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SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 1/2010 DEL MENSILE TERRÀ  
Pericolo straniero per la frutta secca
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Bruxelles aumenta i tenori massimi di aflatossine consentiti. Niente più stop alle frontiere
     
PALERMO (27 aprile 2010) - La Commissione europea ha ridefinito i tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari. In particolare, sono state aumentate le quantità di aflatossina B1 e di aflatossine totali (B1 G1 B2 G2) in una serie di prodotti alimentari. Pertanto, le quantità di aflatossine in mandorle, pistacchi e nocciole, passano da 4 ?g/Kg a 10 ?g/Kg nella frutta secca pronta per il consumo e 15 ?g/Kg in quella da sottoporre a ulteriori trattamenti. Tutto ciò è stato possibile a seguito del parere degli esperti che fanno parte di un comitato europeo che stabilisce le regole del Codex Alimentarius. Questi hanno concluso che l’innalzamento delle aflatossine avrebbe effetti “modesti” sulle stime di
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esposizione alimentare, sul rischio dei tumori e sui margini di esposizione dei consumatori. In contrasto con quanto approvato, il gruppo di esperti ha deliberato in seguito che l’esposizione alle aflatossine dovrebbe essere al livello più basso possibile, perché il fungo è genotossico e cancerogeno. Il decreto, firmato dal presidente Josè Manuel Barroso, sancisce pertanto la vittoria del commercio e degli interessi economici a scapito della salute dei consumatori europei. A nulla sono valsi i tentativi delle organizzazioni professionali, delle associazioni dei consumatori e dei consorzi per fermare questa decisione. Gli interessi in gioco sono molto alti e i commercianti europei che importano mandorle dalla California, nocciole dalla Turchia e pistacchi da Iran, Siria e Turchia, si interessano solo dei loro bilanci e non della salute. L’aflatossina è un fungo ubiquitario che si trova in moltissime materie prime, come cereali, semi oleosi, frutta secca, ecc., ed è favorito nel suo sviluppo da particolari condizioni meteo-agronomiche e di conservazione. Le mandorle californiane, per esempio, vengono raccolte con scuotitori e lasciate cadere al suolo, molto umido per l’eccessiva irrigazione, caricandosi così del fatidico fungo; anche i pistacchi iraniani, essendo a frutto deiscente, si infettano a contatto col suolo; le nocciole turche, invece, si contaminano sia per l’alta umidità dell’aria sia per la non corretta conservazione in luoghi asciutti e ventilati. Sono queste le principali cause di contaminazione della frutta secca importata. Gli organi competenti (Nas, Usl, Regione Siciliana) negli ultimi anni hanno effettuato molti sequestri di frutta secca importata a causa dell’eccessivo contenuto di aflatossine nei prodotti, salvaguardando così la salute dei consumatori e i prodotti siciliani. Oggi con il varo della normativa Ue tutto sarà più difficile, dato che i parametri sono stati più o meno triplicati.
 
Ignazio Vassallo
Responsabile regionale Filiera frutta secca
 


Le qualità della mandorla di Agrigento
La mandorla agrigentina si distingue dalle altre per particolari peculiarità: la natura calcarea dei terreni che ospitano la coltura, il clima caldo e asciutto del territorio, la conduzione degli impianti in asciutto, l’uso del “franco” come portainnesto, l’assenza dei trattamenti antiparassitari, l’essiccazione naturale dei frutti al sole dopo la smallatura. Questi fattori consentono di ottenere un prodotto dalle eccellenti caratteristiche organolettiche. Le mandorle agrigentine, infatti, grazie a un elevato contenuto di amigdalina (acido cianidrico e aldeide benzoica) e a una maggiore frazione lipidica rispetto alle altre mandorle (specie le californiane), spiccano nel mercato mondiale tra le produzioni migliori. Ciò permette di ottenere una eccezionale qualità di pasta di mandorle, tanto da risultare molto apprezzata in pasticceria e in gelateria.  

 
 
 
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