ROMA (21 maggio 2009) - Da un'analisi della Fao basata su quasi 50 anni di dati statistici relativi alle api, è emerso che le popolazioni di api domestiche sono aumentate di circa il 45%, grazie in gran parte alla diffusione degli alveari in aree come il Sud America, l'Asia orientale e l'Africa. Il risultato è stato pubblicato sull'ultimo numero di Current Biology. Non solo l'impollinazione per un'ampia gamma di frutta e verdura, ma anche la domanda di pappa reale, propoli e altri prodotti hanno contribuito alla crescita dell'apicoltura in alcuni luoghi, fa notare Eric Mussen, specialista del settore presso l'Università di Davis (California), che non è stato coinvolto nello studio guidato da Marcelo Aizen, professore presso l'Università nazionale di Comahue a Buenos Aires, in Argentina. Ma è il miele a spiegare la maggior parte della crescita delle api in tutto il mondo. La comune ape domestica (Apis mellifera) è stata portata nel Nuovo Mondo dall'Europa nel XVII secolo. Da allora è stata responsabile nel mantenere generosamente produttive molte colture, anche queste importate.
Poiché il misterioso fenomeno noto come “collasso degli alveari” (collapse disorder) continua a colpire centinaia di alveari - mettendo in pericolo, in particolare, il settore delle mandorle - viene oggi rivolta più attenzione ad altri impollinatori, compresi altri tipi di api, come quelle solitarie e quelle selvatiche da miele. Aizen spiega che, sebbene «le api da miele sono le più frequenti impollinatrici, non sono necessariamente le più efficienti». I bombi, per esempio, sono altrettanto efficienti nell'impollinazione di coltivazioni come quelle di zucche e cetrioli.
Fonte: www.scientificamerican.com