche: la misura, sottolinea il capo medico sanitario Ghennadi Onishenko citato dal quotidiano, serve più che altro a evitare che partite di prodotti contaminati possano venire contrabbandati assieme ad altri formaggi teneri italiani. Le importazioni moscovite riguardano più che altro i prodotti industriali, già verificati all’origine. «Lo scandalo della diossina rischia di infangare la reputazione della bianca e candida mozzarella di bufala, uno dei fiori all’occhiello della gastronomia italiana corre un grave rischio». Lo scrive nella sua edizione online il New York Times che per la prima vola da ampio spazio allo scandalo che ha fatto precipitare il florido mercato della “Buffalo Mozzarella”. Il giornale Usa intervista Silvio Ursini, un 46enne che due anni fa ha lanciato Obika, un ristorante specializzato in bufale di alta qualità. «È veramente un problema di criminali che si danno alla contraffazione del prodotto – dichiara al giornale Ursini–. Dal punto di vista della mozzarella siamo in buona forma, spero solo che la cosa non diffonda il panico».

Codacons Pronta una class action «in relazione ai danni economici subiti dai produttori di mozzarella di bufala». Lo annuncia in una nota la stessa organizzazione dei consumatori, aggiungendo che l’allarme diossina «ha fatto crollare le vendite addirittura del 60%, determinando danni economici per milioni di euro». «Invitiamo i produttori di mozzarelle di bufala – spiega  l’organizzazione – a unirsi per avviare tramite il Codacons una class action nei confronti dei responsabili della crisi e chiedere il risarcimento per i danni all`immagine subiti dal prodotto, e per quelli economici legati alle minori vendite in tutto il mondo».

La situazione in Asia Per ora solo la Corea del Sud ha messo al bando l’import del prestigioso alimento campano, mentre Giappone e Taiwan hanno soltanto deciso di potenziare i controlli sulle mozzarelle importate. Intanto la Commissione europea ha chiesto all'Italia «informazioni urgenti» sulla possibile contaminazione da diossina nelle mozzarelle di bufala. «Ci aspettiamo risposte entro 48 ore – spiega un portavoce della Commissione –. Finché non ci saranno questi risultati è inutile creare del panico tra i consumatori». In giornata, inoltre, è stato convocato un comitato di crisi al ministero della Salute per fare il punto della situazione e prendere i provvedimenti necessari.

Ministero delle Politiche agricole Secondo il sottosegretario alle Politiche agricole Guido Tampieri si tratta di allarmismo più che di allarme. E si rischia di creare sovrapposizioni erronee in grado di compromettere seriamente l’intero settore e l’immagine dei prodotti italiani all’estero. «Non c’è proporzione tra il grido d’allarme lanciato e il reale stato delle cose – spiega Tampieri –. Sono sicuro di poter affermare che il 99% della mozzarella di bufala Dop è fuori da ogni rischio per i consumatori». Secondo il sottosegretario la mozzarella di bufala campana è entrata in un vortice mediatico che ha creato delle pericolose sovrapposizioni. «Nel giro di poco tempo – aggiunge Tampieri – si sono verificati una serie di eventi negativi che hanno provocato una suggestione generale nei consumatori sia italiani che stranieri». E il primo  evento è stato quello di poco più di un mese fa relativo alla brucellosi, e sul quale il ministero ha preso già provvedimenti «sebbene non ci siano stati rischi per i consumatori». Poi l’emergenza rifiuti e, infine, l’allarme diossina. «La diossina nella mozzarella non è assolutamente determinata dall’emergenza rifiuti – tiene a precisare Tampieri –. La verità è che ogni problema legato alla Campania viene riflesso automaticamente sul prodotto simbolo della regione. L’allarme diossina sulla mozzarella di bufala non ha ragione di essere anche perché i controlli vengono svolti periodicamente su tutta la produzione Dop». E proprio per dare maggiore certezze ai consumatori la Regione Campania sta lavorando per porre un ulteriore certificazione sulla mozzarella rispetto agli altri prodotti Dop italiani. «Stiamo lavorando insieme ai produttori – prosegue Tampieri – per recuperare l’immagine perduta in questi ultimi mesi». Una specie di campagna promozionale quindi per ridare lustro al famoso prodotto italiano. Secondo Tampieri si deve lavorare, invece, per sovvertire i timori nel punto da cui sono partiti e per fare questo occorrono prove scientifiche. «La questione della Campania riguarda solo l’1% del territorio nazionale. Se i consumatori avessero sotto gli occhi la mappa dei siti italiani a rischio diossina, si renderebbero conto dell’enfasi esagerata che è stata data alla questione della mozzarella. E sono sicuro – conclude il sottosegretario – che i coreani possono consumare con tranquillità i nostri prodotti campani, sicuramente molto migliori, dal punto di vista della salubrità, di quelli che consumano tradizionalmente».

