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L’innovazione falcia l’anima alle radici e alle tradizioni
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di Gaetano Mineo    
   
È già iniziata la bella stagione. E con essa s’è aperto anche il periodo delle grandi e piccole manifestazioni dedicate all’agroalimentare e che, come di consueto, si concluderà alle porte dell’autunno con le feste dedicate a uno dei prodotti prìncipe dell’agricoltura: l’uva. In sostanza, parte la girandola delle innumerevoli sagre dedicate ai prodotti tipici di ogni parte d’Italia. E quindi anche dell’Isola. E così il patrimonio agroalimentare della nostra terra è festeggiato attraverso riti ricchi di storia, tradizioni e, a volte, di leggende. Momenti che, a tutt’oggi, coinvolgono ancora tantissima gente e che spesso si trasformano in efficaci spot per promuovere i territori. È inevitabile, però, collegare queste feste all’agricoltura, settore sul quale tutte le economie mondiali si reggono, settore senza il quale non si potrebbe crescere né a livello economico, né a livello di benessere. L’agricoltura, infatti, fino alla metà del secolo scorso era il settore che vedeva impegnata la maggiore fetta di lavoratori. Non a caso, numerosi sono i richiami alla realtà agreste da parte di scrittori, poeti, pittori, registi e artisti in genere. E proprio per questo è sorprendente come nel corso di pochi anni gli addetti al settore primario siano
 
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diminuiti in maniera esponenziale. Ma è ancor più sorprendente come non sia diminuita la produzione agricola. La tecnologia applicata all’agricoltura, infatti, ha fatto passi da gigante in ogni settore della produzione: dalle macchine agricole alla tipologia di coltura da applicare a un determinato tipo di terreno. Di conseguenza, si fanno sempre più specialistici gli studi del settore agrario, che ormai spaziano anche nelle colture relative alle energie rinnovabili. Per quanto riguarda le tecnologie relative alle colture per l’alimentazione, invece, negli ultimi anni sono state elaborate metodologie sempre più avanzate nella produzione di macchine che sono andate via via sostituendosi all’uomo, permettendo così a poche persone di mantenere un’elevata produzione. Inoltre, l’elaborazione di trivelle agricole, sempre più ad alta potenza, ha garantito una più duratura redditività dei terreni destinati all’agricoltura. Anche la semina, da sempre momento più faticoso per l’agricoltore, ha subìto grandi trasformazioni. Infatti, con la progettazione di macchine per la semina, tutto il procedimento è diventato più facile e sbrigativo, tanto che un solo uomo può seminare più e più campi, cosa impensabile non troppi anni fa. Tuttavia, la tecnologia applicata all’agricoltura è in continua fase di elaborazione. Infatti, con l’avvento di nuove colture, quelle cosiddette tradizionali sembrano ormai destinate alla produzione di energia. Conseguenza: si sta assistendo a una rapida decadenza della qualità del cibo, e la causa prima sembra essere proprio l’assenza dell’uomo dalla terra. Per questo, tante persone oggi non tollerano una serie di prodotti agricoli. Ma questa è un’altra storia. Insomma, per l’agricoltura industriale – oggi dominante – la Terra non è più Madre da venerare. A questo punto, logica vuole che i riti che animano sagre, manifestazioni e fiere, s’apprestino ad andare in cascina. Come dire: l’innovazione falcia l’anima alle tradizioni.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Editoriale n°6 - 2010
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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