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Il portinnesto di pesco adesso parla siciliano

 

L’AB3 si candida a sostituire nel mondo il diffuso GF677 d’origine francese”

 
     
di Orazio Vecchio    
   

PALERMO (16 giugno 2008) - Le prove sperimentali hanno dato ottimi risultati. Così la Sicilia si candida a offrire al mercato portinnesti di pesco che potrebbero essere, domani, protagonisti della produzione, soppiantando il portinnesto più diffuso sul mercato: quel GF677 originario della valle del Rodano, in Francia. L’innovazione, come riportato nel numero di Terrà appena uscito, è figlia della pazienza e della competenza di Alfio Bruno, naturalista e fitogenetista di Belpasso, che nell’appezzamento di terreno di Serro Calderaro, a Castel di Judica, messo a disposizione dall’agricoltore Vincenzo Virzì, ha condotto con successo le prove agronomiche. I risultati sono stati presentati al convegno nazionale sulla

Pesca
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peschicoltura meridionale, svoltosi recentemente a Caserta. In quell’occasione Bruno ha illustrato il suo lungo e paziente lavoro, durato dal 1997 al 2006. Svelando qualche segreto, ma non tutti. «È stata accertata – recita la nota illustrata al convegno – la validità delle selezioni AB2 e AB3, portinnesti ibridi naturali di pesco per mandorlo, ponendole a confronto sperimentale con i portinnesti GF677 e Barrier in terreno pesante». I risultati delle prove «evidenziano significativamente la superiorità dell’AB3 rispetto agli altri tre portinnesti. Il migliore comportamento agronomico risulta ancor più evidente ove si pongano a confronto i dati raccolti in ciascun anno non a parità di foglia, bensì a parità di età, confrontando i dati conseguiti in ciascun anno dal Barrier e dal GF677 con i dati conseguiti dall’AB2 e dall’AB3 nell’anno successivo». La superiorità, secondo lo stesso Alfio Bruno, è dimostrata da una serie di fattori: la migliore affinità d’innesto «col pool genico di P. persica»; l’induzione nelle migliori rese produttive e i migliori standard qualitativi delle produzioni; una migliore «capacità di adattamento ai terreni pesanti e pesantissimi»; l’induzione di «una migliore predisposizione a forme di allevamento a vaso»; la migliore «conformazione dell’apparato radicale robustissima e ben distribuita».
A suggellare le evidenze scientifiche è la valutazione di De Salvador, Lolletti e Raparelli del Centro di ricerca per la frutticoltura del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Roma. Nella primavera del 1999 fu messa a dimora una prova di confronto tra l’AB3 e il GF677, impiegando la cultivar Diamond Princess. Il piano sperimentale prevedeva venti ripetizioni a pianta singola per ciascun portinnesto, una distanza di impianto di 5 metri per 4, con una forma di allevamento a vaso basso, e l’applicazione delle ordinarie cure delle piante, con lavorazione periodica del terreno e la somministrazione regolare di acqua. Il nuovo portinnesto – dicono dal Centro – «è risultato indurre un elevato vigore alla cultivar, superiore del 65% rispetto a GF677, e una produzione cumulata più elevata del 44%». In sostanza, l’AB3 ha evidenziato ottime caratteristiche che vanno verificate in altre situazioni pedoclimatiche, come quelle di Serro Calderaro. Saranno le aziende vivaistiche detentrici dei diritti di moltiplicazione a scommettere sull’AB3 per dare la spinta alla peschicoltura, soprattutto nel Sud Italia.

 

 

 
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