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La crisi non generi inerzia ma un reale scatto d’orgoglio
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di Gaetano Mineo    
   
La crisi agricola sembra ancora non avere fine. Difficoltà legate non solo al momento contingente, ma che persistono per una serie di problematiche ormai strutturali del sistema agricolo e che investono il campo finanziario, organizzativo, produttivo e commerciale e con esso tutto il tessuto economico e sociale della Sicilia. Uno scenario frutto di una situazione che viene da lontano e trascina con sé nodi a volte mai sciolti. E che possono essere ricercati sia a monte, sia a valle del processo produttivo: dalla fornitura dei mezzi tecnici di produzione sino alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti, ai servizi legati ai trasporti, alla limitata dimensione delle aziende agricole, alla modesta innovazione tecnologica degli impianti, alla ristretta organizzazione dell’offerta produttiva, all’aspetto distributivo, al controllo della domanda e dell’offerta e non ultimo ai costi di produzione. E potremmo andare avanti. Risultato: una forte contrazione dei redditi che, tra l’altro, ha prodotto per gli agricoltori una grave esposizione verso le banche e gli istituti previdenziali. In altri termini, i prodotti agricoli sono stati spesso sottopagati e così alle imprese sono mancate le risorse anche per un
 
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ammodernamento e una conseguente innovazione di processo e di prodotto. Non è soltanto la Regione Siciliana a chiedere a Roma lo stato di crisi. Le istanze arrivano da nord a sud dello Stivale. È necessaria una forte strategia per scongiurare effetti devastanti nelle campagne, nell’ambiente naturale tutto, e nel tessuto socio-economico del territorio. Non possiamo certo dire – e torno a ribadirlo – che il ministro Zaia abbia attenzionato più di tanto l’agricoltura siciliana. Non me ne voglia il titolare delle Politiche agricole, ma l’impressione che si continua a percepire, qui in Sicilia, è quella di un ministro che sembra preferire il parmigiano al nostro pecorino. In ogni caso, il nodo da sciogliere rimane la funzione dell’agricoltura nella sua capacità di contribuire a creare reddito, funzioni sociali, ma anche di tutelare la salute e il territorio. E non a caso già si parla di una nuova generazione di agricoltori: più informati, più tecnologici, chiamati a tutelare il bene pubblico, dall’approvvigionamento alimentare alla sua sicurezza, dalla tutela del territorio a quella dell’atmosfera. Indubbiamente questo comporta anche che per le imprese sono necessari servizi di assistenza per l’orientamento tecnico e di mercato, nonché di formazione professionale degli imprenditori agricoli, mentre verso i consumatori siciliani (e non solo) occorre intervenire con servizi di informazione, per renderli sempre più consapevoli dei benefici che possono derivare dal consumo delle nostre produzioni, valorizzando di conseguenza le stesse imprese isolane. In sostanza, sebbene in Sicilia l’uso agricolo del terreno resta ancora rilevante, i fatturati sembrano andare sempre più in picchiata rispetto alle cifre partorite da quell’agricoltura che guarda verso una maggiore integrazione con il settore dell’agroindustria, con i biocarburanti, e non ultimo a un incremento dell’uso ricreativo dell’ambiente naturale. Insomma, c’è una crisi agricola sotto gli occhi di tutti, ma questa non deve essere pretesto di inerzia, bensì scatto d’orgoglio – e da parte di tutti – per risalire la china. Viceversa, c’è il rischio che si spezzi la corda.
 
 
 
 
 
 
 
Editoriale n°2-3 - 2010
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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