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Con il rilancio delle aree rurali ridono le casse delle imprese

 
     
di Gaetano Mineo    
   

Partiamo da un dato: la Sicilia conta circa 5 milioni di abitanti, di cui ben 3 milioni e mezzo vivono nelle cosiddette aree rurali. Cifre che evidenziano, qualora ce ne fosse bisogno, come per l’Isola l’agricoltura sia uno dei principali pilastri su cui si regge la sua economia. In sostanza, l’agricoltura rappresenta per l’economia siciliana un settore – malgrado la crisi economica stia condizionando lo sviluppo dell’economica nazionale e internazionale – che continua ancora oggi a intercettare aliquote di reddito e di occupazione che, raffrontate ai valori medi nazionali, appaiono significative per l’economia regionale. E ancor più per le economie locali delle cosiddette aree interne e svantaggiate dell’Isola, dove il settore primario potrebbe rappresentare l’unico volano in grado di assicurare ampi margini di crescita e di sviluppo soprattutto in relazione all’esercizio delle attività connesse all’agricoltura e al ruolo multifunzionale che gli si riconosce e che ormai è sempre più consolidato.
Dunque, l’equazione è: aree rurali uguale ricchezza. Ed è impensabile che tale ricchezza possa accrescersi senza un continuo ingresso di giovani imprenditori in

 
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questo specifico settore. Tra l’altro, sono proprio i giovani i principali punti focali su cui sta scommettendo Bruxelles attraverso le nuove strategie per lo sviluppo rurale. Strategie che sul territorio possono essere attuate principalmente con una politica a sostegno dell’imprenditorialità giovanile, nella consapevolezza del forte bisogno da parte delle aziende di risorse umane con formazione adeguata a rispondere alle sfide dei nuovi mercati. Ma anche incentivando l’utilizzo di sistemi di produzione a basso impatto ambientale e dando risposte alle esigenze dei consumatori in termini di qualità dei prodotti e sicurezza. In parole semplici, come più volte si scrive, l’agricoltura siciliana (e non solo) è vitale non soltanto per la produzione alimentare in senso stretto, ma in modo particolare per il ruolo di gestore dell’equilibrio territoriale che hanno gli stessi agricoltori. Come dire, se non vi fossero le imprese agricole, il territorio isolano collasserebbe. Inevitabilmente. Ed è inutile sottolineare i notevoli danni che si produrrebbero sia per la popolazione, sia per le altre attività economiche.
Attenzione, però, l’agricoltura di cui stiamo parlando è fatta da aziende economicamente efficienti, sane, gestite come imprese a tutti gli effetti, alle quali tuttavia deve essere riconosciuto il giusto compenso per i servizi territoriali e ambientali svolti.
Insomma, non è assolutamente possibile pensare a una Sicilia senza più stalle, campi di seminativi, prati, coltivazioni orticole e potremmo andare avanti. È però possibile pensare a un territorio siciliano in cui l’aspetto economico si fonde con quello ambientale. Non è uno scenario nel quale dobbiamo sperare, ma un obiettivo da raggiungere. Solo così potremmo porre la prima pietra per la costruzione del nostro futuro, ma soprattutto di quello dei nostri figli.
Infine, una nota di servizio, se così si può dire. L’uscita di questo numero con una minore foliazione è dovuta al rinnovo dei vertici dell’assessorato che, com’è noto, non possono prescindere dai tempi dei relativi iter amministrativi ancora in corso.

 
 
Editoriale n°4 - 2009
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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