Ragusa
A sud-sud/ovest della città di Ragusa, sorge l’altipiano
Ibleo, che forse meglio di qualsiasi altra cosa fotografa il territorio
della Provincia. Zona centrale di questa regione è Monte Lauro
(986 metri s.l.m.), la più alta vetta della provincia, un antichissimo
vulcano sottomarino spento le cui lave si raffreddarono senza cristallizzarsi,
formando tipiche rocce tondeggianti. La struttura originatasi da queste
lave si articola in forme smussate e terrazze digradanti sul piano litorale
(Piane di Lentini, Augusta, Siracusa, Pachino e Vittoria). Dal punto
di vista geomorfologico il territorio si diversifica in più ambienti
strettamente connessi tra loro con un complesso di tufi e basalti a
nord, con le zone costiere a sud tra i quali si trova l’altopiano
di Ragusa e Modica. La parte nord è caratterizzata da creste
montuose comprese tra i 500 e i 1000 metri s.l.m., da cui si originano
brevi corsi d’acqua per lo più a carattere torrentizio
(Ippari, Birillo, Irminio, Tellesimo e Tellaro), mentre, più
a sud, l’altopiano è costituito prevalentemente da tavolati
di diverse estensioni che raggiungono i 300 metri s.l.m. presentandosi
profondamente solcati da selvagge valli fluviali. Le zone costiere estese
per circa 100 km., sono costituite da formazioni sabbiose e pantani,
oltre che da una serie di isolotti e scogli tra cui si ricorda quello
di Porri.
A settentrione si trovano le zone più interessanti dal punto
di vista ecologico, dove vi sono alcune nicchie che ospitano complesse
associazioni vegetali all’interno delle quali vive una particolare
ed interessante fauna selvatica, tra cui ricordiamo la Trota macrostigma,
esclusiva di pochi fiumi siciliani. A testimonianza di queste peculiarità
naturalistiche insistono sul territorio cinque aree protette istituite
(Pino di Aleppo e Pinete di Vittoria, Cava Randello, Macchia Foresta
del Fiume Irminio, Isola dei Porri e Pantani della Sicilia sud-occidentale)
e numerosi Siti di Interesse Comunitario (SIC) e uno di questi siti
è appunto il Monte Lauro dove si trovano, in un paesaggio aspro
e brullo, lembi di latifoglie, conifere e profonde incisioni fluviali
che scendono a raggiera verso valle. Questo territorio del ragusano
costituisce inoltre una stazione di passaggio nelle rotte migratorie
dei falconiformi che si dirigono verso i Peloritani. Nell’entroterra
ragusano di particolare interesse risulta essere il corso d’acqua
Acate o Birillo, il quale nella parte montana ha una portata d’acqua
non indifferente. Questo fiume, superate le strette gole del Paratore
e del Palaunisi, viene sbarrato e crea il Lago di Irillo, il più
grande lago costiero siciliano, dove svernano gli anatridi. Dopo aver
inciso profondamente il tavolato di Acate, il fiume omonimo sfocia lambendo
il territorio nisseno nei pressi del Biviere di Gela a circa 40 km.
dalle sorgenti. Di particolare interesse è anche la Riserva Macchia
Foresta del Fiume Irminio (130 ha.).
La costa con un ambiente dunale a macchia mediterranea alofita, ginestra
e ginepro si estende in maniera frammentaria e variegata. All’interno
di questo contesto naturale ed in prossimità del territorio di
Scicli la macchia foresta si estende per circa 1 km. nella zona retrodunale
compresa tra Marina di Ragusa e Plaja Grande; qui si trovano specie
di elevato valore scientifico particolarmente sviluppate, come il Ginepro
coccolone. Per quanto riguarda la vegetazione delle dune è costituita
da alti cespugli, piccoli alberi, arbusti a foglie persistenti che si
sono adattate ad ambienti estremi come quelli alofili. La riserva ospita
un numero consistente di uccelli stanziali e migratori, nonché
di mammiferi e rettili. Molto interessanti sono anche gli ambienti di
foce ivi presenti, che sono Siti di Interesse Comunitario (SIC). A circa
2 km. dalle belle spiagge di Ispica, emergono dal mare tre isolotti.
