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Latte e derivati, crescono i consumi in Italia e nel mondo

 

Secondo l’Ismea l’aumento medio si aggira attorno al 2-3%

 
     

ROMA (30 maggio 2008) - I consumi dei prodotti lattiero-caseari continuano a crescere, sia in Italia, come si evince dagli ultimi dati relativi agli acquisti domestici riferiti al primo trimestre del 2008, sia a livello mondiale. A livello globale, la domanda di derivati del latte aumenta ad un ritmo superiore all'incremento demografico, soprattutto per effetto dei cambiamenti strutturali nella dieta alimentare dei paesi economicamente emergenti come l'India e la Cina. Il dato deriva da una recente elaborazione del Centro Studi CremonaFiere su dati Ismea. Il trend complessivo di aumento della domanda mondiale di latte e derivati si colloca tra il 2 e il 3% l'anno. Il consumo di formaggi è passato da 15,7 a 19 milioni

Formaggi
 
 
 
 
 
 
 
 

di tonnellate tra il 1999 ed il 2007, con un tasso annuo di aumento dell'1,6%. Il latte intero in polvere ha registrato una dinamica ancora più elevata, passando da 2,82 a 4,1 milioni di tonnellate nel periodo dal 1995 al 2007, con un tasso annuo di variazione del 3%. In Cina, in particolare, il consumo di formaggi è aumentato del 66% negli ultimi 5 anni e la produzione interna non riesce a progredire con lo stesso ritmo, il che si traduce in un incremento delle importazioni. Questo dato può naturalmente influire positivamente sugli scambi internazionali delle aziende italiane, riconosciute a livello mondiale per l'alta qualità della produzione. Per approfittare di questo momento e rilanciare il settore sui mercati mondiali, la filiera italiana si riunirà a Cremona dal 23 al 26 ottobre prossimi per la tradizionale Fiera Internazionale del Bovino da Latte.

Nomisma 2007, oltre la metà del Pecorino romana vola negli Usa
Il Bel Paese si conferma esportatore di prodotti di qualità

Nel 2007 si conferma indiscussa la leadership nazionale nella categoria dei pecorini, e in particolare del pecorino romano, per cui l’Italia detiene oltre la metà del mercato delle importazioni statunitensi, sia in quantità che in valore (56% e 58% le rispettive quote). A fronte di una lieve diminuzione delle quantità importate di Pecorino romano (-1,3% rispetto al 2006), si sottolinea nel 2007 il forte aumento del valore dell’import italiano in dollari (+20%), legato al deciso incremento del prezzo. Il costante rafforzamento della valuta europea sul dollaro non ha tuttavia impedito anche al prezzo espresso in euro di crescere (passato da 4,8 €/Kg nel 2006 a 5,3 €/Kg nel 2007), evidenziando il forte apprezzamento per la qualità del prodotto italiano in Usa. I dati emergono dal bollettino congiunturale relativo all’anno 2007 che sintetizza e approfondisce le analisi mensili previste dall’osservatorio del Nomisma. L’Italia conferma, anche per l’annualità appena conclusa, il ruolo di primo piano esercitato come partner commerciale degli Stati Uniti nel settore dei formaggi nel complesso, vantando una quota di mercato superiore al 18% in quantità e al 27% in valore. «Il nostro Paese – si legge nel comunicato Nomisma – si colloca sul mercato statunitense con prodotti con standard qualitativi elevati e un prezzo superiore al prezzo medio degli altri formaggi importati». Il progetto, giunto ormai all’ottava annualità, ha lo scopo di monitorare il mercato del pecorino romano negli Stati Uniti, principale bacino di commercializzazione del pecorino romano all’estero. L’attività dell’osservatorio prevede l’analisi mensile dei dati d’importazione statunitense di pecorino romano dall’Italia e dai principali competitor internazionali, esaminando le principali dinamiche del mercato dei formaggi a base di latte ovino in un’ottica di breve e medio periodo.
 
   
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