Home Informazione Eventi & Sagre Multimedia Scaffale  
     
       

Quote latte, Ue approva aumento del 2%

 

Il provvedimento entrerà in vigore dal primo aprile

 
     

BRUXELLES (18 marzo 2008) - Il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura europei ha approvato la proposta della Commissione di aumentare del 2% le quote latte nazionali dal prossimo aprile. «La decisione è stata presa sulla base dell’andamento positivo del mercato europeo e mondiale – spiega il presidente di turno, lo sloveno Iztok Jarc –. Questa scelta è importante anche nell’approccio “morbido” alla abolizione delle quote nel 2015». Di qui ad allora, la Commissione europea ha previsto un aumento dell’1% all’anno. Attualmente non tutti i Paesi Ue produttori di latte occupano tutta la loro quota, quindi l’aumento complessivo della produzione non arriverà al 2%. Contro la decisione si sono espresse solo Francia ed Austria.

Quote latte
 
 
 
 
 
 
 
 


L’Italia
Gli allevatori italiani potranno produrre 210,1 tonnellate di latte in più ogni anno, grazie all’aumento del 2% della quota imposta dall’Ue. «Non ci sarà nessun colpo di spugna – spiegano dal ministero delle Politiche agricole –. Chi non ha rispettato le regole non avrà nulla e nessuna agevolazione». Dal Mipaaf non si temono nemmeno contraccolpi sui prezzi, «che sono piuttosto legati all’aumento di consumo di latte da parte dei cinesi». «Siamo ben lungi da una minoranza di blocco – osservano dal ministero – e non ci sono le condizioni per opporsi alla fine del regime di quote. Si tratta piuttosto di definire le condizioni di un atterraggio morbido». A livello nazionale, ora la ripartizione della quota tra i produttori spetta alle regioni, sulla base della legge 119 del
2005.

Coldiretti «Di fronte a costi di allevamento crescenti ci auguriamo che l’aumento delle quote latte non sia un alibi offerto agli industriali per ridurre il prezzo alla stalla agli allevatori, mentre continua a crescere quello pagato dai consumatori». È quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini in riferimento al voto favorevole dell’Italia nel Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue, che ha dato il via libera a un aumento, dal prossimo primo aprile, del 2% delle quote di produzione di latte in Europa. «L’aumento lineare delle quote latte uguale nei diversi stati dell’Ue, senza tenere conto del fatto che l’Italia è l’unico Paese realmente deficitario nella produzione, rappresenta – rileva il presidente della Coldiretti – l’ennesima sconfitta nazionale nelle trattative comunitarie, dopo quella già subita per l’ortofrutta e per il vino, a favore dei Paesi del Nord». A suo dire, è «inaccettabile che Paesi come l’Olanda, che hanno quote per produrre quasi tre volte il proprio fabbisogno interno, abbiano avuto lo stesso aumento percentuale dell’Italia, dove quasi la metà del latte consumato è importato dall’estero». Tuttavia, conclude Marini, «anche se è inutile sottolineare che qualsiasi eventuale aumento non potrà comunque che essere assegnato esclusivamente ai produttori in regola con la legge nazionale e comunitaria, resta il rammarico per la debolezza negoziale dimostrata anche in questa occasione dall’Italia».

Cia-Confederazione italiana agricoltura «Si tratta di un primo atto che avvia la fase di transizione verso lo smantellamento definitivo nel 2015 del regime delle quote che per diversi anni ha praticamente ingessato il sistema imprenditoriale del settore zootecnico del nostro Paese». La Cia valuta così la decisione del Consiglio dei ministri agricoli Ue. Ricordando che la quota italiana passa da 10,53 a 10,74 milioni di tonnellate di latte, la Cia ribadisce che «ora c’è la necessità di affrontare in maniera adeguata i problemi peculiari dei nostri produttori, che sono costretti ad operare in una situazione complessa e carica di non poche difficoltà». Infatti, osserva l’organizzazione agricola, «si avverte sempre più l’esigenza di dare reali certezze agli allevatori: serve un atterraggio morbido da qui al 2015, proprio per garantire quei produttori che in questi anni hanno rispettato le regole e hanno investito anche in qualità. Servono – conclude la Confederazione – norme chiare ed efficaci che permettano alle imprese del settore di poter sviluppare in modo remunerativo la loro attività e di aprire una nuova importante fase di crescita per la zootecnia da latte del nostro Paese».