Consorzio Dop La Corea rappresenta soltanto una percentuale molto bassa dell’export della mozzarella di bufala campana Dop. È quanto riferito dal Consorzio tutela del formaggio mozzarella bufala campana Dop che sottolinea come le esportazioni all’estero riguardano per il 7% la Germania, per il 6% gli Stati Uniti, per il 2% l’Inghilterra e soltanto per l’1% il Giappone. Il fatturato complessivo delle 62 aziende che aderiscono al Consorzio è di 350 milioni di euro, il 45% del quale proviene dalle vendite in Campania, il 39% dalle altre Regioni d’Italia e il 16% dalle esportazioni verso l’estero. Il settore, però, secondo quanto riferito da Franco Consalvo, presidente del Consorzio, «nei primi due mesi del 2008 ha subito un calo delle vendite tra il 20 e il 30% rispetto agli stessi mesi dello scorso anno. Il danno maggiore si è riscontrato proprio in Campania dove le vendite sono quasi dimezzate. Anche al Nord si è registrato un certo calo facendo registrare un 25% di vendite in meno. Calo anche negli Stati Uniti dove si arriva alla vendita del 7% rispetto al 10% del fatturato registrato negli anni scorsi».

Osservatorio Asia Anche gli Usa sono in allarme dopo l’allerta di Tokyo sulla mozzarella. «Un blocco delle importazioni di mozzarella di bufala dall’Italia da parte del Giappone potrebbe avere pesanti conseguenze sia economiche sia d’immagine per il nostro paese perchè la mozzarella è riconosciuta nel mondo come campione del made in Italy alimentare». Romeo Orlandi, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Asia, commenta così la decisione del governo di Tokio di bloccare alla dogana le mozzarelle italiane per procedere a minuziosi controlli sanitari in seguito alla decisione della Corea del Sud di chiudere le frontiere all’ingresso delle produzioni provenienti dalla Campania. «Il vino, la pasta, i formaggi, il caffé italiano, sono commercializzati quotidianamente in Giappone e Corea, i due mercati più ricchi dell’estremo oriente. In particolare quello giapponese è il più importante di tutta l’area – spiega Orlandi – perché i consumatori hanno uno stile di vita allo stesso tempo ricco e culturalmente aperto agli influssi stranieri, in modo particolare dall’Italia. La speranza – prosegue Orlandi – è che questa reazione a catena si blocchi subito e non si espanda, non tanto negli altri Paesi dell’estremo oriente dove i nostri prodotti sono marginali, quanto negli Stati Uniti». Perchè non c’è dubbio, secondo Orlandi, che «dopo la decisione di Tokio di avviare controlli la Food and drug administration aprirà un file per monitorare la consistenza del pericolo delle mozzarelle alla diossina».

Confederazione italiana agricoltori Il blocco di Tokyo costerebbe 2,3 mln. Così il responsabile settore zootecnico della Cia, Umberto Borrelli, definisce la vicenda della mozzarella di bufala campana. «La produzione nazionale conta circa 50 mila tonnellate tra il Dop (34 mila) e il non Dop – spiega ancora Borrelli –. Ma se alla mozzarella di bufala si aggiunge quella di vacca, la cui produzione è di circa 230 mila tonnellate all’anno, le cifre cambiano». Il Giappone importa ogni anno 329 mila chili di mozzarella di bufala Dop per un valore di circa 2,3 milioni di euro. «All’orizzonte si paventa un effetto domino che metterebbe letteralmente in ginocchio il comparto – conclude Borrelli – soprattutto se si considera che l’export complessivo è pari a 50.700 tonnellate all’anno: un bel problema per il prodotto principe tra i formaggi freschi italiani che costituisce l’immagine del made in Italy alimentare all’estero».

Coldiretti L’impatto economico dell’allarme diossina può provocare conseguenze peggiori della vendita Alitalia: si rischia un calo delle vendite di mozzarelle di bufala del 60%. Sono queste le stime della Coldiretti in riferimento al blocco delle importazioni del prestigioso alimento campano da parte della Corea del Sud e ai controlli che stanno effettuando Giappone e Taiwan. Motivo per cui «serve subito una seria azione diplomatica – spiegano dall’organizzazione agricola –, anche perché si tratta di misure sproporzionate e ingiustificate che sono assunte sotto la spinta emotiva di informazioni false e superficiali che i ministeri competenti a livello nazionale devono saper contrastare sulla base delle importanti attività di controllo e certificazione effettuate». Quello che sta colpendo in queste ore il prodotto principe della regione Campania è, secondo l’organizzazione agricola, «il primo effetto esplicito dei danni provocati a settori importanti dell’economia dai ritardi accumulati nell’affrontare l’emergenza rifiuti, alla quale vengono strumentalmente collegate». E le conseguenze economiche e sociali che l’allarme diossina può provocare per l’intero comparto, rischiano di avere, secondo Coldiretti, «un impatto economico e occupazionale ben più rilevante di quello della vendita della compagnia di bandiera Alitalia».
 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
Regione Siciliana