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| SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 4/2010 DEL MENSILE TERRÀ |
dell’Università di Palermo e la partecipazione del dipartimento di Ortofloroarboricoltura e tecnologie agroalimentari dell’Università di Catania, del dipartimento di Agronomia ambientale e territoriale dell’Università di Palermo, del Centro di ricerca per la patologia vegetale (Cra) di Roma e dell’Istituto di genetica vegetale del Cnr di Palermo, oltre alla fondamentale attività delle Unità operative del Servizio XI del dipartimento Interventi infrastrutturali della Regione Siciliana dislocate in tutti i distretti dell’Isola. Obiettivo primario del progetto è operare, in modo capillare, un’indagine conoscitiva sul territorio, finalizzata all’individuazione della biodiversità arboricola e, attraverso l’adozione di una prima scheda descrittiva, rilevare in situ le prime informazioni utili a stilare un elenco del materiale identificato, sia pure sommariamente, su tutto il territorio siciliano. Sul materiale raccolto, successivamente, le istituzioni scientifiche hanno avviato una serie di approfondimenti volti all’identificazione varietale, alla caratterizzazione morfologica e molecolare, allo stato sanitario delle piante, e alle possibili forme di conservazione in vivo e in vitro. I primi anni di attività hanno confermato la grande vastità della diversità vegetale presente nell’Isola, soprattutto in quegli areali in cui la frutticoltura intensiva ha avuto meno diffusione lasciando spazio a sistemi colturali tradizionali. Ben 2.215 sono state le accessioni individuate che dovranno essere via via sottoposte ad approfonditi screening per evidenziare eventuali sinonimie o omonimie e per definire le caratteristiche specifiche che ne hanno spesso determinato la conservazione in coltura nel tempo, sia pure limitata nello spazio. Grande interesse ha suscitato la diversità rilevata nell’ambito delle pomacee, soprattutto del pero, con una grandissima presenza di accessioni le cui produzioni hanno sempre trovato largo uso nella tradizione isolana. Nel corso di questi anni di attività, inoltre, è stato operato uno studio più attento sulla biodiversità siciliana legata al susino. Per questa specie sono state individuate circa 150 accessioni, dislocate in tutti i distretti dell’Isola. Per alcune di queste accessioni, la loro temporalità è testimoniata da documenti storici che già nel Seicento ne riportavano la localizzazione e le peculiarità agronomiche. Di grande interesse, inoltre, sono risultati i dati riferiti al contenuto di polifenoli nei frutti e alla caratterizzazione del potere antiossidante; a confronto con i riferimenti esistenti in bibliografia e, dopo ulteriore verifica a confronto con cultivar alloctone di grande diffusione, alcune accessioni siciliane hanno evidenziato risultati incoraggianti lasciando spazi aperti a ulteriori approfondimenti mirati a mettere in evidenza eventuali peculiarità di ulteriore interesse. Sul piano più espressamente territoriale, come era prevedibile, le aree maggiormente preservate dall’intervento antropico sono risultate le più ricche in biodiversità, conservata anche senza una specifica finalità agroalimentare. In altre aree, come ad esempio il distretto etneo, la ricchezza del patrimonio è ancora evidente e altrettanto legata all’economia agricola, sia pure circoscritta al territorio stesso. Melo, ciliegio, susino, pero e pesco sono specie che forniscono produzioni ancora oggi ricercatissime dai consumatori più esigenti e che molto spesso non trovano spazio in mercati distanti dai centri di produzione per via dell’esigua quantità disponibile. Di recente è stato avviato uno studio più sistematico sulle specie minori, per le quali la totale assenza di forme di coltura specializzata rende molto complessa ogni singola valutazione, in quanto si tratta spesso di piante isolate che, in ogni caso, caratterizzano il paesaggio siciliano. Sorbo, azzeruolo, corbezzolo, melograno, giuggiolo e carrubo sono tutte specie che hanno molto influenzato il numero dei rilevamenti operati sul territorio. E dagli studi in corso in questo momento, si prefigurano risultati di particolare importanza relativi a tali specie, anche per alcuni risvolti salutistici e nutrizionali che possono emergere dai frutti. Come è noto, il Psr prevede di dare spazio e risorse, tra l’altro, alla salvaguardia delle risorse genetiche. Per tale ragione, il progetto Rgv, nella sua strutturazione originaria, ha assunto un ruolo fondamentale di collaborazione con il Servizio X-Leader che coordina la misura 214/2, azione B, attraverso la quale è prevista l’istituzione della figura dell’agricoltore “custode” per realizzare e mantenere campi di conservazione di specie e cultivar diverse del patrimonio vegetale frutticolo autoctono. Il progetto Rgv sta pertanto provvedendo alla definizione del primo repertorio delle varietà frutticole autoctone e, in stretta collaborazione con il centro per le attività vivaistiche Federico Paulsen, sta contribuendo alla realizzazione del primo campo di conservazione ex situ delle principali varietà sulle quali si è già operato un primo approfondimento di conoscenze. Il campo, ubicato in agro di Vicari, in provincia di Palermo, contiene un elevato numero di specie e varietà (pomacee, drupacee, agrumi, melograno, fico, nespolo del Giappone) e si propone di rappresentare il primo nucleo di premoltiplicazione per la successiva realizzazione di campi di conservazione da parte degli agricoltori custodi. Per tale ragione, nel corso dell’anno in corso, le attività del progetto sono mirate all’acquisizione di dettagliate informazioni sulmateriale conservato ex situ, attraverso la definizione di alcune specifiche caratteristiche descrittive nonché attraverso l’ulteriore verifica sullo stato sanitario dal quale, con le più recenti normative comunitarie, non si può certamente prescindere. Attraverso quest’ultima azione progettuale si potrà considerare conclusa una primissima fase che consegnerà, quale risultato principale, l’informazione più ampia sulla consistenza della diversità vegetale frutticola ancora presente nella nostra regione e, di conseguenza, la consapevolezza che molto di questo materiale vegetale è a fortissimo rischio di estinzione e solo attraverso alcune iniziative specifiche, quale per esempio la già citata misura del Psr, è possibile immaginare soluzioni di medio periodo che ne consentano una più attenta conservazione. |
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Alessandra Gentile Ortofloroarboricoltura - Università di Catania Salvatore Restuccia Assessorato Risorse agricole e alimentari Francesco Sottile Colture arboree - Università di Palermo |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||