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Catarratto, un vitigno da riscoprire |
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In passato ha creato benessere, oggi si coltiva nel Trapanese |
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PALERMO (3 aprile 2008) - Il fatto che il Catarratto occupi la maggior superficie vitata della provincia di Trapani dipende certamente sia dalle sue caratteristiche di resistenza ai parassiti della vite e agli stress, sia dalla facilità di gestione della sua maturazione e del periodo di raccolta. Se non intervenissero esigenze di mercato e qualitative, il viticoltore della Sicilia occidentale sceglierebbe prevalentemente questa varietà che gli ha assicurato, in passato, un reddito sicuro. L’impatto con i vitigni internazionali non è stato indolore, soprattutto per gli aromi e i sapori che i vini prodotti con le uve di questi ultimi possiedono, e per la facilità di gestione delle vinificazioni. Ben presto, tuttavia, apparve chiaro che il Catarratto possedeva doti |
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| che non potevano emergere con i consueti sistemi di gestione della produzione viticola e della vinificazione. La loro espressione, come riportato nel numero di Terrà appena uscito, richiedeva un’approfondita conoscenza della composizione dell’uva e dell’evoluzione di questa con la maturazione. Il Catarratto non è un vitigno a maturazione precoce e presenta caratteri positivi di cui la maggior parte dei vitigni internazionali difettano negli ambienti siciliani: non perde la sua acidità rapidamente in prossimità della maturazione e non sintetizza elevati contenuti di zuccheri. Per ottenere dal Catarratto vini di alta qualità bisogna però conoscerlo. Dagli studi effettuati dall’Enosis e dal Vivaio Federico Paulsen di Palermo si deduce che il momento migliore per la raccolta è quando l’uva raggiunge circa 200-220 grammi di zuccheri per litro di mosto. In queste condizioni, la tenuta dell’acidità è perfetta e il mosto contiene ancora elevate quantità di acido malico. Vanno evitati gli alti livelli di maturazione, in quanto l’acidità diminuisce eccessivamente e si perde l’equilibrio raggiunto nelle condizioni sopra specificate. I classici aromi varietali (terpeni, benzenoidi, norisoprenoidi) raggiungono il massimo livello a maturazione tecnologica e poco si avvantaggiano di uno spostamento nel tempo della vendemmia. Altri aromi, da poco messi in luce in questa varietà, potrebbero, invece, essere degradati col procedere della maturazione. Donato Lanati - Centro Enosis Meraviglia Fubine (Alessandria)
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||