Corbezzolo, pistacchio e palma nana. Sono solo tre delle quattordici specie mediterranee che, assieme a dodici specie vegetali esotiche, sono state studiate dal dipartimento di Agronomia ambientale e territoriale dell’Università di Palermo, in collaborazione con la sezione di Marsala dell’Ente di sviluppo agricolo e con l’assessorato Risorse Agricole e Alimentari della Regione Siciliana. Le ricerche svolte nell’arco di un biennio sulla produzione di tali essenze vegetali hanno messo in evidenza la possibilità di ampliare notevolmente il panorama di specie allevate in vaso, attingendo al vastissimo patrimonio genetico della macchia mediterranea e della flora esotica. Da un confronto tra le due tipologie di flora i ricercatori hanno proposto un’inversione dell’attuale tendenza del florovivaismo siciliano orientato prevalentemente verso le specie esotiche. Lasciando a queste ultime l’arredo, da sole o in associazione con quelle autoctone, di spazi ristretti (aiuole, balconi, terrazze, interni, ecc), gli studiosi propongono di destinare la flora autoctona alla costituzione del verde di qualsiasi tipo, urbano ed extraurbano, per il recupero delle aree degradate e non solo. Le essenze mediterranee evitano infatti i fenomeni di inquinamento paesaggistico, molto frequenti in Sicilia.
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