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Il
Vino in Numeri
Il
comparto vitivinicolo siciliano rappresenta una risorsa strategica dell’agricoltura
regionale contribuendo alla produzione lorda vendibile agricola per il
15%. Dai dati risultanti dallo schedario viticolo regionale aggiornato
al 31 luglio 2005 la superficie vititata è di circa 118 mila ettari
ai quali si aggiungono circa 21500 ettari di reimpianto in portafoglio
in attesa di essere utilizzati. In linea con il regolamento comunitario
1493/99 è stato avviato il processo di regolarizzazione degli impianti
irregolari che si concluderà entro dicembre 2007, sono stati concessi
1600 ettari di diritti di nuovo impianto e soprattutto è stato
sostenuto il processo di ristrutturazione e riconversione dei vigneti.
La Sicilia quindi si configura come la regione italiana con il più
alto patrimonio viticolo con il 17% del totale nazionale. La dislocazione
dei vigneti è per il 65% in collina, per il 30% in pianura e per
il restante 5% in montagna; per caratteristiche climatico-pedologiche
quindi rappresenta un vero continente vitivinicolo: basta pensare, a titolo
esemplificativo, che la forbice temporale di vendemmia dallo chardonnay
della zona litoranea di Agrigento al nerello mascalese dell’Etna
è di 90 giorni.
L’80% circa della superficie vitata regionale è dislocata
tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo, che coprono rispettivamente
oltre il 50%, il 18% e il 13%.
Dal punto di vista varietale, la Sicilia continua ad essere terra vocata
prevalentemente alla produzione di uve a bacca bianca, sebbene negli ultimi
anni si sia assistito ad una forte diminuzione della loro incidenza, passando
dal 75 al 66% grazie anche alla sostituzione di alcune varietà
come il trebbiano toscano, retaggio di un passato fortemente improntato
ad produzione di quantità con rese elevate. La coltivazione delle
uve bianche è concentrata soprattutto nella Sicilia occidentale
dove rappresenta circa il 76% della superficie vitata, mentre il versante
orientale presenta una caratterizzazione opposta con un’incidenza
delle uve nere sul totale del 85%.
La variazione della piattaforma ampelografica ha interessato anche le
varietà a bacca rossa con l’introduzione di alcuni vitigni
internazionali e l’incremento della superficie coltivata con varietà
autoctone di pregio come il Nero d’Avola che rappresenta la prima
varietà rossa per superficie coltivata. Per quanto riguarda infine
la distribuzione tra varietà autoctone ed internazionali, le prime
occupano un posto di rilievo con una superficie pari al 72,39% contro
il 26,13 rappresentato dalle ultime.
Se si va ad analizzare la distribuzione delle superfici rispetto alle
varietà, risulta evidente una forte concentrazione tra le varietà
a bacca bianca tra Catarratto bianco comune che copre il 54,31% della
superficie destinata a tali varietà, trebbiano toscano, pari al
12,53%, Inzolia, pari al 10,68% e Grecanico, pari al 7,48%; le altre varietà
hanno invece un’incidenza sul totale della superficie investita
a varietà bianche inferiore al 5%. Per le varietà a bacca
rossa si presenta una analoga situazione con un’incidenza, rispetto
alla superficie destinata a queste varietà, del Nero d’Avola
per il 44,45%, del Syrah per il 12,16%, del Merlot per il 11,67%, del
Nerello mascalese per il 10,25% e del Cabernet Sauvignon per il 9,64%
mentre le altre varietà hanno un’incidenza inferiore al 5%.
In relazione al totale della superficie vitata regionale le varietà
principali sono il Cataratto bianco comune che rappresenta il 35,83% della
superficie investita a vite seguita dal Nero d’Avola che rappresenta
il 15,13% (dati elaborati al 31 luglio 2005):
Anche per quanto riguarda le forme di allevamento, si sono registrati
negli ultimi anni profondi cambiamenti che hanno portato alla diffusione
su tutto il territorio della controspalliera, presente su circa il 77%
della superficie, mentre è in forte riduzione il tendone presente
ancora sul 12% della superficie; rimane infine presente l’alberello,
forma di allevamento tradizionale, presente su circa l’11% della
superficie.
Per completare il panorama, uno sguardo alle produzioni che negli ultimi
anni si sono assestati su una media di circa 7 milioni di ettolitri e
che nella vendemmia 2004, ha subito un incremento, con un dato in controtendenza
rispetto ai risultati di altre regioni d’Italia. Il dato sicuramente
più rilevante è l’incremento della percentuale di
confezionato sul totale della produzione, con una spiccata presenza delle
denominazioni di origine, sia delle indicazioni geografiche tipiche, “Sicilia”
in primo piano, che delle denominazioni di origine controllata.
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