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Itinerario
Naturalistico della Provincia di Agrigento |
La
provincia di Agrigento occupa il territorio situato tra i Monti Sicani
a nord e il Mar Mediterraneo; mentre ad est e a ovest è delimitato
da due corsi d’acqua, il Salso o Imera Meridionale e il Belice.
Questa vasta area si estende per 3041 kmq. ed è caratterizzata
da ambienti ricchi di biodiversità fra i quali quelli più
significativi risultano essere almeno quattro: i rilievi calcarei dei
Monti Sicani, la porzione meridionale dell’altopiano solfifero,
le dune costiere e l’arcipelago delle isole Pelagie. La parte agrigentina
dei Monti Sicani è costituita da rilievi calcarei con profili aspri
e decisi che vanno oltre i 1000 metri di altezza creando un paesaggio
ricco di contrasti. Tale complesso è seguito da numerose colline, prevalentemente argillose, in cui riscontriamo un secondo tipo di ambiente che è identificato con la vasta regione dell’altopiano gessoso-solfifero. Qui il paesaggio si presenta come un intricato complesso di colline e pianure solcato da larghe vallate dove si trovano altopiani di gesso scavati dalle acque e numerosi sistemi di grotte e “zubbi” (cavità carsiche). In questa area unica nel suo genere, si trovano numerose miniere di zolfo, oggi in disuso, che creano un paesaggio molto suggestivo. La fascia litoranea è composta da larghe insenature sabbiose, brevi tratti frastagliati, alte falesie argillo-marnose, zone fociali e ampi sistemi dunali. Le sabbie finissime e dorate che si trovano nel litorale le conferiscono un valore eccezionale dal punto di vista sia ambientale che paesaggistico, anche perché i rilievi di sabbia vengono continuamente modificati dalla potente azione dei venti che si spingono fino all’entroterra. Nonostante le precarie condizioni ambientali (precipitazioni scarse, temperatura della superficie sabbiosa molto elevata, carenza di sostanze nutritive e salsedine), le dune sono colonizzate da una flora annuale varia e ricca che, nel corso del proprio adattamento, ha potenziato gli accorgimenti e i meccanismi fisiologici necessari alla sopravvivenza in condizioni assolutamente sfavorevoli. Si tratta in prevalenza di erbe plagiotrope capaci di riemergere dalla sabbia dopo essere state ricoperte. Tra queste va ricordato lo splendido Lilium pancratium, prezioso indicatore ecologico, ormai raro in Sicilia, mentre nelle dune più solitarie e meno disturbate depone le sue uova la tartaruga marina (Caretta caretta). L’intero territorio agrigentino è solcato da numerosi corsi d’acqua che, per gran parte, hanno le proprie sorgenti sui monti Sicani. Tra i più importanti citiamo il Sosio-Verdura, il Platani, il Salso, il Magazzolo e il Naro. Particolare pregio naturalistico e paesaggistico ha inoltre l’arcipelago delle Pelagie costituito dalle isole di Lampedusa, Linosa e Lampione. Tutti questi ambienti in cui si trova una ricca flora ed una fauna variegata sono protetti attraverso otto riserve naturali (Monte San Calogero, Monte Kronion, Foce del fiume Platani, Torre Salsa, Grotta di Sant’Angelo Muxaro, Monte Cammarata, Maccalube di Aragona, Isola di Linosa e Lampione e Isola di Lampedusa), oltre a un’area marina protetta (AMP delle Isole Pelagie). I monti Sicani costituiscono un area di circa 1000 kmq. che ricade sia nel territorio agrigentino, sia in quello palermitano. I suoi confini sono delimitati dalla Serra del Leone e dal Monte Cammarata. Tra le cime che ne fanno parte ci sono quelle delle alte valli del Sosio e del Belice, quelle di Prizzi e Lercara, della Busambra, del Genuardo e di Caltabellotta. Questi rilievi, prevalentemente carbonatici, si presentano scoscesi, irregolarmente ripartiti, completamente isolati o confusamente aggregati tra loro, con profili decisi che raggiungono ben oltre i 1000 metri di altezza. I Monti Sicani costituiscono una delle aree più significative dal punto di vista naturalistico come testimoniano i fitti boschi, i verdeggianti pascoli d’altura, i fiumi, i torrenti e le elevate vette che caratterizzano un paesaggio