problema principale è legato al prezzo: il prodotto d’importazione, infatti, costa quasi il 50% in meno di quello locale. E proprio per salvare queste produzioni e rilanciare un settore importante come la pasticceria regionale, l’assessorato Risorse agricoole e alimentari e ha messo in campo un progetto che coinvolge tutti gli attori della filiera. Il primo passo di questo importante percorso è stata la firma del contratto tra produttori e trasformatori: le mandorle dei consorzi di Avola e di Agrigento e il pistacchio del consorzio di Bronte saranno le materie prime utilizzate dall’azienda dolciaria Fiasconaro di Castelbuono (Pa). L’accordo premia l’amministrazione regionale per il suo ruolo di mediazione ed è importante, non tanto per la cifra stanziata che ammonta a circa 200 mila euro, ma perché finalmente anche l’alta pasticciera ha avviato un percorso di tutela delle nostre produzioni e della nostra agricoltura. I partner della filiera, inoltre, hanno messo a punto un progetto triennale di tracciabilità cartacea e informatica per le produzioni siciliane di pistacchi, mandorle, nocciole, noci e carrubbe. Della rete di lavoro fanno parte l’assessorato all’Agricoltura, quale garante della tracciabilità e della qualità delle materie prime, dalla produzione alla trasformazione; le università di Catania e Palermo, quali enti preposti alla valorizzazione degli ecotipi locali; l’Asca, il Coribia e l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari di Catania, quali enti controllori della sicurezza dei requisiti di qualità. Della filiera produttiva, invece, fanno parte i consorzi di tutela del pistacchio di Bronte, della mandorla diAvola e l’associazione Mandorla di Agrigento.