Itinerario Archeologico della Provincia di Agrigento
 
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Agrigento
La visita a questa città greca, fondata nel 580 a. C., inizia dall’Abbazia di Santo Spirito, che si trova sull’omonima salita, la quale è costituita da una chiesa e da un monastero risalenti al XIII secolo. La chiesa conserva la primitiva struttura con un portale d’ingresso e il rosone in stile gotico, mentre l’interno, a navata unica, è in stile barocco con gli altorilievi in stucco posti alle pareti laterali di probabile scuola serpottiana.
Da una porta a destra della facciata potrete accedere al chiostro e quindi alla Sala Capitolare. L’ingresso alla sala è quanto di più prezioso si conservi del complesso abbaziale con un arco a sesto acuto ai lati del quale si aprono due bifore in stile arabo-normanno. All’interno del monastero troverete il Museo di Santo Spirito, dove sono conservati strumenti di vita contadina e opere del pittore palermitano Francesco Lo Jacono.

Proseguendo il vostro itinerario, in Via Duomo troverete la Biblioteca Lucchesiana, fondata nel 1765 dal vescovo Lucchesi Palli che raccoglie più di 45000 volumi, fra manoscritti, edizioni rare e codici miniati. Nel salone centrale, che ospita una statua del fondatore, in una preziosa scaffalatura lignea si allineano, sul lato destro, testi di argomento profano e, su quello sinistro, quelli di argomento sacro.
Lasciata la biblioteca, poco prima di entrare in Piazza Don Minzoni si eleva la Cattedrale. L’edificio, la cui struttura originale dovrebbe coincidere con l’attuale transetto, venne realizzato in età normanna. La chiesa ha però subìto parecchi rifacimenti ed è stata, in ultimo, restaurata dopo la frana del 1966. La facciata è preceduta da un’ampia scalinata e, sulla sua destra si innalza un campanile quattrocentesco, rimasto incompiuto.

All’interno, a tre navate, potrete ammirare un primo soffitto ligneo a capriate, risalente al XVI secolo, che, dopo l’arco di trionfo, si sviluppa a cassettoni (XVIII secolo) e presenta, al centro, l’aquila bicipite degli Aragonesi, mentre l’abside è rivestita da una fastosa decorazione a stucco di età barocca. Continuando, nella parte iniziale di Via Valle dei Templi merita una visita la chiesa di San Nicola realizzata dai cistercensi nel XIII secolo sfruttando le rovine del tempio dedicato a Zeus Olimpio. La facciata della chiesa presenta un bel portale gotico, mentre l’interno a navata unica è coperto da una volta a botte e custodisce il Signore della Nave, un crocifisso ligneo del XV secolo, oltre al sarcofago di Ippolito e Fedra, realizzato in età imperiale romana su modelli classici.

Poco distante i locali dell’antico monastero di San Nicola ospitano il Museo Archeologico Regionale che raccoglie reperti di eccezionale valore artistico, in parte antecedenti la colonizzazione greca, con vari reperti di cultura materiale fra i quali un vaso su cui è raffigurata un’immagine con tre gambe, il simbolo della Sicilia, e altri del periodo greco come una collezione di vasi attici fra i quali spiccano un cratere raffigurante Dioniso, quello raffigurante il trasporto del guerriero e un altro, a fondo bianco, con Perseo in procinto di liberare Andromeda.
Di notevole bellezza risultano anche alcune opere di marmo fra le quali il torso di guerriero con elmo, il quale decorava un frontone templare, e l’Efebo di Agrigento del V secolo, in stile severo, raffigurante molto probabilmente un giovane vincitore nelle gare olimpiche. Il museo presenta inoltre una sezione dedicata ai siti archeologici della provincia, nella quale sono raccolti molti reperti, fra cui il Cratere di Gela su cui sono rappresentate una centauromachia e un’amazzonomachia.



Villaseta
Percorrendo la SS 115, si giunge a Villaseta, dove si trova la casa natale di Luigi Pirandello, che si erge solitaria e silenziosa in mezzo alla campagna; ospita il Museo e la Biblioteca Pirandelliana, una delle più importanti della Sicilia. Tra i reperti in mostra potrete vedere oggetti appartenuti allo scrittore, foto, documenti, tra cui l’assegnazione del Nobel nel 1943, oltre a un cratere greco del V secolo che contenne le ceneri di Pirandello, prima che fossero traslate ai piedi di un pino plurisecolare, oggi perduto a causa di una violentissima tromba d’aria.



Naro
Seguendo la SS 122 e la SS 410 potrete raggiungere Naro, una bella cittadina che conobbe un periodo di floridezza in età barocca, come testimoniano numerosi edifici dell’epoca oltre le numerose chiese presenti. All’estremità occidentale di Via Dante, il cuore della cittadina, potrete visitare la chiesa di Sant’Agostino e l’annesso convento che risalgono al XVIII secolo, mentre sulla sinistra, sempre lungo Via Dante, e al culmine di una scalinata, si erge invece la chiesa di San Nicolò di Bari con la sua facciata barocca e, poco più in là, la chiesa dei Gesuiti (XVII secolo), divenuta chiesa madre nel 1867, quando il duomo divenne pericolante. All’interno di quest’ultima potrete ammirare un fonte battesimale del XIV secolo e un settecentesco mobile da sacrestia in legno scolpito. In Piazza Garibaldi, invece, si affacciano la duecentesca chiesa di San Francesco, la cui facciata risale al settecento e l’ex convento dei Frati Minori che presenta un bel chiostro.

