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SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 2-3/2009 DI TERRÀ
 

La difficile convivenza col punteruolo rosso

Il coleottero dall’Asia si è diffuso in tutto il mondo. La Sicilia tra le regioni più colpite

   

PALERMO (17 aprile 2009) - Dovremo imparare a convivere con l’insetto che da qualche anno si è insediato e si riproduce nelle palme delle nostre città. Pare infatti che il punteruolo rosso, partito dai climi tropicali delle paludi del Sud-est asiatico, si sia lentamente adattato a quelli temperati dell’Occidente. Debellarlo, secondo il parere degli esperti, sembra al momento un obiettivo impossibile; appare plausibile e auspicabile, invece, perseguire la strada del contenimento dell’infestazione tramite la sinergia di diversi metodi di prevenzione e di terapia. Il fitofago, evidenziato anche dall’Eppo (European and Mediterranean Plant Protection Organization) al livello “alert” nella lista d’insetti di temuta introduzione,

Punteruolo rosso
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ha messo al lavoro istituzioni e ricercatori per studiare le caratteristiche del pernicioso coleottero e cercare le strategie di controllo più efficaci contro l’emergenza fitosanitaria. Nel frattempo, il bollettino delle palme abbattute in Sicilia cresce senza sosta. La lotta, infatti, è anche contro il tempo, e la tempestività degli interventi gioca un ruolo cruciale. L’infestazione che arriva da lontano si allarga a macchia di leopardo, da est a ovest, modificando lentamente la fisionomia d’interi paesaggi e incidendo profondamente anche sull’economia vivaistica dei paesi mediterranei. Proprio il commercio di palme, che in questi ultimi anni ha registrato una battuta d’arresto, è forse stato il principale veicolo di propagazione dell’insetto che viaggia clandestino nei container. «Ogni anno – dicono gli entomologi –, come contropartita del libero scambio delle merci, arrivano quattro o cinque specie d’insetti esotici: tra questi, forse sentiremo parlare di un nuovo intruso, il Leptoglossus occidentalis, che ha già attaccato le prime pinete in Toscana». Il “palma killer” ha raggiunto il bacino del Mediterraneo all’inizio degli anni ’90. In Europa è stato segnalato nel ’93 su alcune palme della Costa del Sol, in Spagna, e nello stesso periodo in Egitto. Nel ’99 è arrivato in Palestina, Giordania e Israele. Nel 2004 ha raggiunto l’Italia e i restanti Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. È presente in Toscana, in Campania, in Puglia, a Lampedusa, nel Lazio, dove minaccia le palme del Circeo. Nel 2005 è arrivato nella Sicilia orientale e nel 2006 in quella occidentale. Oggi è presente anche in Tunisia, a Malta, a Cipro, in Grecia, in Francia, in Marocco. E pare che il vorace coleottero sia giunto anche Oltreoceano: una recente segnalazione sul sito internazionale redpalmweevil.com lo dà presente nell’isola di Curacao, nell’arcipelago delle Antille tedesche.

Il ruolo della Sicilia Tramite l’assessorato all’Agricoltura, l'Isola è stata la prima regione a dotarsi di un decreto di lotta obbligatoria (decreto assessoriale n. 294 del marzo 2007), anticipando le decisioni europee e il decreto ministeriale del 13 febbraio 2008, e recentemente ha presentato una proposta d’aggiornamento delle strategie di lotta mettendo in moto la propria task force. «Gli sforzi da ora si concentreranno sulle aree borderline, – annuncia l’assessore all’Agricoltura Giovanni La Via – cioè nelle zone a margine di quelle infestate e nei punti di nuova infestazione. Invece, nelle zone fortemente contagiate, come l’area metropolitana di Palermo, si procederà con la cattura massale. Nell’ambito del progetto “Adotta una trappola”, le scuole ospiteranno 500 trappole a feromoni e saranno coinvolte anche nel rilevamento periodico dei dati. Visto che dall’ottobre del 2008 – aggiunge La Via – è vietato dalla normativa nazionale l’utilizzo di prodotti chimici in aree pubbliche, si incentiverà l’utilizzo di metodi biologici, nematodi e funghi, per rispettare l’ambiente». In prima linea, oltre all’assessorato all’Agricoltura, con l’Azienda foreste e i Servizi fitosanitari, anche le università e la Protezione civile. «Siamo in presenza di un vero e proprio disastro ambientale che può essere fonte di pericolo per la sicurezza delle persone – dice l’assessore alla Protezione civile Giovanni Ilarda –. Per questo abbiamo chiesto la dichiarazione dello stato di calamità, già approvato dalla Giunta regionale e ora al vaglio del Consiglio dei ministri». Si sono già registrati, infatti, casi di caduta dell’apice vegetativo in luoghi pubblici ad alta frequentazione, quali scuole e giardini.

