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Per il direttore del Cra-Sfm, Vito Zizzo, le essenze autoctone sono il nuovo business
     

PALERMO (5 luglio 2010) - Il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Palermo è impegnato da anni nello studio e nella valorizzazione delle specie floricole mediterranee. L’unità di ricerca specializzata, diretta da Vito Zizzo, studia con successo le diverse possibilità d’impiego di alcune specie autoctone, sperimentando e mettendo a punto nuovi protocolli di produzione. «Rispetto al florovivaismo finalizzato solo al settore ornamentale – dice Zizzo – abbiamo sviluppato un crescente interesse per tutte quelle piante che hanno applicazioni anche funzionali. L’ambito di utilizzo è costituito anche dalle aree urbane, che rappresentano oggi non più soltanto il luogo della “incompatibilità” fra attività

Fiori
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umane ed equilibri ambientali, ma l’unità fondamentale dell’applicazione di modelli di sviluppo sostenibile. In tal senso abbiamo messo a punto un filone di studi su alcune essenze spontanee, sempre più apprezzate dal pubblico e con bassissimi costi di manutenzione, che possono diventare di grande interesse se rese disponibili anche a livello vivaistico». Il ruolo del Cra in questo caso è impiantarle per vedere quanto risparmio energetico apportano. Spazio dunque a varietà quali le egeniste, il timo, l’elicrisi, il cappero, il limonastrum o il limonium. Le ricadute di questi progetti di sperimentazione, quali Arcoverde e Mediurban, sono interessanti. «Serviranno a dare una sterzata al florovivaismo regionale – afferma il direttore dell’unità di ricerca –. Creare una nuova produzione regionale di piante autoctone e una nuova filiera con costi di produzione ridottissimi significherebbe per la Sicilia un nuovo business estendibile a tutto il Mediterraneo, perché a oggi non esiste nessun catalogo relativo alle piante tappezzanti e coprisuolo». «Piuttosto che allevare piantine importate – continua Zizzo – si potrebbero creare vivai ad hoc o aggiungere delle linee dedicate nei vivai esistenti. A essere estremamente innovative non sono solo le piante e il loro utilizzo – conclude il direttore –, ma anche le tecniche usate per il loro assemblaggio e posizionamento su tetti o aiuole. Tali tecniche, messe a punto grazie alla facoltà di Ingegneria di Palermo, aprirebbero la strada alla formazione di tecnici specializzati».

I progetti
Un “Arcoverde” sul tetto di casa
Il progetto “Arcoverde” (Valutazione di specie arbustive e coprisuolo per il verde urbano ed extra-urbano in ambiente mediterraneo), finanziato dal Mipaaf, è finalizzato a introdurre innovazioni di prodotto e di processo come strategia per lo sviluppo del settore florovivaistico. L’attività del progetto, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2009, è articolata in quattro linee di ricerca, ed è basata su azioni finalizzate all’individuazione di una gamma di specie arbustive e coprisuolo autoctone idonee all’arredo a verde di aree urbane ed extraurbane dell’ambiente mediterraneo. La prima linea di ricerca riguarda la valutazione eco-fisiologica e bio-morfologica di arbusti mediterranei proponibili per l’arredo di aree a verde. La seconda linea di ricerca del progetto è incentrata sulla valutazione di specie copri-suolo mediterranee per un impiego dentro e fuori le città. In questa linea rientra l’azione “Tetti verdi”, di cui un relativo impianto già è stato realizzato in un edificio di Bagheria (Pa) con Chritmum maritimum, Halimione portulacoides, Rosmarinus officinalis prostratum. La terza linea di ricerca riguarda l’introduzione ex situ di nuovo germoplasma autoctono dotato di potenzialità funzionali all’uso di essenze vegetali in particolari condizioni ambientali. Infine, la quarta e ultima linea del progetto riguarda il monitoraggio fitopatologico e la valutazione dell’efficacia di nuove sostanze nella difesa delle specie arbustive e coprisuolo impiegate nel progetto.

“Mediurban”, più piante nelle città
Nell’ottica di una valorizzazione del patrimonio vegetale mediterraneo, sembrano attualmente interessanti soprattutto le essenze sfruttabili in “piena aria” e con limitati costi di gestione, al fine di ottenere prodotti per l’arredo da esterni e di incrementare la produzione vivaistica regionale. Per queste specie sono stati condotti studi sulle problematiche propagative, sulla tecnica colturale, sui parassiti vegetali e animali, oltre che sull’esame di possibili utilizzi. Il progetto “Mediurban” consentirà il proseguimento, il perfezionamento e la verifica di tali ricerche al fine di definire protocolli colturali completi e tecniche di gestione innovative a bassi input. L’obiettivo generale del progetto è quello di individuare e proporre una gamma di specie tappezzanti e arbustive idonee a essere utilizzate per l’arredo di spazi verdi in città in ambito mediterraneo, particolarmente adatte ad accrescersi in condizioni difficili per stress biotici e abiotici e con bassi livelli di manutenzione, corredate dai rispettivi protocolli di propagazione, coltivazione e gestione. La caratteristica rusticità delle specie mediterranee e il loro polivalente impiego fanno intravedere la possibilità di collaudare alcuni risultati conseguiti da progetti precedenti (come Salvia spp., Elicrisum spp. Ginestre, ibridi di Hibiscus, Smilax aspera, agrumi ornamentali, ecc.) e di valutare altre specie meritevoli. Tra queste ci sono, sicuramente, le tappezzanti rustiche come rose mediterranee, Polygonium maritimum, Alternanthera spp., Grevillea spp., Capparis spp., utilizzabili per le rotatorie stradali; mentre lentisco, Asteriscus maritimum, Ephedra spp., ecc., sono più adatte ad essere utilizzata nelle aiuole a elevata valenza cromatica.
 

 

 
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