Continuando la visita alla cittadina, in Via Cannizzaro potrete visitare la trecentesca chiesa di Santa Caterina, che all’interno conserva un arco di trionfo in stile chiaramontano, mentre su Via dell’Archeologia sono ancora visibili le strutture del Duomo normanno, risalente al XII-XIII secolo, di cui si conservano un bel portale in stile chiaramontano e un rosone. Il castello chiaramontano sorge sulla stessa via; ha forma irregolare e si articola attorno ad un cortile centrale in cui è scavata una cisterna, mentre l’esterno presenta una torre quadrata e un bel portale d’ingresso. In Piazza Roma, che si apre su viale Umberto I, prosecuzione di Via Dante, sorge il santuario di San Calogero, del Seicento, ma che presenta ampi rimaneggiamenti di età barocca. L’interno custodisce una statua in marmo rosa rappresentante il Cristo alla Colonna e all’altare la statua del Cristo Nero. Nei pressi del centro abitato troviamo le Catacombe paleocristiane, caratterizzate da sepolture a nicchia e ad arcosolio. La sepoltura più estesa, lunga circa venti metri, è chiamata Grotta delle meraviglie.



Caltabellotta
Percorrendo la SS 189, la SS 115, la E 931 e successivamente la SP 36, si raggiunge Caltabellotta, dove nel 1302 fu firmata la famosa “Pace di Caltabellotta” fra Carlo di Valois, come capitano generale di Carlo II d'Angiò e Federico III d'Aragona.
Il centro abitato, collocato a 900 metri s.l.m. conserva due chiese degne di menzione: quella chiamata chiesa della Madrice e la chiesa di Sant’Agostino. La prima, dedicata a Maria Santissima Assunta e fondata dal Gran Conte Ruggero per poi essere successivamente rimaneggiata nel Trecento e definitivamente restaurata nel 1999, presenta un’architettura semplice e geometrica in cui si inserisce un portale ogivale, mentre sul fianco della facciata, si eleva un campanile a pianta quadrata. La chiesa di Sant’Agostino presenta invece una facciata barocca e all’interno una Deposizione in terracotta del Cinquecento. L’impianto originale dell’edificio risale al Trecento e alla stessa epoca sono riferibili il portale laterale e il campanile dalle forme goticheggianti. Sulla cima della collina sorgono i ruderi del castello, la cappella e l’eremo di San Pellegrino.



Eraclea Minoa
Percorrendo la SS 115 è semplice raggiungere Montallegro Marina, nei cui pressi, su una collina prospiciente Capo Bianco, si trova il sito archeologico di Eraclea Minoa, città fondata da Selinunte per proteggersi dalla vicina Agrigento. Gli scavi hanno portato alla luce sia abitazioni in mattoni crudi, nelle quali si conservano parti di mosaico, sia un teatro, in parte scavato nella roccia e in parte realizzato in marna arenacea, diviso in nove cunei con un’architettura scenografica con il mare come sfondo. Un piccolo antiquarium raccoglie i reperti provenienti dall’area, ma purtroppo il sito risulta in cattivo stato di conservazione a causa della friabilità del materiale di costruzione.

Sambuca di Sicilia e Monte Adranone
Nei pressi di Sambuca di Sicilia si trovano gli scavi di Monte Adranone, che hanno portato alla luce un insediamento greco di età arcaica, sovrapposto ad uno indigeno di età precedente. Il sito dovrebbe identificarsi con Adranon, città distrutta nel 250 a. C. nel corso della prima guerra punica.
L’area della necropoli si identifica fuori dal circuito murario. Tra le sepolture spicca la Tomba della Regina realizzata in conci di tufo squadrato.
La città sorge su un colle in posizione dominante ed è naturalmente difesa su un versante, mentre fortificazioni chiudono gli altri lati. Vi si accede tramite la porta sud, fiancheggiata da torrioni. Procedendo verso l’acropoli si incontra un edificio a pianta rettangolare che doveva svolgere funzioni pubbliche; sempre sull’acropoli si trovano una grande cisterna e un edificio templare a pianta rettangolare.

 
 
Valle dei Templi
È la più famosa area monumentale della Sicilia, con una serie di edifici religiosi e civili che testimoniano la potenza raggiunta dalla città greca di Akragas (Agrigento) durante il V secolo a. C. Monumento simbolo dell’area archeologica è il Tempio della Concordia, il cui nome deriva da un’iscrizione latina trovata nelle vicinanze, che è considerato la più alta espressione architettonica nell’arte di costruire gli edifici templari. Il tempio dorico presenta sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi; la cella è tripartita e in due parti sono presenti due scale a chiocciola che permettevano di accedere sul tetto. La trabeazione presenta la classica alternanza di metope e triglifi, con le due metope laterali del frontone leggermente più grandi al fine di rispettare le proporzioni della facciata. Un frontone triangolare chiude la facciata dell’edificio che venne trasformato in basilica durante il corso del VI secolo.

 
 
Sciacca
È la seconda città per importanza della provincia di Agrigento. Sull’omonima piazza si trova il Duomo che, realizzato nel 1108, venne poi ampliato nel Seicento e presenta ai suoi lati un ornamento di statue di San Calogero, del Battista, della Maddalena, di San Pietro e di San Paolo, realizzate da Antonio e Domenico Gagini.L’interno ospita un’icona marmorea rinascimentale di Antonio Gagini che raffigura i santi Pietro e Paolo e Storie della Passione, nonché due statue cinquecentesche: la Madonna del Soccorso e la Madonna di Monserrato.
Poco distante, in Via Gerardi, si incontra il Palazzo Steripinto, realizzato nel 1501 in stile catalano, con la una facciata a bugnato a punta di diamante, scandita da bifore e coronata da merloni ghibellini oltre ad un elegante portale che permette di accedere al palazzo.

 
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