|
|
|
| Home | Informazione | Eventi & Sagre | Multimedia | Scaffale |
Motta Camastra, la noce è da Igp |
||||||||||
Il nostro giornale lancia l'appello alle istituzioni |
||||||||||
| di Cristina Foti | ||||||||||
PALERMO (16 gennaio 2008) - Incastonato nel cuore della Valle dell’Alcantara, con il suo dedalo di viuzze e le magnifiche gole, Motta Camastra, uno dei più suggestivi borghi medievali della provincia di Messina, è la patria della noce. Con il suo aspetto povero e ruvido all’esterno, come riportato nell'ultimo numero di Terrà, ma preziosa e nutriente all’interno “a nuci da Motta”, come la chiamano gli abitanti del luogo, è un concentrato di energia, minerali, tradizioni e storia che merita l'Igp. La sua presenza nel territorio mottese con piante secolari che possono raggiungere anche i quattrocento anni è attestata già a partire dal 1700. Utilizzata in |
![]() |
|
||||||||
passato pure per la tintura di stoffe di colore nero o marrone, la sua coltivazione interessa quasi tutta l’area del piccolo centro fino a un’altezza di settecento metri slm. A causa della presenza di piante sparse, risulta difficile fare un censimento esatto, ma è possibile quantificare un numero di piante intorno alle settemila unità per una superficie rapportata a coltivazione intensiva di circa venticinque ettari. Negli anni di massimo rendimento la produzione può attestarsi intorno alle trenta tonnellate di raccolto. Dagli alberi, che crescono soprattutto accanto ai torrenti Pubblico e Profetina e alle rispettive vallate, nascono frutti che possono distinguersi in tre diverse cultivar. La prima è la Pacenzia, dal nome di colui che per la prima volta la portò a Motta, conosciuta anche come la “noce da tavola”, per la fragilità del guscio poco spesso che permette di schiacciarla anche con le sole dita di una mano. Poi, la Panuzzara ovvero “la piccola pagnotta”, forma ovale schiacciata lungo i bordi longitudinali, di grande impatto visivo per le dimensioni notevoli, può raggiungere una sezione trasversale di calibro pari a sei centimetri e i cento grammi di peso a gheriglio verde. Infine la Currò: anche questa prende il nome dal suo “importatore” nel territorio mottese e con la sua forma ovale regolare di media grandezza è una via di mezzo tra le due cultivar precedenti. È ideale sia per il consumo fresco che come frutta secca.
Nonostante le differenze, c’è però un tratto unico che accomuna le tre cultivar, distinguendole da tutte le altre. Le analisi chimiche, eseguite dal professor Giacomo Dugo, direttore del dipartimento di Chimica degli alimenti e dell’ambiente “Guglielmo Stagno D’Alcontres” dell’Università di Messina, promosse e finanziate dall’assessorato regionale Agricoltura tramite l’Unità operativa 39 di Giampilieri Marina, hanno rivelato che il gheriglio (la parte morbida e commestibile) della noce mottese è una notevole fonte di antiossidanti. «Le nostre ricerche – spiega Dugo – hanno evidenziato che nelle cultivar della Valle dell’Alcantara risulta eccezionalmente alto il contenuto di selenio, un oligoelemento a spiccate proprietà antiossidanti, i cui valori nei campioni esaminati sono anche cento volte superiori a quelli riscontrati in letteratura per noci di altre cultivar internazionali. Il merito – continua il professore – è dovuto alla tipologia del terreno, particolarmente ricco di selenio, che consente il trasferimento dell’elemento minerale nei frutti». Basta consumare trenta grammi al giorno di noci della cultivar Panuzzara bianca per assumere il 57,4% della dose media giornaliera raccomandata (Rda) di selenio e per scongiurare l’invecchiamento cellulare. Dalla presa di coscienza di un simile “tesoro” è partito già da qualche anno un progetto di valorizzazione del prodotto, intrapreso dall’amministrazione comunale guidata da Andrea Scarpignato, in collaborazione con l’Unità operativa 39 dell’assessorato regionale Agricoltura. Il primo risultato è una manifestazione unica in tutta la Sicilia, giunta quest’anno alla quinta edizione, tenutasi dal 5 al 7 ottobre scorso, con un fitto programma di iniziative finalizzate a promuovere questo piccolo scrigno, prezioso sia dal punto di vista nutrizionale che da quello economico e sociale. «La consapevolezza dell’importanza della valorizzazione delle risorse del territorio e il riscontro scientifico ci permettono di avviare una fase di marketing mirata ad esaltare le caratteristiche della nostra noce – afferma il primo cittadino. – Il prossimo passo sarà quello di dare vita ad una forma associativa tra i produttori che possa occuparsi della tutela del prodotto. L’obiettivo è quello di iniziare le procedure per ottenere il marchio di Indicazione geografica protetta (Igp). Imminente, invece, il riconoscimento del Presidio Slow Food – conclude Scarpignato – che avverrà agli inizi del 2008». |
|
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||