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Una strategia per lo sviluppo delle aree interne

 
Parla Luigi Stringi, alla guida dell’azienda Pietranera della Fondazione Lima Mancuso  
     
di Annalisa Ricciardi    
     

(6 novembre 2008) - Partire da sistemi colturali sostenibili basati su sequenze di colture, scelte varietali, itinerari tecnici, metodi di gestione dei residui colturali e destinazione delle materie prime per prodotti finiti siciliani con marchio di qualità e provenienza, in un contesto agro-ambientale e di mercato aggiornato ed in continuo divenire, per rilanciare le aree interne della Sicilia. Secondo Luigi Stringi, docente di coltivazioni erbacee presso l’ateneo palermitano, si può. Con una lunga esperienza nel settore, Stringi ha al suo attivo anche la direzione dell’azienda Pietranera della Fondazione Angelo e Salvatore Lima Mancuso, che ha appena celebrato i suoi 30 anni di attività.
Professore, qual è il punto di partenza della nuova strategia?
«La risposta arriva proprio da Pietranera, che vale la pena ricordare ricade in territorio di Santo Stefano Quisquina (Agrigento), in un’area ubicata all’estremo sud-orientale dei Monti Sicani, pienamente rappresentativa per caratteri fisici e climatici di molti territori dell’area interna siciliana. Qui sono state realizzate e vengono condotte una serie di ricerche di base ed applicate che possono avere una ricaduta positiva non indifferente sulle economie delle imprese agricole delle aree interne dell’Isola. Un primo riferimento va fatto all’attività di miglioramento genetico che ha consentito e consentirà in futuro di costituire nuove moderne varietà di leguminose da granella e da foraggio e di grano duro; per questa ultima specie, oltre alla varietà Vertola di recente iscrizione, numerose nuove linee che hanno superato le prove di adattabilità e produttività sono in corso di valutazione per l’attitudine alla pastificazione. Il percorso parte dal campo dove vengono effettuate le prime selezioni fenotipiche e bio-morfo-strutturali, in genere fino alla sesta generazione di allevamento a popolazione riunita, a partire dalla quale, in condizione di sufficiente stabilità genetica, le popolazioni vengono sottoposte ad un screening attraverso analisi di laboratorio per contenuto proteico, quantità e qualità del glutine e colore della granella. Sulla base dei dati di campo e di laboratorio vengono individuate le popolazioni dotate complessivamente delle migliori caratteristiche, nell’ambito delle quali inizia una selezione fenotipica e una valutazione dei materiali selezionati per l’individuazione delle linee migliori per la costituzione di nuove varietà».
Come avete testato l’attitudine alla pastificazione?
«Nelle fasi di allevamento di popolazione riunita sono stati utilizzati attrezzature di laboratorio all’avanguardia per lo screening rapido del tenore proteico, quantità e qualità del glutine e colore della granella e, successivamente, sulle linee ottenute attraverso la selezione fenotipica, la stima dell’attitudine alla pastificazione sulle migliori valutata attraverso l’impiego in sequenza di: alveografo di Chopin, mulino Bu hler per ottenere lo sfarinato, semolatrice per le diverse frazioni della semola, impastatrice- trafilatrice ed infine un tunnel di essiccamento. In poche parole i nuovi materiali genetici vengono sottoposti ad un percorso di filiera di miglioramento genetico con l’obiettivo di proporre alla politica regionale nuove varietà qualitativamente pregiate da riprodurre nei territori dell’isola nell’ottica di un futuro consorzio (costituito tra ricerca, produttori e trasformatori) per la produzione di materie prime e paste con marchi di qualità e provenienza siciliani.
Un simile augurabile scenario avrebbe un suo punto di forza nella Fondazione, che con una ricerca sempre aggiornata, il trasferimento dei risultati maturi, come in un sistema fisiologico, nella pratica dell’azienda Pietranera, mostri, come in una casa di vetro, ai cerealicoltori siciliani, attraverso visite tecniche, prove di campo  e panel test, la bontà dei risultati ed i vantaggi economici derivanti da una loro utilizzazione.
Contestualmente, l’applicazione su scala territoriale di un programma di trasferimento dell’innovazione potrà garantire l’aggiornamento dell’agrotecnica e il ricambio varietale, anche attraverso la realizzazione di un impianto per la lavorazione del seme delle nuove varietà presso l’azienda Pietranera. Tutto ciò potrà essere realizzato solo attraverso il più ampio coinvolgimento dei Servizi allo sviluppo dell’assessorato regionale all’Agricoltura per un aggiornamento in tempo reale dei sistemi colturali aziendali e l’applicazione di disciplinari di produzione, modalità di ammasso, e destinazione a trasformatori delle materie prime di qualità superiore con marchi territoriali di qualità e provenienza (nell’ambito di contratti di coltivazione) per il riconoscimento di un maggior prezzo rispetto a quello comune mercantile e che possa consentire ai pastifici siciliani di realizzare paste e derivati con marchi che garantiscano tracciabilità, qualità e legame con il territorio».
Qual è lo step successivo?
«La realizzazione di un sistema costituito da “Fondazione, Servizi Regionali allo sviluppo, Territorio” potrà rendere stabile il trasferimento di una strategia di filiera aziendale che puntando alla qualità dell’agro-ambiente garantisca lo sviluppo dell’economia aziendale e territoriale; attraverso l’impiego di varietà pregiate di grano duro, l’inserimento nei sistemi colturali di nuove varietà di leguminose da granella e da foraggio, nell’ottica di un loro utilizzo anche per l’alimentazione umana, nell’ambito di nuove filiere di trasformazione, e zootecnica, l’applicazione di forme di gestione conservativa del suolo per il pieno rispetto del Reg. CE 1782/03 di creare buone condizioni agronomiche ed ambientali (aumento della sostanza organica nel suolo, stabilizzazione della struttura, gestione dei residui colturali e interventi per la prevenzione degli incendi). Questo modello di continuo aggiornamento di una filiera aziendale sostenibile è stato sviluppato ed applicato, come detto, nell’azienda Pietranera, punto di riferimento per il territorio dei Sicani e per l’area interna. Tutto questo è stato possibile grazie alle ricerche condotte ed in fase di svolgimento, che hanno consentito di stimare l’entità dell’azoto atmosferico fissato biologicamente di quasi tutte le leguminose da granella e da foraggio presenti nell’area interna, aspetto questo fondamentale della loro funzione di precedente colturale che ha consentito di ridurre l’impiego di input chimici, i costi, l’impatto sulle risorse non rinnovabili e di migliorare la qualità della produzione e dell’ambiente di coltivazione».
Un business che si integra col rispetto dell’ambiente, dunque…
«Una nuova augurabile agricoltura per l’area interna, basata su un principio di sostenibilità sia ambientale che economica e su un approccio olistico di sviluppo delle imprese agricole fondato su scelte varietali, l’impiego di itinerari tecnici sostenibili in rapporto ai caratteri di ciascun territorio, potrà consentire di sviluppare un tessuto pluriterritoriale, dove ogni unità applicando disciplinari che consentano di produrre senza inquinare salvaguardando il reddito e le risorse ambientali, fornisca materie prime e prodotti finiti garantiti da marchi di qualità e provenienza siciliani. Va comunque ribadito che lo viluppo di una simile agricoltura delle aree interne non può prescindere dall’istituzionalizzare un rapporto tra “Fondazione, Amministrazione Regionale e Territorio” che valorizzando le, peraltro, note potenzialità delle componenti istituzionali e territoriali, garantisca stabilità e continuità nel nuovo possibile sistema di sviluppo dell’economia delle imprese agricole delle aree interne».

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