Itinerario Naturalistico della Provincia di Catania
 
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È la seconda provincia della Sicilia per estensione con un territorio di 3552 kmq.; è la più densamente popolata e si estende tra la costa jonica della Sicilia e le province di Messina, Enna, Caltanissetta, Ragusa e Siracusa, proprio lungo la fascia di demarcazione strutturale tra la placca africana e quella europea. Entro tali confini rientrano il vulcano Etna, buona parte della Piana di Catania, il versante nord-occidentale dei Monti Iblei e la sezione meridionale dei monti Erei, oltre ad un ampio tratto del versante meridionale dei monti Nebrodi e una piccola porzione dei monti Peloritani. Con queste caratteristiche si deduce che il territorio catanese costituisce un insieme di ambienti straordinariamente vari e preziosi, sia dal punto di vista geologico, sia dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

La pianura alluvionale si è costruita in conseguenza delle alluvioni del Simeto e dei suoi affluenti, Dittaino, Gornalunga e Margi e occupa la parte più bassa del bacino che prosegue con la Piana di Lentini. Questa pianura costituisce una vasta conca, un tempo paludosa, delimitata dagli estremi versanti dell’Etna e dagli ultimi edifici dei monti Erei e degli Iblei. Nel versante jonico si sviluppa “l’avanfossa Catania-Gela” che divide la placca eurasiatica da quella africana e la costa si presenta con una molteplicità di morfologie ed ecosistemi che si susseguono lungo una sponda pressoché retta con rigogliosi costoni basaltici a picco sul mare, litorali ghiaiosi e ciottolosi, faraglioni e isolotti, oltre a preziose zone fociali, dunali e retrodunali alle quali si accostano bianche scogliere che segnano il limite meridionale del Golfo di Catania al confine con la provincia di Siracusa. Le acque che bagnano questo tratto costiero dove si apre la fossa tettonica Ibleo-Maltese sono particolarmente ricche di fauna costiera e pelagica.

Importante è il sistema idrografico che annovera fiumi dalle considerevoli portate quali il Simeto, l’Alcantara, il Dittaino e il Gornalunga. In prossimità degli stessi riscontriamo numerosi habitat dai paesaggi incontaminati e l’interesse naturalistico di questi ecosistemi è testimoniato dal fatto che gran parte del territorio provinciale ricade nella perimetrazione del Parco Naturale dell’Etna, del Parco Fluviale dell’Alcantara e del Parco Naturale dei Nebrodi. Inoltre sono state istituite sia un’area marina protetta come quella dell’Isola Bella, sia sette riserve naturali (Oasi del Simeto, Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi, la Timpa di Acireale, il Complesso Immacolatella e Micio Conti, Fiume Fiumefreddo, Ingrottato Lavico del Simeto e Bosco di Santo Pietro), oltre a numerosi siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale. Tra le varie aree di interesse naturalistico, l’Etna rappresenta con i suoi 3350 metri sul livello del mare, la vetta più alta della Sicilia.

L’edificio vulcanico ha oggi l’aspetto di un cono che appare come una sorta di maestosa piramide tronca, scavata dall’ampia e profonda voragine della valle del Bove e delimitata a nord e a sud da due imponenti coni al centro dei quali si apre il cratere principale. Il suo profilo presenta strutture che ne alterano la morfologia, apparentemente regolare, con gradini, terrazze e centinaia di coni secondari che risultano essere più di 200, come la valle del Bove, che si apre precipitando per mille metri sul fianco orientale tra le opposte “Serre” del Salifizio e delle Concazze. Questi coni si aprono prevalentemente lungo fasce di debolezza dell’edificio vulcanico; infatti si sono verificate numerose eruzioni lungo fessure aperte sui fianchi del vulcano, che ne hanno determinato la formazione portando in alcuni casi a coni particolarmente grandi come il Monte Minardo, il Monte Ilice, i Monti Rossi e i Monti Silvestri. L’Etna può essere considerato come un grande laboratorio naturalistico, non soltanto per la sua origine e per i fattori fisici che lo connotano, ma anche per le peculiarità biologiche direttamente correlate alla straordinaria varietà di fattori ambientali che caratterizzano il vulcano. Si ricorda che l’Etna è il più alto vulcano attivo del continente europeo e uno dei maggiori del pianeta. La flora naturale qui presente è particolarmente ricca, varia e eterogeneamente distribuita, tanto da causare con l’altitudine repentini ed inattesi mutamenti del paesaggio.

