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Imprese con l’acqua alla gola è ora di riaprire i rubinetti
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di Gaetano Mineo    
   
Un altro anno va via. E, purtroppo, non porta con sé la crisi che già da tempo soffoca le economie. Le aziende agricole, in modo particolare, sono sempre più in apnea finanziaria a causa del lievitare delle sofferenze e del crescente ricorso al credito. E, spesso, non certo per ingrassare i guadagni, ma per consolidare le passività. Come dire: investire per incrementare i debiti. E così, negli ultimi anni, il leitmotiv nel mondo agricolo che va per la maggiore è “ristrutturare” il debito. è una strada che conduce l’impresa soltanto al tracollo. In Sicilia, negli ultimi tre anni, sono morte, mensilmente, più di 1.550 aziende! E di ciò, le cronache spesso sono silenziose. Intanto, nelle campagne si investe sempre di meno. Mutui erogati con il contagocce e solo grazie a sforzi spesso inumani da parte degli imprenditori. Allo stesso tempo, debiti e sofferenze (non solo bancarie) crescono. Per gli agricoltori l’accesso ai finanziamenti sta diventando un vero e proprio incubo (per usare un eufemismo). Non solo. Le richieste di rientro dal credito continuano a crescere con un pressing da parte delle banche spesso non governabile per l’impresa.E ancora: le istruttorie sono severissime; le garanzie hanno ormai raggiunto livelli assurdi.
 
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Tradotto: rubinetti chiusi per qualsiasi progetto di ristrutturazione, di riconversione, di sviluppo. Uno scenario che non può che mettere il turbo alla crisi. Una situazione preoccupante che a volte – o spesso – ha costretto gli imprenditori agricoli a rivolgersi a fonti finanziarie poco trasparenti. Per essere meno accademici, non di rado l’impresa s’è intrappolata nelle maglie degli usurai. E in questi casi, invece, le cronache sono state abbastanza rumorose. Non bastavano gli elevati costi produttivi e contributivi e il crollo dei prezzi sui campi. Ora le imprese agricole sono costrette anche a fare i conti con una stretta creditizia che sta diventando soffocante. Il rischio è di continuare a mettere nell’angolo un settore grazie al quale campano circa 340 mila siciliani (indotto escluso). Per meglio capirci, quattro volte la popolazione di Trapani. E allora, che fare? Va da sé che nessuno ha la bacchetta magica. Dal fronte del governo regionale arriva un accordo tra la Regione e le banche operanti nell’Isola. Si tratta, in sintesi, di un patto con il quale si chiede agli istituti di credito di assumere un atteggiamento diverso e sempre più aperto alle attuali esigenze degli agricoltori. Non è certo la soluzione, ma un segno che manifesta la consapevolezza delle istituzioni riguardo all’annosa questione. Insomma, con lo scenario attuale è quasi impossibile che le imprese, da sole, possano tirarsi fuori da queste sabbie mobili. Occorre loro una mano. E quella delle banche è vitale. Staremo a vedere. Voltiamo pagina. è noto che la nuova denominazione dell’assessorato non è più dell’Agricoltura e delle Foreste, ma delle Risorse agricole e alimentari. E che fra l’altro, l’amministrazione comprende anche il comparto della pesca. Era ora. D’altronde, agricoltura e alimentazione hanno da sempre rappresentato un binomio dagli effetti diretti e indiretti sulla qualità della vita dell’uomo. Sul fronte politico, invece, si auspica che questa rimodulazione amministrativa possa apportare una più efficiente azione per accelerare lo sviluppo di un settore vitale dell’economia siciliana.
 
 
 
 
 
 
Editoriale n°1 - 2010
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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