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Quote latte, produttori divisi sulla manifestazione di Brescia

 

La Coldiretti promuove l’iniziativa, ma per la Cia è un autogol

 
     

ROMA (28 novembre 2007) – Produttori divisi sulla questione “quote latte”. Alla vigilia della manifestazione di Brescia, organizzata dalla Coldiretti, la Cia-Confederazione italiana agricoltori sottolinea: «La manifestazione di domani divide ed indebolisce ulteriormente il mondo agricolo italiano, rischiando di accentuare le tensioni e il disagio senza risolvere i problemi veri del settore lattiero-caseario». Per il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, la protesta di piazza «non è, infatti, lo strumento idoneo per dare risposte certe ed esaurienti ai produttori di latte che in questi anni hanno operato nella piena legalità, nel rispetto delle regole, valorizzando sempre di più la qualità». Secondo la

Quote latte, produttori divisi sulla manifestazione di Brescia
 
 
 
 
 
 
 
 
Confederazione «manifestare contro le quote latte renderà sempre meno forte, sotto il profilo contrattuale, la posizione del governo nazionale nel difficile e complesso confronto comunitario sulle prospettive future del settore lattiero-caseraio». Al centro della questione quindi c’è l’annosa vicenda delle quote latte, largamente irrisolta, come testimoniano le multe che l’Italia dovrà pagare ancora per la campagna 2006/07: 188,8 milioni di euro, per 47.000 aziende produttrici, di cui solo 680 hanno cumulato prelievi per ben oltre 120 milioni di euro, con una produzione superiore al 100% della propria quota. In merito all’orientamento Ue teso ad introdurre misure transitorie già dalle prossime campagne per consentire un “atterraggio morbido” delle imprese rispetto al già definito superamento dell’attuale Ocm latte, a conclusione della campagna di commercializzazione 2014/2015, Politi evidenzia l’esigenza di prevedere aumenti di quota diversificati da Paese a Paese. «Tale provvedimento – conclude – consentirebbe di correggere lo squilibrio dei Paesi con deficit rispetto al fabbisogno nazionale. L’Irlanda, ad esempio, beneficia di una quota di 5,4 milioni di tonnellate, il 360% di quanto necessita. La Danimarca ha una quota nazionale di 4,5 milioni che copre il 230% dei propri consumi e i principali produttori europei, Francia e Germania, hanno un livello di autoapprovvigionamento del 125%, mentre l’Italia, con una quota nazionale di 10,5 milioni di tonnellate, copre appena il 60% di quanto consuma».Intanto dalla Sicilia, in particolare da Ragusa, si preparano a partire per Brescia gli allevatori della Coldiretti che interverranno alla manifestazione di protesta. «Il territorio nazionale e quello ibleo in particolare – spiega il presidente provinciale della Coldiretti, Mattia Occhipinti – si differenzia notevolmente da quello dei grandi Paesi del Nord Europa proprio per la qualità delle produzioni che caratterizzano il latte italiano e lo rendono così apprezzato sul mercato».
 
   
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