Confagricoltura «L’aumento del 2% delle quote di produzione è inopportuno, in quanto non consente di correggere lo squilibrio produttivo esistente tra i vari Paesi europei, e affrettato, poiché cade in una situazione di mercato estremamente complessa». Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, commenta così il via libera dei 27 ministri agricoli dell’Ue all’aumento del 2% delle quote di produzione di latte in Europa. A questo punto, rileva Vecchioni, è «auspicabile che le decisioni che dovranno essere assunte a livello nazionale per l’assegnazione ai produttori delle quantità aggiuntive si attengano a quanto stabilito dalla legge 119/2003. È necessario, dunque, a salvaguardia dell’attività economica delle imprese rispettose delle regole – conclude Vecchioni – che si operi per assicurare la concreta applicazione della normativa e per contrastare ogni tentativo d’elusione».

Copagri Una “moderata soddisfazione” accompagnata dall'auspicio che venga presto ristabilita equità tra gli Stati membri europei attraverso l'introduzione delle compensazioni. Così Copagri (Confederazione produttori agricoli) ha accolto la decisione adottata dai 27 ministri dell’Agricoltura europei sulle quote latte. «Confido che questa misura – commenta il vicepresidente di Copagri, Franco Verrascina – rappresenti solo un primo passo verso un equo atterraggio nel regime della liberalizzazione previsto dal 2015. La via più logica e comunitaria per ristabilire questa equità è prevedere, in aggiunta agli aumenti, la compensazione tra Stati membri, cosicché nessuno abbia da sprecare e nessuno abbia da rimettere».

Fedagri «L’aumento delle quote deciso dal Consiglio europeo non risolverà le disfunzioni del sistema vissute in Italia fin dalla sua istituzione, ma permetterà di diminuire l’impatto negativo del prelievo annualmente addebitato al nostro Paese». Il coordinamento delle Centrali cooperative (Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, Agci Agroalimentare e Ascat-Unci) ha accolto con favore l’aumento del 2% delle quote latte, pur ribadendo l’iniquità con cui sono state ripartite le nuove quote. «Condividiamo il disappunto di coloro che chiedevano un aumento differenziato tra Paesi sulla base dei livelli di approvvigionamento interno, richiesta che d’altronde le Centrali Cooperative avevano presentato al commissario Fisher Boel a inizio febbraio. Riteniamo tuttavia – continua Paolo Bruni (Presidente di Fedagri-Confcooperative) a nome del Coordinamento – a che le decisioni assunte a livello europeo possano favorire un rientro, seppure parziale, nella produzione assegnata all’Italia, in ottemperanza alla legge nazionale di riferimento. Sul piano interno è necessario mantenere elevato l’impegno per perseguire chi non rispetta le regole e recuperare un’unità di intenti nella filiera per affrontare insieme le nuove, impegnative sfide per lo sviluppo del settore».

Assolatte L’aumento delle quote latte deciso dai ministri agricoli dell’Ue «è un primo importante passo per uscire da un regime che ha creato grandi danni alla filiera lattiero casearia italiana». Ad affermarlo è il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi. «Per i futuri aumenti bisogna puntare – sottolinea Ambrosi – ad un trattamento che privilegi i Paesi deficitari di latte, come il nostro, e ottenere di non dover pagare nessuna multa se la quota complessiva comunitaria non viene raggiunta tanto più che il Parlamento europeo sostiene le nostre richieste».

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
Regione Siciliana