Itinerario Naturalistico delle Province di Caltanissetta & Enna
 
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Con un territorio di 2563 kmq., la provincia di Enna è, per definizione, il cuore della Sicilia unitamente ai 2128 kmq. della provincia di Caltanissetta. Il territorio di Enna occupa l’altopiano compreso tra le Madonie, i Monti Nebrodi, la piana di Catania, i monti Iblei, la valle del Salso e l’altopiano solfifero del nisseno. In questo altopiano le colline si succedono in modo irregolare e confuso, cosicché il paesaggio appare ondulato. L’insieme di queste colline prende il nome di Monti Erei, caratterizzati da un succedersi di ampie vallate che assumono la forma di un ventaglio delimitato dai versanti montuosi dei Monti Nebrodi meridionali e dei rilievi degli Erei. Questi ultimi, in particolare, costituiscono la propaggine orientale dell’altopiano solfifero, il quale degrada ad est verso la Piana di Catania, e l’apparato vulcanico etneo. L’altopiano solfifero si spinge ad oriente del Fiume Salso e trapassa in un altro sistema, in parte più elevato: quello degli Erei.

Qui, i terreni gessoso-solfiferi sono ricoperti da depositi marini più recenti che costituiscono spesso ripide scoscese placche nelle quali si sono generati avvallamenti di tipo carsico, uno dei quali è il lago di Pergusa. Gli Erei rappresentano un complesso ed articolato sistema orografico accidentato, improntato da un alternarsi di ampie cime, comprese tra 600 e 1200 metri di quota, che emergono da un paesaggio di coltivi caratterizzanti il territorio. Tra questi, Monte Altesina (1192 metri s.l.m.) è la vetta più alta. Proprio in queste aree sono concentrate alcune tra le più importanti emergenze naturalistiche della provincia. Più a sud del capoluogo tale sistema montuoso lascia il posto a quell’ampia regione che in passato era interessata dalle attività estrattive dello zolfo. La copertura vegetale autoctona qui è relegata a piccole aree che lasciano il posto ad imboschimenti con essenze esotiche. Gli aspetti naturalistici del territorio sono evidenziati dalle cinque riserve naturali (Monte Altesina, Sambughetti Campanito, Vallone di Piano della Corte, Lago di Pergusa, Rossomanno-Grottascura-Bellia). Inoltre numerosi Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale completano la protezione di interessanti habitat montani.

Il Lago di Pergusa, esteso per 400 ha., è il più esteso bacino lacustre naturale della Sicilia. La sua particolare importanza è da attribuire alla sua unicità geologica: il lago è infatti di origine tettonica. Quest’ampia zona umida ospita una varietà eccezionale di specie dell’avifauna, sia stanziale che migratoria, particolarmente pregiata (Alzavola, Fischione, Moriglione, Falco di Palude, Moretta Tabaccata e Sterpazzole di Sardegna). Mentre un tempo questo lago, leggermente salmastro, era circondato da querceti rigogliosi ed estesi, oggi esso ospita soltanto una ricca flora costituita da due fitte fasce che lo circondano, mentre le colline circostanti sono rivestite da una pineta impiantata. Peculiare delle acque di Pergusa è il fenomeno periodico dell’arrossamento delle acque che si verifica circa ogni dieci anni. Questo fenomeno è il risultato di una complessa attività sinergica tra le acque solforate e la presenza di solfobatteri che partecipano al ciclo dello zolfo. Scomparsa la fauna ittica, sopravvivono sulle rive numerosi anfibi e rettili. Un punto di interesse è sicuramente Monte Sambughetti (1558 metri s.l.m.), una dorsale parallela a quella principale dei Nebrodi che, insieme ai vicini Laghetti Campanito (1257 metri s.l.m.), costituisce una Riserva Naturale Orientata di 2300 ha. La preziosità di questo ambiente si deve alla ricca biodiversità che ha consentito la sopravvivenza di specie animali ormai estinte o rarissime nel resto della Sicilia.