Tale peculiare diversità viene divisa dagli studiosi in tre successivi piani o orizzonti altitudinali, come il mediterraneo basale, quello montano mediterraneo e quello alto-mediterraneo, ciascuno caratterizzato dal dominio di alcune specie vegetali. Questi piani sono discontinui in quanto cambiano in funzione dell’esposizione del clima e della natura dei terreni. Il primo di questi piani va dalla costa ai 1400-1500 metri s.l.m., dove insistono colture e vegetazione spontanea rappresentata da querce sempreverdi e caducifoglie, castagno, bagolaro di Tournefort, unica presenza in Italia, mentre, tra le specie endemiche del territorio, ritroviamo la ginestra dell’Etna con caratteristico portamento arboreo. L’orizzonte superiore è compreso tra i 1500 e i 2300 metri s.l.m. ed è connotato da boschi di faggio e dalla presenza localizzata della betulla, entrambe specie relitte di un periodo a clima più freddo. La betulla, in particolare, ha subìto delle modificazioni genetiche causate dall’isolamento prodotto dalla fine del periodo glaciale, cosicché oggi costituisce l’unico endemismo arboreo etneo.

Tra i 2100 e i 2500 metri s.l.m., si trova anche l’Astragalo dell’Etna o Spino santo, i cui pulvini spinosi ricoprono le nere distese di ceneri e lapilli. Queste piante dal caratteristico portamento plagiotropo hanno uno sviluppato apparato radicale che stabilizza i terreni incoerenti offrendo rifugio ad altre specie più delicate tra cui alcuni endemismi dell’Etna: Viola etnensis, Senecio etnensis, Rumex etnensis, Saponaria etnensis. Al di sopra dell’Astragaleto, dove le condizioni ambientali diventano estreme, riescono a vivere delle piccole pioniere di altitudine, quasi tutte endemiche ed esclusive che si spingono con tenacia diradandosi sempre più sino all’estremo limite possibile della vita. Anche la fauna etnea è qualitativamente significativa. Pur non annoverando specie endemiche ed esclusive, è da notare che fra i mammiferi sono presenti alcuni carnivori quali la volpe, la donnola, il gatto selvatico, il furetto, la martora ed alcuni roditori quali il ghiro, il moscardino ed il quercino. Numerosi sono anche i pipistrelli che popolano le grotte dell’Etna, mentre sono più di cento le specie di uccelli censite, tra cui ricordiamo l’aquila reale, il falco pellegrino, il nibbio reale, lo sparviere, la cincia mora, lo zigolo e la coturnice.
 
 
Valle del Bove
Escursione che si svolge in parte su strade sterrate e sentiero, in parte su difficile terreno naturale dove, in inverno, è utile munirsi di piccozza e ramponi per la discesa dentro la Valle del Bove. Lungo la strada che da Zafferana Etnea sale al rifugio Sapienza (a 1910 metri s.l.m.), s’incontrano, dopo 11,5 km, delle costruzioni a fianco delle quali parte una strada sterrata che si inoltra dentro l’evidente Vallone Acqua Rocca degli Zappini, detto anche dell’acqua Rocca a causa della bella parete lavica alta circa 65 metri che vi sorge (storica palestra di roccia attrezzata) e che è visibile già dalla strada. Poco prima del termine della strada sterrata, sulla sinistra, si apre un sentiero che sale nel bosco, portandosi al di sopra della parete, quindi è necessario proseguire lungo un canale sabbioso che conduce alla cresta della Serra del Salifizio a circa 1720 metri, da cui si scende a sinistra aggirando un dicco (guglia lavica). Ci si inoltra quindi per la faggeta e si scende a nord nella Valle del Bove (in inverno in questo tratto si può trovare neve dura), il cui fondo è sconvolto dalla lava fuoriuscita durante le eruzioni del 1991 e del 1993. Dal fondo della valle si può costeggiare la base della Serra del Salifizio per poi dirigersi a nord-ovest, ai piedi del grande scivolo che scende dal Piano del Lago.

 
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