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Castagno, un rilancio griffato Etna

Fronte comune tra municipi pedemontani e cooperative locali per rafforzare la filiera

   

PALERMO (20 maggio 2009) - Ai piedi dell’Etna si fa fronte comune per valorizzare il mondo delle castagne. Inteso come albero, ma anche come frutto: prodotto unico, grazie alle proprietà chimico-fisiche del terreno che conferiscono al prodotto sapori, gusti, flavours non riproducibili in altri terreni. È il progetto “Il castagno e i borghi dell’Etna” che si fa carico di una risorsa ancora poco utilizzata, che invece può generare non solo la riscoperta di un territorio pregiato dal punto di vista ambientale, ma anche il rilancio di una serie di attività economiche.
L’iniziativa è promossa dai Comuni di Trecastagni (capofila), Pedara e Viagrande, ed è realizzata dalle cooperative Mare dell’Etna, Koinè e Futura, con il supporto

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dell’Ente Parco dell’Etna. Si tratta di una rete creata da un progetto presentato al bando della Fondazione Sud, che sostiene progetti di sviluppo con finalità sociali nelle regioni meridionali, ma che, a prescindere dall’esito della richiesta di finanziamento, ha comunque intrapreso la strada della valorizzazione della risorsa-castagno.
«L’occasione offerta dalla Fondazione – spiega Antonio Barbagallo, responsabile scientifico dell’iniziativa – ci ha permesso di realizzare un progetto che punta alla valorizzazione del castagno. L’idea di partecipare al bando ha fatto in modo che si creasse una sorta di tavolo di concertazione per iniziative che hanno prospettive in sé: siamo quindi partiti dal bando della Fondazione per il Sud, ma poiché le idee sono state ritenute valide si è prospettato un percorso autonomo». Dove porterà? Intanto si parte dal presupposto che i castagneti etnei rappresentano, per la loro peculiarità, un serbatoio di biodiversità da ripristinare e mantenere; e invece molto spesso oggi sono trascurati o, peggio, abbandonati, specie quelli privati.
Dalla riscoperta del patrimonio ambientale alla valorizzazione sia dei frutti, sia dei prodotti artigianali, il passo è breve. «Siamo convinti che il castagno possa essere utilizzato per varie iniziative imprenditoriali. Per questo il progetto prevede la realizzazione di un consorzio che faccia emergere e magari rilanci le attività già esistenti, che finora si mantengono a conduzione familiare. Si può approdare alla creazione del marchio “Marrona dell’Etna”, alla messa a regime della filiera del castagno e alla produzione di birra dalla fermentazione della farina di castagno, come hanno fatto in Corsica», conclude Carmelo Di Maria, presidente della coop Mare dell’Etna. Per ora si tratta di attendere. Il 2009, in ogni caso, promette buoni frutti.

Il progetto Gli obiettivi del progetto “Il castagno e i borghi dell’Etna” sono la tutela dell’ambiente, il rafforzamento della filiera foresta-legno, la realizzazione di percorsi culturali, la presentazione di prodotti agroalimentari di filiera ecosostenibile e certificata attraverso marchi di origine, azioni di marketing, il miglioramento delle condizione socioeconomiche locali. Il progetto si candida anche a diventare “incubatore d’impresa”, con la prospettiva di produrre birra dalla farina di castagno e di sostenere le attività artigianali legate alla lavorazione del legno di castagno dell’Etna, particolarmente apprezzato. I Comuni e le imprese confidano in una ricaduta positiva sul turismo, con la creazione di itinerari mirati. Nei piani del Comune di Trecastagni, in particolare, c’è anche la nascita di un museo del castagno.

 

 

 


 

 

 
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