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Il vino del futuro? Si conserva con una proteina e diventa “bio” |
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Nel Trapanese un progetto permetterà di sostituire l’anidride solforosa col lisozima |
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PALERMO (9 maggio 2008) - Il “vino biologico” in senso stretto non esiste. La definizione non è contemplata, infatti, né a livello comunitario né nazionale. Quello che chiamiamo “bio” è in realtà “vino elaborato a partire da uve ottenute con metodi di produzione biologica”, un prodotto che è naturale in quanto lo è il processo di fermentazione. Il vino, come riportato nel numero di Terrà appena uscito, deve però essere stabilizzato, affinché le caratteristiche organolettiche acquisite nel corso della sua produzione rimangano inalterate sino al momento del consumo. Ciò si ottiene utilizzando additivi come l’anidride solforosa, un composto insostituibile e indispensabile per il raggiungimento di livelli qualitativi ottimali. L’SO2 |
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| svolge un’importante azione biologica nei confronti dei lieviti e di alcuni batteri, garantendo la conservabilità e la stabilità del vino finito, ma l’Organizzazione mondiale della salute la include nella categoria dei conservanti (E220) e fissa come dose giornaliera ammissibile la quantità di 0,7 milligrammi per chilo di peso corporeo al giorno. Claudio Riponi - Dipartimento di Scienze degli alimenti Università di Bologna
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||