di cui il più grande è l’Isola dei Porri (circa
1 ha.), che non supera i 5 metri di altezza s.l.m.. L’isola costituisce
un’area protetta e insieme un sito di interesse comunitario per
la vegetazione, la quale è dominata dall’Allium Apeloprasum,
(in dialetto porro), ed è ricca di specie endemiche che si sono
adattate in modo straordinario alle particolari condizioni pedoclimatiche
di questo luogo.
Siracusa
La regione siracusana occupa l’estrema propaggine sud-orientale
della Sicilia (2019 kmq.) tra la pianura alluvionale catanese e le coste
del Mediterraneo e dello Ionio, raggiungendo, nel punto più a
sud, una latitudine più bassa di quella di Tunisi. Prevalentemente
collinare (le altimetrie non superano i 1000 metri s.m.l.) il territorio
è caratterizzato da tre ambienti particolari e di rilevante pregio
naturalistico: i tavolati dei Monti Iblei, le zone umide costiere, i
tratti di scogliere marine. La costa è piuttosto uniforme, ad
eccezione della porzione centrale del litorale ionico ove si aprono
le ampie insenature di Augusta e Siracusa. Essendo stata un bassofondo
marino, sede di eruzioni, l’area è caratterizzata da antichi
espandimenti lavici, precedenti alla nascita dell’Etna, dalle
vaste estensioni di piani di tufi calcarei pliocenici e, verso Ragusa,
bituminosi. In questi tavolati si aprono ampie fratture dette cave,
solcate da numerosi corsi d’acqua (Anapo, Cassibile, Tellaro,
Asinaio) che divergono sino alle strette pianure costiere. Il paesaggio,
tipicamente carsico, è caratterizzato da doline, superfici di
corrosione, scannellature, vaschette di corrosione, fori di dissoluzione,
ingrottamento dei corsi d’acqua e numerose cavità naturali,
oltre a delle incisioni. Ambienti, questi, che non trovano altro riscontro
in tutta l’isola e che assumono straordinarie valenze naturalistiche
e paesaggistiche dovute al clima particolare, all’alto livello
di umidità, alla presenza d’acqua e alla scarsa pressione
antropica. Ciò ha consentito la sopravvivenza di una fauna selvatica
ricca e diversificata, nonché la presenza di una lussureggiante
e preziosa vegetazione mediterranea in un imprescindibile rapporto tra
integrità ambientale e equilibrio ecologico.
A questo ambiente segue, a sud di Pachino, un continuo di saline, pantani,
estuari e foci di fiumi, piccole rade, tratti rocciosi, zone dunali,
ambienti ricchi di vegetazione idrofila ed alofita e di una straordinaria
presenza di avifauna. Si tratta di biotopi in stretta interdipendenza
tra loro, ormai rarissimi in Sicilia, e pertanto di rilevante valore
scientifico, tanto da essere inseriti tra quelli di interesse internazionale
previsti dalla convenzione di Ramsar (Vendicari). A tutela della ricca
biodiversità che caratterizza questa piccola provincia, sono
state istituite 10 riserve naturali (Isola delle Correnti, Isola di
Capo Passero, Oasi faunistica di Vendicari, Torrente Cavagrande di Cassibile,
Grotta Monello, Pantalica, Valle dell’Anapo e torrente Cavagrande,
Fiume Ciane e Saline di Siracusa, Grotta Palombara, Saline di Priolo,
complesso speleologico Villasmundo), tre aree marine protette (Pantani
di Vendicari, Isola di Capo Passero e Penisola della Maddalena, Capo
Murro di Porco), numerosi Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione
Speciale come la Valle dell’Anapo che si estende per quasi 4000
ha. e che costituisce un complesso culturale di grande interesse geomorfologico,
paesaggistico, storico-archeologico, etnoantropologico e naturalistico.
