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Diossina nel latte, chiusi 66 allevamenti in Campania

 

Dopo i controlli dell’Asl, ecco l’indagine della magistratura e i blitz dei carabinieri

 
     

NAPOLI (21 marzo 2008) - In quindici giorni sono stati 66 gli allevamenti posti sotto sequestro cautelativo dall’Asl per la presenza di diossina nel latte. Su settanta analisi a campione eseguite negli ultimi dieci giorni nelle due Asl della provincia di Caserta, trenta sarebbero risultate fuori norma. Dati che risultano in contraddizione con quanto autocertificato dalle aziende, secondo le quali non c’è alcuna diossina, e anche con quanto era venuto fuori da uno screening effettuato da ottobre 2007 e febbraio 2008 secondo il quale i casi di positività alla diossina accertati erano risultati appena 16 su 117 campioni esaminati. Posizioni contrapposte, dunque. Per questo motivo la magistratura e il Noe hanno deciso blitz e sequestri: per effettuare

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controlli e contro-analisi che potranno fare chiarezza sulla vicenda. C’è poi un altro aspetto al vaglio della magistratura: ordinanze di chiusura di allevamenti per il rischio diossina mai eseguiti. Indagini sono in corso per individuare il ruolo di sindaci e di pubblici ufficiali e per capire perché i sequestri non sono stati messi in atto. Oggi, intanto, è stato annullato il sequestro per 16 allevamenti bufalini nel territorio di competenza dell’Asl Caserta 2 sui quali gravava il sospetto di diossina. Attualmente permangono sotto sequestro cautelativo 66 allevamenti, di questi quattro nel territorio dell’Asl Caserta 1 e 62 nel territorio della Asl Caserta 2. Tali numeri vanno confrontati con la consistenza del patrimonio bufalino dell’area Dop, che è di 1900 allevamenti. L’incidenza complessiva dei sequestri cautelari sul complesso del patrimonio bufalino della filiera della mozzarella di bufala Campana Dop si attesta, pertanto, al 3,5% in termini di numero di allevamenti.

L’inchiesta Si cercano tra oltre 80 aziende della zona casertana quelle che hanno venduto a 25 caseifici campani latte con diossina: dopo che in questi mesi sono stati raccolti dall’Istituto zooprofilattico sperimentale di Portici (Napoli) i campioni inviati ai laboratori per le diossine, si attende l’esito dei risultati per inchiodare i responsabili. L’Istituto ha prelevato da gennaio 2007 ad oggi 326 campioni prevalentemente su latte e derivati in 165 caseifici e in 25 casi è stata evidenziata un’anomalia. «La positività – spiega il commissario Antonio Limone – é in valori di poco superiori alla soglia consentita dalla norma». L’elenco di 66 allevamenti che sono stati individuati per avere conferito il latte ai 25 caseifici in questione è stato ampliato con altri 17 sui quali si è deciso di concentrare i controlli. Si tratta di imprese che ricadono in particolare nel territorio dell’Asl Caserta 2, cioè Castelvolturno, Cancello Arnone e Marcianise. Ma è possibile che mozzarella con diossina sia stata ingerita? Secondo Limone, «è possibile visto che i controlli sono a campione, ma di sicuro per avere effetti dannosi sulla salute occorrerebbe un consumo di quantitativi giornalieri notevoli e prolungati nel tempo. Con una rete di controlli di tutela salute pubblica la mozzarella possiamo continuare a mangiarla senza problemi».

Il Consorzio di tutela della Dop «Il coinvolgimento dei caseifici che producono mozzarella di bufala campana Dop nell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia sulle diossine è marginale». Ad affermarlo è Franco Consalvo, presidente del consorzio di tutela. Secondo quanto riferisce Consalvo, «risultano sottoposti ad indagine solo 9 caseifici del circuito della mozzarella di bufala campana Dop in pochi comuni della provincia di Caserta, nei quali è stato effettuato un sequestro probatorio di prodotto lattiero caseario». Questi, hanno all’attivo una piccola produzione di mozzarella nel 2007. Tale quantitativo va rapportata all’intera produzione dei 131 caseifici dell’area Dop che è di 35,6 milioni di chilogrammi. «In pratica – riferisce Consalvo – le indagini riguardano poco più del 2,80% della produzione totale di mozzarella di bufala campana Dop dichiarata nel 2007. Tali dati – conclude il presidente del consorzio – confermano la sostanziale validità del sistema di controllo che è stato implementato nei caseifici del circuito Dop dai quali esce un prodotto sano e sicuro, oltre che unico per la sua tipicità».

Coldiretti Occorre fare al più presto chiarezza per separare la «poca zizzania dal tanto grano» e tutelare l’immagine di uno dei prodotti più rappresentativi del Made in Italy come la mozzarella di bufala. È quanto sostiene la Coldiretti che in riferimento all’operazione di controllo dei carabinieri del Noe sottolinea la volontà di costituirsi parte civile nei confronti di eventuali comportamenti criminosi e chiede una rapida conclusione delle indagini. «È necessario tutelare gli allevatori dall’uso inconsapevole dei mangimi contaminati e per questo – sottolinea l’organizzazione agricola – occorre rafforzare i controlli da parte delle Asl e garantire la qualità con la rintracciabilità e la certificazione. Serve subito una task force con il potenziamento del personale veterinario per garantire la salute dei consumatori e gli stessi allevatori e produttori di mozzarella».

Associazione allevatori specie bufaline «Occorre al più presto ripristinare la linea di aiuto in favore degli allevatori della bufalina che già fu sperimentata nel 2003 con la legge regionale sulle emergenze zootecniche». Ne è convinto Raffaele Garofalo, presidente Associazione nazionale allevatori specie bufalina, che in una nota spiega che «ci troviamo in una situazione simile a quella del 2003, con la differenza che mancano dei sostegni al reddito degli allevatori che oggi vedono compromessa la possibilità di commercializzare il latte, per un periodo di tempo anche lungo, e che dovranno distruggere il latte accusando un costo per responsabilità che sono invece di chi ha mal gestito il territorio e non certo degli allevatori». Per Garofalo, «occorre al più presto prendere delle iniziative forti che possano rilanciare l’immagine della filiera bufalina nel mondo e ripristinare il rapporto di fiducia tra consumatori e mondo della produzione». «A livello di area Dop la filiera bufalina vale 20 mila posti di lavoro, il perdurare di una crisi di questo tipo potrebbe metterne a rischio molti, ecco perché – conclude il presidente dell’associazione – occorrono misure strutturali per la tutela delle aree agricole di qualità e dei livelli occupazionali».

 
   
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