Home Informazione Eventi & Sagre Multimedia Scaffale  
 
   

A preziose materie prime corrispondono scarsi profitti

 
     
di Gaetano Mineo    
   

PALERMO (21 novembre 2008) - Siamo in grado di fare sistema e produrre reddito per l’azienda Sicilia? Siamo in grado di rimboccarci le maniche e mettere in campo tutte le nostre capacità, professionalità e quant’altro il mondo intero spesso ci riconosce? Siamo in grado di trasformare in profitto quella ricchezza naturale che caratterizza la nostra Isola e tutto il globo ci invidia? Siamo in grado, in altri termini, di elevare lo stato socio-economico di noi siciliani che, al di là di qualunque sondaggio, spesso non ci rappresenta realmente? Siamo in grado! Siamo certamente all’altezza di fare meglio dell’attuale scenario. E non è soltanto un nostro pensiero. Il confronto, per non dire la certezza, arriva soprattutto dall’immenso patrimonio storico-culturale-ambientale attorno al quale ruota l’economia isolana. Come dire: a preziose materie prime spesso non corrispondono altrettanti profitti. Dove s’inceppa allora la macchina? Più volte – e chi ci legge lo sa bene – abbiamo acceso i riflettori sulla politica, evidenziando quelle lacune che di certo non mancano a questa classe dirigente, apportando anche quel contributo che il nostro mestiere consente di fare. Questa volta, invece,

 
ARCHIVIO
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Editoriale n°10 - 2008
 
 

vogliamo accendere i riflettori sul mondo produttivo. In estrema sintesi, ad esso chiediamo, per dirla con La Via, che da azienda diventi impresa. Per meglio capirci prendiamo ad esempio il vigneto Sicilia: produce tanta uva, tanto vino, ma rende poco, pochissimo rispetto ai numeri della vendemmia. E non solo si vende poco il nostro vino, ma anche poche sono le imprese che ne traggono benefici. Tradotto: ancora una volta, a preziose materie prime non corrispondono altrettanti profitti. Stessa musica suona per l’olivicoltura. E simili esempi possiamo farli anche per la cerealicoltura, agrumicoltura, zootecnia e via dicendo. Insomma, cos’è che non funziona in una filiera che parte da un prodotto di qualità e arriva a una commercializzazione che porta pochi quattrini? Pensiamo che l’impresa può e deve dare un’immediata risposta a questa domanda. Un’impresa che certamente dovrà essere affiancata dalla politica, ma che deve stare in vita col solo spirito d’impresa. Oggi più che mai, se non vogliamo che sulle tavole dei siciliani continuino ad arrivare da più parti del globo alimenti a volte dubbi per la salute dell’uomo e non certo di migliore bontà rispetto ai nostri prodotti. Oggi più che mai, l’impresa nostrana deve dare il colpo di schiena per evitare che venga inghiottita da un mercato sempre più agguerrito e specializzato. Non si riesce a capire perché certi prodotti di alcune regioni italiane con qualità non certo superiore a quella delle nostre produzioni arrivino con forza sui mercati, a volte dettandone anche le regole, e producendo grandi profitti. A questo punto, appare più che maturo il tempo in cui l’imprenditore siciliano deve saper guardare oltre i propri confini per arricchire quella professionalità indispensabile ad affrontare con successo i mercati. C’è poi l’annosa questione della frammentazione aziendale, che a volte zavorra lo sviluppo dell’economia isolana. Anche su questo fronte, le imprese devono abbattere il muro dell’arroganza per dare spazio alla cooperazione, vera chiave di volta dell’economia siciliana. E non solo. Siamo fiduciosi.

 
   
   
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
Regione Siciliana