lievitando tra gli stessi imprenditori. Insomma, arrivano segnali di cambiamento dall’agricoltura siciliana. Sono positivi e inequivocabili. Certo, un contributo, in tal senso, l’ha portato la politica. Inevitabile, ovviamente, il ruolo da protagonista che soprattutto in questi ultimi anni hanno avuto le stesse imprese. Ma è inutile negare che buona parte del lavoro l’ha fatto e continua a farlo l’Unione europea. Un contributo, quello dell’Europa, che a dire il vero non sempre va dalla nostra parte, ma che tuttavia ha avuto il suo peso sia sotto l’aspetto economico, sia sotto quello normativo. In sintesi, possiamo dire che grazie al fiume di denaro che a tutt’oggi scorre da Bruxelles a Palermo, la Sicilia continua ad avere la grande opportunità di ristrutturare, innovare e quindi sviluppare il suo sistema agricolo. Mentre sul piano normativo, c’è da dire che una serie di paletti messa in campo negli ultimi decenni dall’Europa ha certamente contribuito a un rinnovamento anche culturale del nostro sistema agricolo. Così stanno le cose a oggi. A questo punto, in buona sostanza, pensiamo che l’Unione europea, per lo sviluppo dell’Isola, e in modo particolare della sua agricoltura, abbia svolto la maggior parte della sua missione, tracciandone di fatto le principali fondamenta dello sviluppo socio-economico. Ora, quindi, s’attende il colpo d’acceleratore della politica. E in modo incisivo di quella siciliana. D’altronde, non c’è più tempo da perdere. Anzi, tenuto conto dello scenario politico che abbiamo vissuto dall’inizio dell’anno a oggi, possiamo dire che si registra un ritardo non di poco conto rispetto alla tabella di marcia dello sviluppo. Se poi aggiungiamo che, sotto l’aspetto governativo, la Sicilia è ancora ai nastri di partenza dato il recente insediamento della Giunta e il fresco rinnovo dell’Ars, va da sé che bisogna schiacciare forte il pedale.