Dal Monte Lauro nasce il Fiume Anapo, che è il principale dei
numerosi corsi d’acqua perenni degli Iblei, nonché uno
dei maggiori della Sicilia per lunghezza. Questo fiume è solitamente
suddiviso in tre tratti che rispecchiano le sue caratteristiche geomorfologiche.
Il primo, tra Monte Lauro e Palazzolo Acreide, si estende su un vasto
ed arcuato altopiano. Il secondo tratto si incanala in una valle dalla
caratteristica conformazione a cava dove diviene prima stretto e con
pareti ripide, poi tortuoso con ampi meandri dove la vegetazione cresce
rigogliosa sia sul fondo, sia sui fianchi. Qui insiste il più
imponente degli insediamenti preistorici, poi paleocristiani, della
valle: la necropoli di Pantalica (Cava Grande), costituita da migliaia
di tombe distribuite lungo la parete.
Il carattere morfologico che contraddistingue Pantalica è costituito
dalle numerose cavità sotterranee ricche di stalattiti, stalagmiti
e concrezioni varie che si aprono lungo le pareti a strapiombo incise
dai fiumi (Grotta Trovata, Grotta dei Pipistrelli, Grotta del Mortaio,
Inghiottitoio del Calcinara). Nel terzo tratto la valle diviene più
ampia e arcuata e, per effetto dell’erosione del condotto di un
centro eruttivo del miocene medio-superiore, si può osservare
l’ampia depressione di Costa Giardini. L’alta Valle dell’Anapo
ospita nelle diverse cave importanti associazioni vegetali mediterranee
e idrofile. Nella fitta vegetazione ripariale sono molto significativi
gli aspetti arborei con Platanus orientalis, Salix pedicellata, Populus
nigra e Palba, e quelli cespugliosi con Nerium oleander, Clematisa vitalba,
Mirtus communis, Equisetum ramosissimum, Solanum dulcamara, Sambucus
nigra, Adianthum capillus veneris; gli aspetti erbacei con le idrofile
Sparganium erectum e Tipha latifoglia. Nelle rupi al di sotto dell’altopiano
vegetano Putoria calabrica, Elicrisum scandens, Dianthus cartusianorum,
Capparis in spinosa e le gialle Euphorbie tipiche del paesaggio delle
cave siracusane. La fauna annovera alcuni importanti rapaci, numerosissimi
passeriformi, rettili e mammiferi.
Altra rilevante area d’interesse naturalistico è la Riserva
Naturale di Vendicari (1330 ha. circa), una delle poche zone umide costiere
d’importanza internazionale d’Italia. Caratterizzata da
un’ampia spiaggia a formazioni dunali, tratti rocciosi e da una
serie di pantani salmastri (Pantano Piccolo, Grande, Roveto, Sichilli,
Scirbia) essa annovera preziose associazioni vegetali proprie di questi
sistemi in una grande varietà di specie, tra cui alcune sono
ormai quasi scomparse nel resto della Sicilia. In particolare a Vendicari
si trovano singolari associazioni fitosociologiche quali Salicornietum
radicantis, Suadetum maritimae, nonché essenze quali Juniperus
macrocarpa e Pancaratium maritimum che arricchiscono la flora selvatica
del territorio. Questa varietà di ambienti, ancora assolutamente
incontaminati, racchiude variegate nicchie ecologiche non rinvenibili
altrove: qui si rifugia un elevato numero di specie di animali ormai
rare e a rischio. Perciò Vendicari rappresenta un’area
nevralgica nelle rotte migratorie e di svernamento di svariate specie
dell’avifauna: la Satola, l’Airone Cinerino, le Cicogne
Bianche e Nere, il Fenicottero, il Mignattaio, l’Oca selvatica,
il Gabbiano rosa e il Cavaliere d’Italia.