La parte sommitale di Monte Sambughetti è avvolta dal bosco della Giumenta che è costituito da una bellissima faggeta. Sul versante orientale del rilievo troviamo inoltre una piccola stazione di sughera associata ad esemplari di cerro-sughera. Altra area di interesse è il Bosco di Sperlinga e l’Alta Valle del Fiume Salso che costituiscono un Sito di Interesse Comunitario (SIC). L’area geografica interessata da questi siti, costituisce un habitat di importanti ed estese formazioni di querce caducifoglie in cui predomina la roverella, accompagnata da specie arbustive tipiche del Mediterraneo. Il Fiume Salso è uno dei pochissimi corsi d’acqua siciliani che assume un aspetto propriamente fluviale. Nella parte più a monte il fiume si impreziosisce con foreste riparali a galleria di Salix alba e Populus alba. L’istituzione della riserva si deve però all’importante fauna eurialina che popola le acque del fiume nel tratto in cui attraversa l’altipiano gessoso-solfifero.

Il Nisseno
L’area del nisseno (2128 km q2), consta principalmente di un altopiano gessoso-solfifero, compreso tra le valli dei fiumi Platani, a ovest, e Imera meridionale, ad est. Questo altopiano è costituito da una successione di tavolati irregolari debolmente inclinati verso sud ovest. In particolare, la formazione gessoso-solfifera affiora nel bacino centrale siciliano occupando una superficie di circa 5000 kmq. distribuita tra le province di Caltanissetta, Agrigento ed Enna. La nascita di questa formazione è attribuibile ai movimenti orogenici verificatisi durante il Miocene e il Pliocene, durante il quale alcuni lembi della terra si sovrapposero ad altri costituendo l’odierna catena appenninica siciliana. Un conseguente effetto di tali movimenti fu lo sprofondamento della vasta area immediatamente a sud della catena che costituisce una zona di accumulo, colmata dai prodotti di smantellamento erosi dalla catena appenninica stessa (Fossa di Caltanissetta).

Su questo deposito si formarono le evaporiti, la cui composizione è strettamente legata a quella dell’acqua marina da cui derivano per effetto dell’evaporazione dovuta alla chiusura del bacino del Mediterraneo circa sei milioni di anni fa. L’odierna morfologia del territorio è una diretta conseguenza dei movimenti tettonici quali i sollevamenti, deformazioni, ribaltamenti, piegamenti, che nel corso degli anni hanno stravolto il paesaggio. Questo è adesso rappresentato da tavolati poco acclivi in cui si susseguono morbide colline che dolcemente confluiscono le une nelle altre con leggere rotture di pendenza. Tra le colline si insinuano diversi corsi d’acqua, sia a carattere stagionale, sia dalle portate considerevoli. Il paesaggio è reso più eterogeneo per effetto della brusca emersione di crostoni gessoso-carbonatici isolati e di banchi di calcare concrezionato. Caratterizzati entrambi da cavità carsiche che localmente sono denominate “Zubbi”. L’insieme di questi elementi crea un paesaggio fortemente suggestivo, impreziosito dai cromatici virtuosismi dati dal susseguirsi delle stagioni. Questi biotopi sono molto importanti, sia per la loro qualità, sia per la complessità legata agli elementi faunistici, floristici e geologici che, per il loro pregio, sono stati sottoposti a vari vincoli di tutela.

Tra questi spiccano le sette Riserve naturali (Biviere di Gela, Sughereta di Niscemi, Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale, Lago Soprano, Monte Conca, Lago Sfondato, Riserva Geologica Contrada Scaleri), un parco minerario e numerosi siti di interesse comunitario e protezione speciale. La porzione meridionale del territorio nisseno, che si affaccia sul mare d’Africa, è caratterizzata soprattutto da ampi sistemi dunali e retrodunali e accentuate balze costiere che diversificano la fisionomia di queste terre marginali dal settore settentrionale dell’altopiano centrale. Gli aspetti vegetazionali costituiti da essenze arboree di significativa pregevolezza e estensione sono riscontrabili in tracce nella Sughereta di Niscemi, oggi Riserva Naturale Orientata. Gli esemplari che troviamo nella Sughereta sono prevalentemente plurisecolari e monumentali alberi di Sughera, associati a specie arboree, arbustive ed erbacee tipiche della macchia mediterranea. Tra questi spicca l’Helianthemum sanguineum che, fino a pochi anni fa, costituiva un’importante risposta economica per il territorio. L’area protetta si estende per quasi 3000 ettari e ospita una ricca e variegata avifauna.

