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Una Dop per il latte degli altopiani iblei

 

Gli allevatori con la nuova Ocm chiedono un marchio per il prodotto

 
     
di Franco Celestre    
     

RAGUSA (27 novembre 2008) - Dal territorio arriva la spinta per il riconoscimento della Dop per il latte ibleo. Un territorio che, in merito, avrebbe le carte in regola. Il  comparto lattiero caseario ibleo è tra quelli con i maggiori problemi di eccedenze strutturali, a livello comunitario, nazionale e locale ed è opportuno aprire nuovi scenari per dare un impulso al settore al fine di promuoverlo e valorizzarlo. Il territorio, come riportato nel numero di Terrà, appena uscito, soffre dei problemi derivanti dalle difficoltà di promozione e distribuzione, pertanto è necessario che si attui una riforma delle Organizzazioni comuni di mercato (Ocm), in quanto l’attuale, delineata dai Regolamenti Ce

Latte
 
 
 
 
 
 
 
 

1255/99 e 1256/99, non ha consentito ai produttori di sfruttarne le potenzialità. Bruxelles sta procedendo all’unificazione delle Ocm agricole, che sostituiranno le attuali 21 Ocm e renderanno la politica europea più trasparente, più comprensibile e meno pesante nella fase di attuazione. L’alleggerimento dei vincoli amministrativi renderà più facile la vita degli agricoltori e consentirà di ridurre i costi dell’industria alimentare. Il compromesso raggiunto dai ministri ruota attorno a un regolamento unico di 200 articoli che sostituirà gli atti comunitari vigenti. All’interno delle Ocm un ruolo importante sarà riservato ai Piani operativi delle Op (Organizzazioni di produttori) affinché utilizzino nel modo migliore le risorse finanziarie loro assegnate e realizzino gli obiettivi delle Ocm. Pertanto, un punto di partenza fondamentale è rappresentato dall’associazionismo e dalla revisione dei programmi operativi delle Op esistenti, fattore questo che in passato non è stato di certo un punto di forza, ma che oggi appare di primaria importanza. Le Op nascono, infatti, dall’esigenza di aggregare l’offerta dei prodotti agricoli, motivata dalla necessità di tutelare il reddito delle imprese agricole nel confronto col mercato e dall’obiettivo di creare filiera per garantire prodotti sempre più qualificati e sicuri per il consumatore. Con l’accentramento delle Ocm anche i fondi per i Piani operativi saranno unificati e le Op del settore lattiero-caseario potranno accedere alla loro fetta di risorse finanziarie.
In Sicilia le Op del settore lattiero-caseario, che rappresentano una realtà ormai consolidata, necessitano di questa riforma che consentirà ai produttori di trarre maggiori vantaggi dall’aggregazione, di riorganizzarsi per avere un sostegno alla promozione e alla commercializzazione e in tal modo affrontare la concorrenza del mercato globale, dove prodotti contraffatti come il latte cinese contaminato dalla melamina circolano liberamente. In questa direzione stanno operando le Op Ragusa latte e Progetto natura, le quali si stanno facendo promotori della nascita di un consorzio lattiero-caseario, basandosi sull’esempio positivo della cooperativa Arborea latte, che oggi è il principale polo produttivo del comparto lattiero vaccino in Sardegna. La cooperativa si occupa della promozione e del marketing, controlla la filiera produttiva e gestisce la commercializzazione e la trasformazione.
Anche i produttori iblei, unendosi, potranno utilizzare le risorse finanziarie comunitarie per la realizzazione dei magazzini di trasformazione, così da diversificare l’offerta e ridurre i costi. Potranno, altresì, puntare sui riconoscimenti comunitari che costituirebbero una garanzia per il consumatore, che sa così di acquistare alimenti di qualità rispondenti a determinati requisiti e prodotti nel rispetto di precisi disciplinari. Ma non solo: i marchi comunitari sono anche una tutela per i produttori, nei confronti di imitazioni e concorrenza sleale.

L’esperienza spagnola L’unico esempio europeo di Dop per il latte esiste in Spagna ed è denominato “Latte di fattoria certificato” (Leche certificada de granja). Qui l’aggregazione ha portato notevoli vantaggi consentendo ai produttori iberici di avere un maggiore potere contrattuale. I risultati principali sono stati la stabilizzazione dei prezzi e la sicurezza di una redditività maggiore al settore. Sulla traccia dell’esperienza spagnola, la riorganizzazione del settore lattiero-caseario ibleo, permetterebbe di superare le difficoltà derivanti dal mancato accordo tra le industrie e le aziende produttrici, che a oggi hanno danneggiato le aziende della provincia.

Così si ottiene la qualità Il Corfilac (Consorzio di ricerca per la filiera lattiero casearia) sta portando avanti una sperimentazione per valutare le qualità organolettiche del latte prodotto da vacche nutrite al pascolo rispetto a quello prodotto da vacche alimentate con mangime in stalla. I risultati dello studio, come fanno sapere i ricercatori del consorzio, consentiranno di evidenziare il valore qualitativo del latte ibleo prodotto da vacche alimentate con la flora pabulare locale e avviare, successivamente, tutte le procedure necessarie per il riconoscimento della Dop per il latte prodotto da allevamenti bovini degli altopiani ragusani.

 
   
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