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Ora vanno accesi i riflettori anche sulla Sicilia dell’olio

 
     
di Gaetano Mineo    
   

È ancora vivo l’ennesimo successo che la Sicilia ha ottenuto alla manifestazione internazionale di Verona. Un trionfo più che meritato, quello che la politica, l’amministrazione e, non ultimo, l’universo aziendale dell’Isola hanno strappato al sempre più specializzato Vinitaly. Ma non basta. Non basta infatti limitarsi a salire sul podio di un mercato, qual è quello del vino e dell’olio: occorre anche saper assumere la leadership di un comparto dove ormai la concorrenza non si regge più soltanto sulla ricerca e sulla qualità, ma aggiunge a ciò una puntuale programmazione e infrastrutturazione per decollare. E qui casca l’asino. Almeno per la Sicilia, sulla quale ancora c’è tanta gente – per fortuna – che intende scommettere, e sulla quale, per dirla con il presidente della Confagricoltura Vecchioni, occorre spostare il baricentro della politica agricola. Non possiamo che condividere. E non per campanilismo, ma perché proprio l’area mediterranea appare il palcoscenico naturale per l’agricoltura. Dunque, oltre che puntare sulla ricerca e sulla qualità, occorre che la politica metta in agenda anche una buona programmazione costellata di progetti per realizzare una serie di infrastrutture

 
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Editoriale n°4 - 2008
 
 
 
 
 
 
 

affinché la Sicilia possa assumere la leadership, in particolare nel settore dell’olio. Per fare un esempio, prendiamo spunto proprio dal Vinitaly, dove, per onestà intellettuale, non possiamo dire che il mondo produttivo isolano dell’olio abbia pari dignità sulla scena internazionale veronese rispetto a quello del vino. I motivi? Tanti. Di scuro nel Veneto, come in tutto il Nord del Paese, l’olio non è certo la carta su cui scommettere. Di conseguenza, appare naturale che al Vinitaly i riflettori vengano puntati maggiormente sulle bottiglie di vino invece che su quelle di extravergine. E la colpa, se così possiamo dire, non è certo degli organizzatori veronesi, che invece fanno bene il proprio mestiere. è la politica, piuttosto, che deve interrogarsi al più presto affinché si possano accendere i meritati riflettori sull’olio isolano. A questo punto lanciamo una proposta al neo governatore della Sicilia, Lombardo. Chiediamo al neo presidente dei siciliani, che proprio per lo spirito autonomistico s’è distinto ultimamente, di realizzare nell’Isola un grande centro fieristico che possa intestarsi la leadership del comparto olivicolo dell’intera area mediterranea. Però, per favore, senza cadere in sterili scontri per decidere quale territorio isolano dovrebbe accogliere l’infrastruttura. Sarebbe un’inutile perdita di tempo, come la storia insegna, e che alla fine vedrebbe la Sicilia sempre seconda a qualcuno, mai leader. Per quanto riguarda la programmazione, invece, mi viene in mente il flop del primo mercato contadino andato in scena lo scorso 19 aprile a Palermo. Un insuccesso nato in particolare dallo scollamento tra le linee guida della politica regionale e attuate, visti i risultati, con scarsa programmazione, per l’appunto, dalla politica locale. E ciò non fa onore allo spirito che anima il mercato contadino, nel quale nutrono tante speranze i consumatori.

 
   
   
   
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