La visita
ai monumenti di Palermo, fondata dai Cartaginesi nell’VIII secolo
a. C., inizia da Piazza Olivella, dove, in un convento del Cinquecento,
trova sede il Museo archeologico Antonio Salinas, i cui manufatti di
età preistorica, punica, etrusca, greca e romana, colmano lo
iato fra preistoria e medioevo. Nelle sale al piano terreno, iniziamo
la visita dai reperti punici, dove inoltre si trovano anche due sarcofagi
antropomorfi provenienti da Pizzo Cannita e la Pietra di Palermo, una
lastra di roccia lavica su cui sono incisi dei geroglifici che narrano
un lungo periodo di storia egiziana. Continuando per le sale dedicate
a Himera e Selinunte si incontrano i magnifici gocciolatoi a testa leonina,
provenienti dal tempio della Vittoria, la gorgone e le metope, splendido
esempio della scultura siceliota di quel periodo che decoravano uno
dei templi di Selinunte, mentre chiudono la visita a questo piano la
sala dei reperti etruschi con i suoi splendidi oggetti in bucchero e
la collezione Casuccini, considerata il “fiore all’occhiello”
del Museo.
Al piano superiore si trova una collezione di bronzi di età greca,
fra i quali la statua di Eracle che abbatte il cervo e l’ariete
che, con il gemello andato perduto, abbelliva il palazzo dei tiranni
di Siracusa. Di pregevole fattura è anche una copia marmorea,
di età romana, del Satiro Versante di Prassitele. Il secondo
piano ospita numerosi esempi di ceramica, sia di età preistorica
che greca e splendidi mosaici di età romana, fra cui “Orfeo
con gli animali”, traslato dai ruderi di piazza Vittoria. Usciti
dal museo, via Spinuzza o via Bara all’Olivella vi condurranno
di fronte al Teatro Massimo, capolavoro neoclassico degli architetti
Basile, padre e figlio; il frontone, sovrastante l’ingresso vi
darà così il benvenuto: L’arte rinnova i popoli
e ne rivela la vita, vano delle scene il diletto ove non miri a preparar
l’avvenire. Con lo sguardo rivolto al teatro, sulla sinistra,
troverete via Maqueda, il cui crocevia con il Cassaro è costituito
dai Quattro Canti di città, chiamati anche piazza Vigliena; agli
angoli dell’incrocio si eleva una facciata scenografica su tre
ordini, sovrastati dalle insegne del regno, del senato e dell’aquila
cittadina; invece nel terzo ordine vedrete le statue delle patrone della
città: Agata, Cristina, Ninfa e Oliva.
Oltrepassati i Quattro Canti, proseguendo ancora diritto per via Maqueda
raggiungerete Piazza Bellini, dove prospettano ben tre chiese: San Cataldo,
Santa Maria dell’Ammiraglio, meglio conosciuta come la “Martorana”
e Santa Caterina. La Martorana, che fu costruita nel 1143 da Giorgio
d’Antiochia, Grande Ammiraglio di Ruggero II, presenta un campanile
d’ingresso costituito da quattro piani, dei quali gli ultimi due
risultano più slanciati; al suo interno potrete ammirare mosaici
di età normanna e opere di famosi artisti, come il Borremans
e il Salerno. Abbandoniamo via Maqueda e, tornati ai Quattro Canti,
saliamo sulla sinistra, per Corso Vittorio Emanuele, dove si affaccia
la massima espressione dell’arte fatimita arricchita dalla cultura
normanna, ovvero la Cattedrale. La sua monumentalizzazione è
da datarsi al 1185, ma vari interventi di epoca posteriore ne hanno
modificato l’architettura originale. Dell’edificio normanno
merita un cenno particolare il prospetto absidale, che presenta motivi
geometrici ed animaleschi, mentre all’interno degni di nota sono
le tre navate e il fonte battesimale dei fratelli Pennino. Fra gli altri
capolavori presenti sono da menzionare i monumenti funebri dei re e
delle regine siciliane, fra i quali spiccano quelli di Ruggero II e
Federico II.
Interessante particolare nella visita alla cattedrale è il tesoro
custodito in una sala a destra del transetto che fra i pezzi più
pregiati conserva la corona della regina Costanza d’Aragona e
un breviario miniato del XV secolo. Poco distante, seguendo Corso Vittorio
Emanuele, si raggiunge il Palazzo Reale; un palazzo che non potrete
fare a meno di visitare, dato che al suo interno si trova la magnifica
Cappella Palatina, che venne realizzata nel 1130 con gli spettacolari
mosaici del Cristo Pantocratore, posto nell’abside centrale e
quello della “Consegna della legge”, collocato sopra il
trono di Ruggero. Di grande pregio risultano l’ambone e il candelabro-cero
pasquale posti nella navata sinistra della chiesa, mentre il tesoro
della cappella custodisce sia un sigillo mesopotamico giunto in Sicilia
dopo le Crociate, che un’urna argentea ideata da Pietro Novelli.
