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Per sconfiggere la crisi produrre non basta più

 
     
di Gaetano Mineo    
   

In un periodo in cui si fa un gran parlare di agricoltura – ma purtroppo solo per via del caro-prezzi – credo sia utile ricordare le principali strade che possono percorrere gli agricoltori per sfruttare appieno le potenzialità delle loro aziende e, allo stesso tempo, valorizzare al meglio l’offerta dei loro prodotti. Una fra tutte, quella della multifunzionalità, che rappresenta un’opportunità di crescita per chi è pronto ad affiancare nuove funzioni alla tradizionale produzione primaria. E che, a quanto pare, nell’Isola stenta a decollare. Una cosa è certa: quella della multifunzionalità è una strada già tracciata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nella definizione che dà all’agricoltura. Infatti, oltre a produrre gli alimenti, l’agricoltura può, secondo l’Ocse, «modificare il paesaggio, contribuire alla gestione sostenibile delle risorse e alla conservazione della biodiversità, mantenere la vitalità economica e sociale delle zone rurali».
Certo, in ogni caso va sottolineato che le aziende agricole siciliane (e non solo) vivono, indiscutibilmente, le conseguenze negative di questa crisi generata sì da fattori contingenti ma, per dirla tutta, anche da quelli infrastrutturali e culturali tutti

 
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nostrani. Come è altrettanto vero che la produzione agricola si trova in uno stato di sofferenza dovuto all’accavallarsi di varie situazioni negative: oltre alla perdita totale di ogni “ombrello protettivo” da parte dell’Unione europea, che ha smantellato le forme di tutela dei produttori interni, assistiamo nel contempo a una politica estremamente aggressiva sul piano commerciale da parte dei cosiddetti “Paesi terzi”, Stati in cui normative sanitarie (spesso inesistenti), livelli di tutela degli addetti (quasi nulli), costi della manodopera (più che irrisori) sono ben differenti da quelli italiani. Tanto da rendere impraticabile ogni concorrenza. E allora che fare? Occorre, tra le altre cose, puntare la rotta su quella intrapresa da tante aziende che hanno “saltato il fosso” principalmente grazie a due valori aggiunti che la Sicilia può e deve continuare a elevare attraverso politiche mirate. Il primo è il pregio dei prodotti siciliani. Non avrebbe alcun senso portare sul mercato prodotti che non hanno spazi di competitività. E invece i nostri prodotti tipici dimostrano di saper suscitare sempre nuovo interesse nei consumatori. Il secondo e più importante valore aggiunto è l’intraprendenza degli agricoltori che, però, sempre più deve trasformarsi in imprenditorialità.
In sostanza, sebbene l’uso agricolo del terreno resti rilevante, la sua importanza economica continuerà a diminuire a livello regionale con il valore aggiunto generato dall’agricoltura che punterà su una maggiore integrazione con il settore dell’agroindustria, sulla partecipazione del settore agricolo alla produzione di biocarburanti, sulla progressiva urbanizzazione delle aree rurali in termini di modelli residenziali e attività economiche, e non ultimo sull’incremento dell’uso ricreativo dell’ambiente naturale. Insomma, per sconfiggere la crisi la nuova equazione è: reddito agricolo non solo con la produzione, ma soprattutto grazie all’erogazione di servizi e alle agroenergie. Come dire: produrre non basta più.

 
Editoriale n°2-3 - 2009
 
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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