In particolare la Riserva è orientata verso la protezione di specie vulnerabili elencate nella lista rossa degli uccelli nidificanti in Sicilia. Dal punto di vista geologico un’interessante manifestazione legata ad attività vulcanica nella fase idrotermale è costituita dalle Maccalube, vulcanelli di fango freddo allineati tra loro come se si trovassero lungo una faglia. Le Maccalube sono ubicate nella contrada Botagro del comune di Milena. Un importante edificio appartenente alla serie gessoso-solfifera siciliana è il Monte Conca (437 metri s.l.m.). Il rilievo montuoso costituisce una Riserva Naturale Integrale che ricade in una delle aree carsiche di maggiore entità del territorio. L’altopiano di cui fa parte è compreso tra i fiumi Imera Meridionale e Platani, immediatamente a ridosso della provincia di Agrigento. Il rilievo presenta numerose cavità carsiche molto interessanti per lo studio della circolazione idrica e della speleogenesi in rocce gessose, quali ad esempio l’Inghiottitoio e la sua risorgenza (Grotta di Carlazzo). L’inghiottitoio, impreziosito da belle formazioni minerali, si apre nel versante sud di monte Conca. La risorgenza si apre nel versante nord del rilievo ed è interessata da una falda perenne. Il rilievo è ricoperto da una fitta ed intricata vegetazione arbustiva e da numerose specie erbacee, nonché da una buona quantità di mammiferi ed uccelli. Questi elementi conferiscono una bellezza selvaggia e incontaminata al paesaggio. Non meno rilevante è il contiguo tratto del fiume Gallo d’Oro.

 
 
L’area Ennese
Il Monte Sambughetti (1558 metri) è l’ultima cima di una certa importanza che si incontra verso ovest, prima della catena delle Madonie. Si innalza direttamente dall’altipiano dei Nebrodi ed è facilmente raggiungibile, almeno sul versante est, grazie alla SS 117 che taglia i Nebrodi passando per Mistretta e il colle del Contrasto ai piedi di questa cima. È completamente boscosa sul suo versante settentrionale, ricco anche di sorgenti e con un piccolo e bello stagno, il laghetto Campanito, posto nelle vicinanze dell’omonima cima secondaria. Recentemente sono stati segnalati con bolli di colori diversi gli itinerari escursionistici di questa montagna che si svolgono prevalentemente su stradelle della Forestale; inoltre, ai bivi dei sentieri e all’inizio della stradella che immette nel circuito di sentieri, è stato posto un cartello con la carta in scala 1:10.000 della montagna con i sentieri riportati.

Per il versante ovest dell’escursione dentro il bosco che si svolge lungo una strada in terra battuta e su sentiero nella parte più alta. Dislivello: 335 metri. Dal colle del Contrasto (1107 metri) si percorre una strada non asfaltata verso l’evidente monte Sanbughetti (ovest), e si giunge ad un bivio dove si trova il cartello indicatore con riportata la pianta della montagna. Qui si lascia la macchina. Si percorre la strada di destra che si segue per circa 1,5 km. fino a un ulteriore bivio, quindi per la strada a destra (ovest) per 1 km. fin sotto la sella, tra una piccola vetta secondaria, il monte Trippatura (1475 metri) e la cima della montagna. Si lascia la strada e si percorre un sentiero che sale alla sella e percorre la dorsale che scende dalla cima (ore 1.40).

 
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