concorrenza estera sul mercato mondiale proveniente da nuovi Paesi con bassi costi di manodopera, ma anche con crescenti costi di produzione difficilmente sostenibili perché accompagnati da una recente flessione generale dei consumi.
È un dato di fatto, ormai, che alcune aziende ragusane abbiano deciso di impiantare in Paesi come l’Etiopia parte delle loro produzioni, affidando le coltivazioni a una manodopera che costa 70 centesimi di euro al giorno, contro i 5 euro all’ora di un lavoratore specializzato italiano. Un campanello d’allarme che induce a domandarsi cosa accadrebbe se altre aziende siciliane decidessero di delocalizzare le loro produzioni in Africa, Asia o America Latina.
In uno scenario simile le imprese otterrebbero sì un contenimento dei costi, ma con un alto rischio di perdita di know how e di certo con una differente qualità del prodotto. Per la Sicilia, oltre alla pesante perdita di posti di lavoro e al calo di competitività del comparto, soprattutto per le imprese di piccola dimensione, gli effetti della delocalizzazione si ripercuoterebbero negativamente pure sull’indotto.
Inoltre, anche sul fronte tecnologico qualche riflessione andrebbe fatta. A parità di capacità imprenditoriale e di qualità di prodotto, la Sicilia soffre di un certo ritardo rispetto ai grandi produttori europei, come l’Olanda, primo esportatore del Vecchio Continente. Non depone a favore del comparto neanche la carenza di piattaforme logistiche e di infrastrutture alternative al trasporto su gomma. Uno dei principali motivi, quest’ultimo, per cui le produzioni di fiore reciso nel Meridione continuano a diminuire sempre più. Il rischio, dunque, è quello di regionalizzare le produzioni piuttosto che espanderle verso il mercato globale.
Lo scenario futuro e le problematiche che si prefigurano inducono istituzioni e organizzazioni di settore a correre ai ripari. Il florovivaismo siciliano, infatti, è un ramo strategico dell’agricoltura: si tratta di una delle realtà italiane ed europee più importanti per la produzione di piante ornamentali, in vaso e di grandi dimensioni, per l’arredo di spazi esterni.


Gli ultimi dati disponibili parlano di 668 imprese (208 aziende e 460 vivai), 3 mila ettari di superficie, 23 milioni di piante vendute, per un giro d’affari di 250 milioni di euro. I principali Paesi in cui esportiamo rimangono la Germania, la Francia, i Paesi Bassi.
Ecco allora gli elementi sui quali si giocherà la partita del futuro: innovazione di prodotto e di processo, concentrazione e maggiore flessibilità delle produzioni in relazione alle mutevoli condizioni di mercato. Gli assi nella manica per imporsi nei mercati internazionali non mancherebbero. Un must sarà quello di aumentare la dimensione delle imprese attraverso processi di aggregazione e investire in tecnologie utili al risparmio dei costi energetici; mentre un nuovo business, come suggeriscono oggi diverse linee di ricerca del Cra (Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura) e delle università, potrebbe arrivare dalla selezione e dalla valorizzazione di alcune essenze mediterranee autoctone: varietà ornamentali perenni, molto resistenti e adatte alla realizzazione di spazi verdi per l’arredo urbano, che mostrano notevoli prospettive di sviluppo e che consentirebbero l’apertura di nuovi spazi di mercato nei Paesi con clima mediterraneo.
Intanto l’Italia risponde alle attuali difficoltà con il nuovo Piano del settore florovivaistico 2010-2012: un documento per l’organizzazione di un mercato comune, capace di dare adeguate garanzie a livello di legislazione, individuando una serie di interventi e linee d’azione finalizzate al potenziamento economico. Tutte le Regioni hanno partecipato alla stesura del piano, e anche la Sicilia ha portato in prima linea, tramite i suoi referenti di filiera, le istanze e le priorità di intervento necessarie al comparto. Priorità che entreranno a far parte dell’agenda del Psr Sicilia. Al momento le azioni concordate, che verranno supportate finanziariamente dal ministero delle Politiche agricole, riguardano alcune istanze di carattere nazionale: i capitolati d’appalto con la standardizzazione delle schede di qualità dei fiori, per uniformare le valutazione dei prodotti nei diversi mercati floricoli, e il coordinamento di attività essenziali riguardanti la comunicazione e la promozione delle produzioni.
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L'impresa
Intervista a una delle aziende leader dell'Isola |
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Ecco dove finiscono
le produzioni siciliane |
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