Messina
Messina, antica Zankle, fu fondata nell’VIII secolo a. C. da coloni
provenienti dalla Grecia. All’imboccatura del porto, sul basamento
di un obelisco che regge una statua della Madonna, si legge: Vos et
ipsam civitatem benedicimus (benediciamo voi e la vostra città),
che si narra sia la chiusa di una lettera inviata dalla Madonna ai Messinesi.
Il nostro itinerario cittadino inizia dal Duomo, voluto da Ruggero II.
L’edificio sorge sull’omonima piazza e fu abbellito nel
corso dei secoli, poiché tre terremoti (1683, 1783, 1908) gli
procurarono gravi danni. Dopo l’ultimo evento sismico, per il
quale i lavori di restauro si protrassero fino al 1929, le avversità
continuarono e nel 1943, centrato dalle bombe, bruciò per tre
giorni. Ancora una volta fu ricostruito; le opere danneggiate furono
restaurate, mentre quelle distrutte furono fedelmente riprodotte.
I tre portali d’ingresso sono gotici ed in quello centrale lavorò
anche Pietro de Bonitate. Al suo interno potrete osservare, fra le varie
opere, la statua di San Giovanni Battista realizzata da Antonello Gagini.
Sulla volta dell’abside un mosaico raffigura Cristo fra i re Pietro
e Federico d’Aragona. Il tesoro contiene numerose opere d’arte,
fra cui: la Pigna, una lampada di cristallo di rocca che risale all’alto
medioevo, il braccio-reliquario d’argento di San Marziano, un
ostensorio del diciassettesimo secolo con due angeli e un pellicano
ed infine un manto d’oro della Madonna tempestato di pietre preziose,
realizzato dal fiorentino Innocenzo Mangani.
Nel 1933, Francesco Valenti realizzò, alla sinistra del Duomo,
un campanile munito del più grande orologio meccanico d’Europa.
Il marchingegno, realizzato a Strasburgo, si sviluppa su più
livelli, ciascuno con una raffigurazione e un movimento differenti.
Nel primo, una biga guidata da una divinità segna il giorno della
settimana, al centro del secondo è rappresentata la morte che
agita la falce mentre le sfilano davanti un bambino, un giovane, un
soldato e un vecchio, che rappresentano le quattro differenti età
dell’uomo. Spostando la nostra attenzione verso il santuario di
Montalto, possiamo ammirare al di sopra, un gruppo di personaggi che
simboleggiano i vari periodi dell’anno. Nel registro superiore
la Madonna consegna la lettera agli ambasciatori della città
di Messina, mentre le due fanciulle che percuotono la campana sono Dina
e Clarenza, due eroine locali che lottarono contro gli Angioini nel
1282. L’ultimo registro è occupato da un leone dorato.
Quando scocca mezzogiorno, tutte le figure si animano e a quell’ora
la piazza è sempre colma di turisti che assistono ai movimenti
delle figure. Sulla facciata del campanile rivolta verso la chiesa osserviamo,
dal basso in alto: il calendario perpetuo, quello astronomico con i
segni zodiacali e le fasi lunari.
Infine, nella parte centrale di Piazza Duomo troviamo la fontana di
Orione. Andando adesso in via Garibaldi, a pochi passi dal Duomo, visitiamo
la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani. Costruita nel 1100, fu
poi rimaneggiata nel tredicesimo secolo. La fronte d’ingresso
è scandita da tre portali; monofore si aprono lungo tutto il
perimetro esterno dell’edificio; l’interno è a tre
navate e presenta l’abside separato dal resto della chiesa, per
mezzo di un transetto e sormontato da una cupola. Il Museo Regionale
invece, lo troviamo in via della Libertà; conserva una serie
di opere, le più antiche delle quali sono databili all’epoca
bizantina. Di particolare pregio: un crocifisso ligneo del Quattrocento;
il Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina (1473); la Madonna
col Bambino di Antonello Gagini; l’adorazione dei pastori e la
resurrezione di Lazzaro, realizzate dal grande Caravaggio.