integro. Da un rilevamento dell’Istituto di Botanica dell’Università di Palermo sono risultate presenti 783 specie botaniche, di cui 47 endemiche; pertanto nella zona sono state istituite numerose riserve naturali. In essi è possibile ammirare, tra l’altro, lembi di quelle foreste mediterranee che, un tempo, sicuramente ricoprivano gran parte della Sicilia. Tra i rilievi dei Monti Sicani è da menzionare il Monte Cammarata, che costituisce la vetta più alta con i suoi 1578 metri s.l.m., il quale occupa una superficie complessiva di oltre 2000 ha., insieme ai rilievi che le fanno da corona (Monte Gemini, Pizzu della Rondine, Cozzo Panepinto, Cozzo Minavento, Serra della Moneta e Serre di Quisquina). Sulla sommità del Monte Cammarata sono state rinvenute 150 specie vegetali, di cui alcune costituiscono rari endemismi. Dalle alte vette dei Sicani si può passare, in poco tempo, a un paesaggio fluviale d’interesse naturalistico come la Riserva Naturale Orientata della Foce del Fiume Platani. L’ampio e sinuoso delta è incastonato tra le bianche rupi di Capo Bianco e il suo pregio naturalistico è dovuto in particolar modo ai suoli sabbiosi fortemente instabili e permeabili caratterizzati da una vegetazione tipica che resiste alle notevoli escursioni termiche e alla violenta azione dei venti. Un paesaggio caratterizzato da vigneti, oliveti ed architetture rurali (case rurali, masserie, bagli, trappeti), che offre anche spiagge incontaminate ed un mare limpidissimo come Porto Paolo di Menfi, nonché paesaggi incantevoli come quello del bosco Risinata e dal lago Arancio, in territorio di Sambuca di Sicilia, reso ancor più suggestivo quando in periodi di siccità, con l’abbassarsi del livello d’acqua è possibile intravedere i resti della fortezza di Mazzallakkar, testimonianza della presenza degli arabi in queste terre. Infine per chi vuole abbinare il soggiorno al benessere si può recare a Montevago, ove in un'area in aperta campagna nelle vicinanze del fiume Belice, sorge il centro termale "Acqua Pia" oppure presso il centro termale di Sciacca, comprendente anche lo stabilimento delle stufe vaporose di San Calogero sul Monte Kronio. |
Arcipelago
delle Pelagie Un ambiente completamente diverso, con maggiori affinità a quello africano, è costituito dall’arcipelago delle Pelagie il quale è composto da tre isole: Lampedusa, Linosa e Lampione le quali distano più di 200 km. dalla costa meridionale della Sicilia. Essendo una propaggine calcarea dell’altopiano tunisino, Lampedusa ne reca inconfondibili tracce: la struttura calcareo-dolomitica, il clima, la flora e la fauna sono infatti affini a quelle delle coste libiche e tunisine e la coesistenza, soprattutto a mare, di una fauna caratteristica sia della Sicilia che dell’Africa è motivo di grande interesse scientifico. Nell’isola si trovano infatti comunità animali e vegetali importanti e il paesaggio di Lampedusa si presenta, a settentrione, con alte pareti a picco, falesie, grotte marine, mentre a meridione e ad oriente lo stesso paesaggio è caratterizzato da numerose cale sabbiose, dominate da rocce da cui si dipartono ampie punte protese verso il mare. All’interno dell’isola il paesaggio è costituito da brulle distese rocciose dove attecchiscono solo specie erbacee e arbustive tra le quali la Coralluma europea nota in Italia solo per la sua presenza a Lampedusa. La costa meridionale è caratterizzata dall’Isolotto dei conigli che chiude un’ampia spiaggia dalle acque cristalline la cui importanza sta nel fatto che nella spiaggia antistante sussistono le condizioni ambientali necessarie alla riproduzione della tartaruga marina (Caretta caretta). Del tutto diversa da Lampedusa è l’isola di Linosa (5,3 kmq.), sorta dal fondo marino per eruzioni successive nel corso dei millenni verificatesi lungo la “linea di fuoco” del sistema geologico italiano, isola che rappresenta la parte emergente di un vulcano sommerso al fianco della quale, poco distante, si erge il piccolo scoglio calcareo che costituisce l’isola di Lampione.
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