Si chiama Melanophila acuminata e si appresta a diventare la nuova frontiera per la prevenzione degli incendi. Non si tratta di un nuovo sistema di rilevamento del calore ma di un insetto, un coleottero Buprestide che riesce a “sentire” un incendio fino a 12 chilometri di distanza. Già centinaia di migliaia di anni prima che l’uomo avesse inventato gli odierni sistemi di rilevamento e misurazione a distanza delle fonti di calore (termografia, satelliti per la prevenzione di incendi e per la segnalazione di eruzioni vulcaniche), la Melanophila sapeva già percepire a grande distanza ogni radiazione calorifica, comparendo di colpo là dove scoppiava un incendio. Tanta tempestività appariva del tutto inspiegabile, finchè non si scoprì che questo Buprestide riusciva, grazie a speciali organi sensori, a localizzare il fuoco captando le radiazioni infrarosse (della lunghezza d’onda 2,5 – 4,0 nanometri). In questo modo il coleottero trova subito il legno carbonizzato, di cui si nutrono le sue larve, e vi depone le uova. Soltanto in tempi molto recenti si è sviluppata una nuova scienza, la Biomimetica, il cui intento è “lo studio consapevole dei processi biologici e biomeccanici della natura, come fonte di ispirazione per il miglioramento di attività e tecnologie umane”. E su queste basi l’Unep, agenzia delle Nazioni Unite, ha lanciato il Progetto Nature's 100 Best, che ha individuato, tra le duemila conosciute, le cento migliori idee tecnologiche suggerite dal mondo animale e vegetale.