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Mirtilli, more e ribes sono piccoli ma buoni

 

I frutti sono al centro di un progetto dell'assessorato regionale Agricoltura

 

di Annalisa Ricciardi

     

PALERMO (17 gennaio 2008) - Gelatine, confetture e sciroppi, ma anche farmaci e cosmetici. Sono questi i molteplici utilizzi di lamponi, mirtilli, more e ribes, meglio noti come piccoli frutti. In Sicilia, come riportato nell'ultimo numero di Terrà,la loro produzione è limitata alle aree interne e pedemontane dei Nebrodi: luoghi che negli anni hanno mostrato una specifica vocazionalità, anche se ultimamente la ricerca sta cercando di incrementarne la diffusione, soprattutto in affiancamento ad altre attività agricole e agrituristiche. Il problema che per primo si è cercato di risolvere è stato quello della stagionalità delle produzioni. «I recenti progressi delle tecniche colturali – spiega Antonio Virzì, esperto in piccoli frutti

Frutti bosco
LE SPECIE
Mirtilli
Ribes
 
LA RICERCA
 
Sicilberry

dell’assessorato regionale all’Agricoltura – consentono di anticipare o protrarre la maturazione dei frutti, impiantando a diverse quote altimetriche o modificando il ciclo produttivo al fine di produrre le remunerative primizie e  i frutti tardivi». In altri termini, senza questi studi ci sarebbero produzioni limitate a maggio e settembre per i lamponi, a giugno per i ribes, a luglio per i mirtilli e ad agosto per le more. Un vero peccato se si pensa che il prezzo di un chilo dei deliziosi frutti può variare da 7 a 8 euro nei periodi produttivi standard  ai 20-25 euro nei periodi “fuori stagione”.
Il business dei piccoli frutti, che ha un basso impatto ambientale, è  stato supportato in questi ultimi anni dall’assessorato regionale all’Agricoltura con il progetto “Sicilberry”, realizzato in partnership con l’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Iasma). Con il proprio dipartimento sperimentale di qualità agroalimentare l’Istituto ha curato nei dettagli tutti gli aspetti scientifici, la formazione, la parte agronomica e la ricerca sia chimica sia biomolecolare. «Tra gli obiettivi del progetto – spiega Lara Giongo, referente scientifico del progetto dello Iasma – c’è la standardizzazione degli aspetti quanti-qualitativi dei piccoli frutti che trovano utilizzi in campo farmaceutico, cosmetico e alimentare». L’interesse della cosmetica e della farmacia per le produzioni è legato a degli agetni antiossidanti presenti nei frutti, gli antociani. «L’inibizione dei radicali liber, che deriva dal consumo di questa frutta – conclude la ricercatrice – migliora le condizioni generali dell’organismo e svolge azioni antinfiammatorie, antibatteriche, antivirali e, non da ultimo, antitumorali». Il progetto pilota è partito dai Nebrodi per estendersi nel prossimo futuro in tutta l’Isola. Intanto, è bastato un investimento di poche decine di migliaia di euro per realizzare cinque campi per le prove sperimentali e il marchio “Sicilberry”. Inoltre, grazie al progetto, gli agricoltori interessati possono utilizzare un packaging realizzato ad hoc: pratiche cassettine di cartone 30x40 cm per dieci vaschette da 125 grammi. Il tutto distribuito al pubblico col marchio “Sicilberry”.

 

 

 

   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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