Le cifre dell'infestazione Dal riepilogo regionale, effettuato dall’Azienda foreste demaniali, emerge che dal luglio 2007 al 25 febbraio 2009, le palme infestate sono 12.225, di cui 7.933 già eliminate. Palermo, Trapani e Catania le province più colpite. A cadere sono sempre le Phoenix canariensis e P. dactylifera; resistono le palme nane e le Washingtonia. Fa parte del Piano regionale la ricerca avviata nel 2008 con l’Università di Palermo: il progetto Fitopalmintro, un programma sperimentale di ricerca triennale finanziato dall’assessorato regionale Agricoltura che ha lo scopo di formulare una diagnosi precoce e quindi una cura d’avanguardia all’attacco del punteruolo. In attesa dei risultati, sul versante della commercializzazione, per adempiere alle decisioni della Commissione europea, entra a pieno regime anche il sistema di controllo regionale per il rilascio del passaporto verde delle palme da parte del Servizio fitosanitario.

La partnership Al via, grazie ai fondi della cooperazione decentrata, anche la collaborazione internazionale tra gli atenei di Palermo e Catania e le strutture di ricerca di Egitto e Israele. Quest’ultimo, Paese all’avanguardia nella lotta al punteruolo, potrebbe fare da apripista anche all’utilizzo di alcuni composti chimici, tossici solo nelle 24 ore, da iniettare tramite endoterapia o per aspersione localizzata sulle palme che sono allo stadio iniziale dell’infestazione. Una terapia, utilizzata con successo anche in alcune ville private siciliane, evitando la morte e l’abbattimento della pianta; nonché usato da alcuni vivaisti «in via preventiva ma con costi ragguardevoli», come dichiara l’azienda Faro di Catania. Quali che siano i migliori metodi per salvare gli alberi, intanto si procede all’estirpazione dei focolai, e il messaggio delle istituzioni regionali è chiaro: serve la collaborazione del maggior numero di cittadini. «A tal proposito – conclude La Via – stiamo lavorando a una normativa, per l’erogazione di un bonus a favore di privati ed enti pubblici per le spese di distruzione, e alla costituzione di un elenco pubblico regionale di imprese per il servizio di abbattimento».

Da Israele un’efficace strategia di controllo
Prevenzione e tecnologia avanzata nella ricetta per salvare le palme

Dan Gerling*


In Israele la lotta al Punteruolo rosso è iniziata da almeno dieci anni. Oggi sembra siano riusciti a controllare l’infestazione. Abbiamo chiesto a Dan Gerling, professore del dipartimento di Zoologia dell’Università di Tel aviv e responsabile del Centro Perez per la pace, di descrivere i metodi di lotta attuati. L’infestazione del Punteruolo rosso in Israele si ripercuote sia sulla produzione di datteri sia sul paesaggio. Nella Rift Valley si producono oltre 80 mila alberi da dattero mentre nel resto del territorio crescono diverse specie di palme ornamentali. L’insetto è arrivato dall’Est e per questo la Rift Valley, con le sue costose produzioni, è stata colpita per prima. Da quel momento abbiamo attuato un rigido sistema di quarantena (sono passati dieci anni) e finora non abbiamo avuto alcuna ripercussione sull’industria ornamentale, eccetto nella regione di Eilat che confina con la Giordania.
Il ministero dell’Agricoltura ha posizionato migliaia di trappole ai feromoni che vengono monitorate frequentemente. Le trappole sono dotate di un codice a barre, collegato elettronicamente con i nostri servizi di protezione delle piante che controllano la rete tramite un sistema di calcolo. Ci sono state delle infestazioni improvvise anche nell’area in cui sono concentrati i più lussuosi hotel del Mar Rosso, nella regione di Eilat. In quella zona il ministero è intervenuto immediatamente, allontanando la popolazione dai luoghi infestati e trattando l’area per prevenire la diffusione. Ciò è avvenuto due volte in dieci anni.
In generale, grazie all’efficienza degli interventi, ci sono stati pochi trattamenti e pochi problemi. L’impegno si è concretizzato nella vigilanza continua e nell’utilizzo massiccio di trappole. La prevenzione include centinaia d’ettari di palme da dattero in biologico. Tutti sono coinvolti in un duro lavoro che include una serie di aspetti imprenscidibili per la lotta al punteruolo: un buon sistema di monitoraggio e di cattura massale; il libero accesso a tutte le palme infestate; la collaborazione con il pubblico; e sopratotto la registrazione di alcuni prodotti chimici (ci sono oggi agenti tossici solo per 24 ore), che consentono di intervenire efficacemente anche nei luoghi pubblici. Quando gli esperti individuano una strada, infatti, la chiudono al traffico per 24 ore per poter iniettare tali prodotti nelle piante. Con questo sistema normalmente si riesce a salvare l’albero.

 
                                                                                                                                 *Professore dell’Università di Tel aviv - Dipartimento di Zoologia


 
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