Giardini
Naxos
Procedendo lungo la A 18 in direzione Catania, si raggiunge una delle
più famose mete turistiche della Sicilia. Le sue origini si fanno
risalire ad un’epoca molto lontana; secondo la tradizione, infatti,
nel promontorio di Capo Schisò nel 734-733 a. C. nacque Naxos,
la prima delle colonie greche di Sicilia. Gli scavi archeologici hanno
portato alla luce, oltre a parte dell’impianto stradale del IV
secolo a. C., il recinto che custodiva la parte sacra della città
(temenos), due edifici templari e due fornaci. Nei pressi dell’area
archeologica, vicinissimo al fortino di età borbonica, possiamo
visitare il museo, che custodisce, una statuina di Dea velata, un’Afrodite
Ippia, il corredo funerario di un chirurgo e delle terrecotte architettoniche
relative con molta probabilità al tempio B. Nel fortino sono
inoltre esposti alcuni reperti archeologici subacquei.
Santo
Stefano di Camastra
La A 20 in direzione Palermo ci conduce alla città che rappresenta
uno dei maggiori centri di produzione della ceramica. Qui, tramite un’iniziativa
di Antonio Presti, la Fiumara d’Arte, possiamo effettuare un percorso
che, partendo da Santo Stefano e snodandosi lungo il torrente Tusa,
ci permette di ammirare opere di artisti contemporanei, collocate all’aperto,
in simbiosi con la natura, fino a Motta d’Affermo. A Castel di
Tusa lo stesso Presti, nell’Albergo Atelier sul Mare ha messo
a disposizione degli artisti contemporanei alcune stanze, facendole
divenire delle opere d’arte. Il filo conduttore delle opere è
il mare, visto come elemento semplice e purificatore, che permette di
tornare alle proprie origini.
Milazzo
Milazzo è raggiungibile seguendo la A 20 in direzione Palermo.
La città si articola oggi in due parti, una bassa e una alta;
la prima, più recente si snoda attorno al porto, la seconda insiste
invece sui resti dell’acropoli dell’antica colonia greca.
Nella parte alta si conservano le fortificazioni di età spagnola,
oltre le quali si trova il Duomo vecchio, che risale invece al Seicento.
All’interno della cerchia muraria si trova il Castello edificato
da Federico II che, nella preziosa sala delle cinque campate, nel 1295
ospitò una riunione del parlamento siciliano. Spostiamoci adesso
al santuario di San Francesco di Paola che, rifatto nel Settecento,
presenta una facciata movimentata da una scalinata dall’andamento
curvilineo; all’interno, nella cappella di Gesù e Maria
troviamo un altare a specchi decorato da legni intagliati e dorati con
al centro una Madonna col Bambino di D. Gagini. Tornando verso il mare,
nella parte bassa della città incontriamo invece il Duomo Nuovo,
realizzato negli anni ‘30 del secolo scorso, ma che conserva una
tela con l’Adorazione dei Pastori di Antonello de Saliba, un’Annunciazione
e un San Nicola in trono del Giuffrè. La nostra visita all’antica
colonia greca si chiude con il Villino Greco in stile liberty.
Lipari
Le Eolie sono raggiungibili dal porto di Milazzo. Passando attraverso
l’incanto del mare o lo straordinario spettacolo offerto dalla
“Sciara del Fuoco” dello Stromboli, puntiamo l’attenzione
su Lipari, il capoluogo dell’arcipelago. L’isola, frequentata
già in età preistorica, ha subìto nel corso dei
secoli vari episodi di distruzione testimoniati anche dalle due cortine
murarie che sono state costruite a difesa dell’acropoli, nel tredicesimo
e nel sedicesimo secolo. Oltre alle fortificazioni spagnole, Lipari
conserva una torre greca del IV secolo a. C., su cui si imposta la torre-porta
medioevale che permette di raggiungere il cuore della cittadella, dominata
dai bastioni del castello cinquecentesco e al cui interno si nota un’area
di scavi archeologici. Visitiamo adesso la Cattedrale dedicata a San
Bartolomeo, eretta dai normanni, ma ricostruita in epoca spagnola; annesso
alla chiesa troviamo un chiostro di età normanna. Spostiamoci
al Museo Eoliano, che conserva reperti archeologici che vanno dalla
preistoria all’età ellenistico-romana; relativi all’età
preistorica si segnalano i reperti della cultura di Capo Graziano, del
Milazzese e dell’Ausonio. Di particolare valore anche le sale
che ospitano i reperti ritrovati nelle necropoli dell’età
del bronzo, nonché il coperchio della fossa votiva di Eolo, di
età greca, e alcuni crateri a figure rosse, in particolare i
tre realizzati da Adrasto. Il museo ospita inoltre una sezione che contiene
reperti recuperati in fondo al mare e una sezione di vulcanologia.