Sempre nel palazzo sono da visitare inoltre la torre Pisana, ex osservatorio
astronomico, la Sala dei Venti, la Sala d’Ercole, le Prigioni
Politiche, le Sale del Duca di Montalto e la Sala di Ruggero, nella
quale oltre agli splendidi marmi e allo splendido ciclo musivo, è
conservato un tavolo il cui ripiano è costituito da un tronco
d’albero tagliato, che nel corso dei secoli ha assunto colori
tali da farlo assomigliare a una lastra di marmo.
Proseguendo il viaggio alla scoperta di Palermo, ci inoltriamo per le
varie vie cittadine e precisamente nel quartiere Zisa, dove si trovano
le Catacombe dei Cappuccini, una macabra, ma spettacolare visita consigliata
per chi ne abbia voglia. Proseguendo nella stessa direzione, poco più
in là si trova il Palazzo della Zisa, realizzato da Guglielmo
I; circondato da un giardino destinato agli ozi regali, l’esterno
era animato da arcate cieche. Oggi la struttura possiede tre soli fornici
d’ingresso e si articola su tre piani e la sobrietà architettonica
dell’esterno è un po’ in contrasto con l’interno,
dove, nella zona centrale, vi sono due sale di rappresentanza, quella
della Fontana e quella del Belvedere, in alto. Ai lati si aprono i sei
appartamenti reali, tre per lato, che si contrappongono alle sale di
rappresentanza per la loro estrema semplicità. In via Alloro
merita indubbiamente una visita Palazzo Abatellis. Edificato sul finire
del Quattrocento, oggi è sede della Galleria regionale della
Sicilia; nelle sue sale fanno bella mostra di sé il “Trionfo
della Morte”, di un ignoto pittore del Quattrocento, il busto
marmoreo di Eleonora d’Aragona del Laurana e “L’annunciazione”,
capolavoro di Antonello da Messina, oltre alla Madonna delle grazie
di Pietro Novelli. In via dei Bambinai, zona San Domenico, merita una
sosta anche l’oratorio del Rosario, del 1573, che presenta stucchi
del Serpotta e dipinti dei maggiori artisti presenti a Palermo nel Seicento
e nel Settecento come Van Dyck, Borremans e Pietro Novelli. Altro punto
focale di una visita alla città è il teatro Politeama.
Di stile neoclassico, presenta un monumentale arco d’ingresso,
al di sopra del quale è collocata una quadriga bronzea realizzata
dal Rutelli, mentre in alcune sale interne era ospitata la Galleria
d’Arte Moderna “Empedocle Restivo”, inaugurata nel
1910 e che, nel corso del 2006, si trasferirà nella nuova sede
in piazza S. Anna.
Carini
Da Palermo, percorrendo la A 29, in direzione Mazara del Vallo, troviamo
la città di Carini, divenuta famosa soprattutto per la tragica
vicenda dell’omonima Baronessa. Una volta arrivati non potrete
fare a meno di notare il castello di età normanna che, nonostante
vari aggiustamenti avvenuti nei secoli, merita ancora oggi una visita
soprattutto per il Salone delle derrate, per il Salone delle Feste e
per la torre angolare. Da visitare, inoltre, la Chiesa Madre e l’oratorio
del Santissimo Sacramento.
Himera
Seguendo la A 20 Palermo-Messina, a 40 km. da Palermo si trova il sito
archeologico di Himera, colonia fondata dai greci nel 648 a. C., il
cui museo e gli stessi scavi impongono una visita. Il monumento più
significativo dell’antica colonia greca è il “Tempio
della Vittoria”, costruito nel 480 a.C., ma anche l’antiquarium,
edificato nei pressi della stessa area archeologica, che conserva una
splendida testa leonina e un’eccezionale laminetta in oro con
Gorgone in corsa.
Caccamo
Seguendo la A 19 fino allo svincolo di Termini Imerese e imboccata la
SS 285, si raggiunge Caccamo, sulle pendici del Monte San Calogero.
La città conserva un castello le cui prime strutture risalgono
all’XI secolo e gli ultimi rifacimenti al XVII. All’esterno,
di particolare interesse, troviamo la Torre Mastra e la Torre Gibellina,
mentre all’interno, il Salotto dei Nobili e la Sala della Congiura,
dove sembra che si siano riuniti i nobili che si ribellarono a Guglielmo
il Malo. Da visitare inoltre la Chiesa Madre e la Chiesa di Santa Maria
degli Angeli.
Santa
Flavia
Percorrendo la SS 113 in direzione di Porticello, si arriva a Santa
Flavia, sovrastata dal Monte Catalfano dove sorge la città Solunto,
alla quale si accede passando attraverso l’antiquarium, che fu
una delle tre città roccaforte in cui si ritirarono i punici
quando i greci nel XIII secolo a.C. cominciarono la colonizzazione dell’isola.
Da visitare, nella città, la cui veste attuale risale alla monumentalizzazione
effettuata in età ellenistico-romana, sono le terme, la Via dell’Agorà
e l’Agorà, il Ginnasio, la Villa Romana, il Teatro, l’Odeon
e la Casa di Leda, così chiamata per l’affresco parietale
che raffigura Leda e il Cigno.