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Brescia, 30 mila in piazza in difesa del latte italiano

 

Gli allevatori chiedono maggiore tutela per chi rispetta le regole

 
     

BRESCIA (29 novembre 2007) – Sono oltre 30 mila gli allevatori, provenienti da tutte le regioni italiane, scesi in piazza a Brescia per la manifestazione “A difesa del latte italiano” promossa da Coldiretti e Confagricoltura in concomitanza con il Forum sull’Ocm latte che vede tra i protagonisti il commissario europeo all’Agricoltura, Mariann Fischer Boël, ed esponenti del Governo nazionale e della Regione Lombardia. Una mobilitazione che vuole dare anche un segnale chiaro nei confronti degli atti intimidatori che hanno preceduto la manifestazione di protesta.

La manifestazione Ad accompagnare gli allevatori, la mascotte della mobilitazione: la mucca “Onestina” con licenza di produrre latte italiano, buono,

Brescia, 30 mila in piazza in difesa del latte italiano
 
 
 
 
 
 
 
 

controllato e sicuro. Il corteo ha attraversato l’intera città per giungere nella storica piazza della Loggia, dove è stato allestita per l’occasione una sorta di stalla, nella quale sono state organizzate degustazioni di latte fresco e di formaggio. Organizzata anche una rassegna di formaggi di qualità provenienti da tutte le regioni per dimostrare la qualità della produzione casearia made in Italy che può contare su 33 Dop riconosciute dall’Unione europea e su 454 formaggi tradizionali. «L’obiettivo della manifestazione – spiegano da Coldiretti – è chiedere ad Unione europea, Governo e Regioni il rispetto della legge contro il latte abusivo che sporca la qualità made in Italy, mette a rischio la sicurezza alimentare, alimenta una concorrenza sleale ed è responsabile di un danno di immagine incalcolabile con miliardi di euro sottratti dalle casse dello Stato italiano per pagare le sanzioni dell’Unione europea».

Le richieste della Coldiretti Secondo i produttori, l’applicazione in Italia dell’organizzazione comune di mercato basata sulle quote latte, continua ad essere contraddistinta da gravi comportamenti elusivi degli obblighi derivanti dalla normativa, anche dopo l’entrata in vigore della legge 119/2003. Gli allevatori pertanto chiedono in un documento di procedere con rigore ai controlli previsti dalla 119/2003 e dalle normative sanitarie e fiscali; di attivare le procedure previste dall’articolo 1 della legge 119/2003 per il recupero delle somme dovute a titolo di superprelievo; di sensibilizzare gli uffici giudiziari affinché sia posta la dovuta attenzione nella valutazione del reale contenuto dei ricorsi attribuiti per legge alla esclusiva giurisdizione dei Tar; di garantire e supportare la costituzione dell’Agea e delle Regioni nei giudizi pendenti dinnanzi alla magistratura assicurando che la difesa venga garantita con adeguate professionalità in grado di ottenere la rapida definizione delle controversie; di provvedere all’immediata sospensione della corresponsione di qualsiasi aiuto o altra erogazione di natura pubblica, per i soggetti che non hanno rispettato i quantitativi individuali di produzione lattiero casearia e che hanno aperto un contenzioso con la Pubblica amministrazione.

Le critiche degli allevatori Assolatte partecipa al Forum di Brescia sul futuro dell’organizzazione comune del mercato del latte, organizzato dalla  Regione Lombardia, in vista della riforma del settore e del sistema delle quote latte. Secondo l’associazione, un aumento del 2% per l’Italia corrisponde a circa 200 mila tonnellate di latte, mentre lo scorso anno gli allevatori italiani hanno prodotto quasi 650.000 tonnellate più della quota loro assegnata. «È evidente che l’aumento promesso dalla Commissione – spiega Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte – non permette di produrre neanche quello che già produciamo nel nostro Paese». L’associazione degli allevatori non è soddisfatta del nuovo documento europeo. «Negli ultimi tre anni l’Italia ha versato nelle casse europee circa 500 milioni di euro di superprelievo. Se la riforma si limiterà ad un aumento del 2% delle quote, l’Italia sarà costretta a pagare un enorme tassa annuale, o in alternativa, ad aumentare ulteriormente le proprie importazioni dai vicini Paesi. Per questo diciamo che le prime proposte non sono sufficienti e che abbiamo bisogno di qualcosa di più».
Prende le distanze dalla manifestazione l’Unalat (Unione nazionale fra le associazioni di produttori di latte bovino). «La notizia che, peraltro, apprendo soltanto dalle agenzie di stampa – sottolinea il presidente dell’associazione, Giuliano Martino – secondo la quale l’Unalat esprime sostegno alla Confagricoltura per la manifestazione di oggi a Brescia in occasione del Forum sulle questioni del settore zootecnico da latte, non è frutto di alcuna decisione scaturita dagli organi statutari dell’Unione e, di conseguenza, va letta come un’iniziativa di carattere personale». Secondo il presidente di Unalat, era «opportuno trovare unità nel settore zootecnico, anziché dividere l’agricoltura italiana con tre manifestazioni organizzate dai Cobas, da Confagricoltura e da Coldiretti lo stesso giorno nella stessa città con tre slogan diversi».

Le multe Sempre sul fronte quote latte, un’analisi del Centro Studi di Cremona Fiere calcola intorno ai 4 miliardi di euro l’ammontare delle multe accumulate dall’Italia dalla fine degli anni Ottanta ad oggi per le eccedenze produttive. Dalla campagna 1993-94, le multe sono addebitate direttamente ai produttori che superano la quota loro assegnata, e non si fanno più sconti. Da allora è iniziata una raffica di ricorsi che di fatto ha bloccato i versamenti da parte di molti allevatori. Nel 2003, è intervenuta la rateizzazione in 14 rate annuali senza interessi che riguarda il prelievo relativo alle campagne comprese tra il 1995-96 ed il 2001-2002, ma non oltre il 40% delle multe accumulate sono state oggetto di pagamento rateale. «Il grosso delle sanzioni – spiegano da Cremona Fiere – devono essere ancora incassate dalle autorità nazionali».
 
   
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