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Un fascino più esotico grazie ai frutti tropicali

 

Avviati alcuni campi sperimentali per verificare l’adattabilità sul territorio

 
     
di Valentina Sciacca    
   

PALERMO (3 ottobre 2008) - Papaia, anona, avocado, feijoa, guava, lucuma, macadamia, mango, nespolo del Giappone e pecan. Un tocco più esotico alla nostra frutticoltura. A introdurre quest’idea innovativa, peraltro su un terreno aggredito da vari fattori e congiunture economico-commerciali, è il progetto di durata triennale “Fruttiferi tropicali e subtropicali”, risultato di un lavoro congiunto tra l’assessorato regionale Risorse Agricole e Alimentari, l’Istituto superiore professionale “Enzo Ferrari” di Barcellona Pozzo di Gotto, la sezione di Frutticoltura mediterranea del dipartimento Senfimizo di Palermo e il dipartimento Farmaco-biologico dell’Università di Messina. Il moderno profilo geografico della società

Frutti tropicali
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multietnica, il puzzle dei gusti e delle tradizioni, nonché le nuove mode determinano la domanda e, come riportato sul numero 7-8 di Terrà, aggiungono nel contesto allargato dei mercati un tassello che impone alcune scelte, in vista ovviamente di  vantaggi per tutta la filiera, a partire dal dato di fatto che le colture tradizionali, agrumi in primis, risultano eccedentarie. Dall’idea alla pratica, la svolta sta nell’introdurre, grazie alle compatibili condizioni climatiche del territorio, negli areali degli agrumeti e del limone in particolare, i fruttiferi tropicali e sub tropicali che occuperebbero un certo segmento lungo l’asse della commercializzazione, riducendo nettamente i costi dovuti all’importazione di frutti esotici sempre più popolari. L’apporto nutrizionale e medicamentoso rappresenta il binomio che ne decreta il successo, variamente apprezzato dal mondo scientifico. Sotto esame, dunque, l’aspetto farmacologico e l’adattabilità di alcune cultivar (papaia, feijoa, mango e anona) che meglio rispondono alle esigenze commerciali, nonché il perfezionamento della tecnica di coltivazione. Lo studio dei metodi di estrazione e di isolamento dei principi attivi e le indagini sugli effetti di riparazione tissutale sono due delle diverse e alterne fasi di studio e analisi del progetto, pensato per fornire un supporto agli imprenditori: presto un nucleo di esperti dovrà infatti costituire, come previsto, un tavolo tecnico-scientifico per una costante osservazione e valutazione del percorso e dei risultati ottenuti. In questo senso, una interessante realtà è rappresentata dal campo sperimentale di specie di fruttiferi tropicali e sub tropicali esistente già da alcuni anni presso l’Ipsaa di Milazzo, a cui si affiancano altre realizzazioni da parte dell’assessorato: un campo dimostrativo di mango nel territorio di Acquedolci, uno di nespolo del Giappone e uno di anona. E per finire, una capillare e incisiva attività di marketing.

 

 

 
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