Home Informazione Eventi & Sagre Multimedia Scaffale  
     
       

Riso, quello italiano fa impazzire l’Europa

   

Più del 35% dei chicchi consumati provengono dal Bel Paese

 
   

ROMA (14 febbraio 2008) - Per la filiera risicola italiana arriva “un’iniezione di fiducia e di ottimismo” da parte del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, che, alla riunione del Tavolo di filiera presso il Mipaaf, ha sottolineato «l’interessante crescita della domanda di riso dei nuovi Stati membri, registrata negli ultimi due anni nell’Unione europea». «Capiamo – ha aggiunto De Castro – che la direzione verso cui marcia la commissione Ue è il disaccoppiamento, tuttavia se ci saranno spazi per il prosieguo oltre il 2013, ciò  potrà rappresentare un’ulteriore occasione di consolidamento di una filiera, importante segmento dell’agroalimentare che sta dando tante soddisfazioni».

Riso
 
 
 
 
 
 
.
 

Europa si producono 1,6 milioni di tonnellate di riso e se ne consumano 2,5, in aumento per l’allargamento del mercato e delle minoranze etniche fortemente consumatrici. Oltre metà della produzione Ue è italiana, con 870 mila tonnellate che rappresenta il 35% dei consumi europei. «È necessario – ha concluso il ministro – produrre più di un milione di tonnellate; mancano in particolare le varietà lunghe, tipo basmati, consumate in tutto il mondo e alcuni risi di nicchia».
All’incontro della filiera del riso con il ministro De Castro, sono stato esaminate, con il coordinamento del Mipaaf e dell’Ente risi, le potenzialità che discendono dalla favorevole congiuntura dei mercati, proponendo «l’ampliamento delle superfici coltivate a riso fino a 25 mila ettari, in vista di una possibile collocazione sul mercato europea di una produzione superiore a un milione di tonnellate di riso lavorato». Un’obiettivo confermato dal presidente dell’Ente risi, Piero Garrione: «Nell’Ue a 27 non è cresciuto il consumo pro-capite, ma sono aumentati i consumatori. Da eccedentaria, la produzione Ue è diventata deficitaria. E la domanda è tale da garantire la remunerazione del prodotto a prescindere dal prezzo degli altri cereali. A Bruxelles va però difeso – ha chiesto Garrione – l’aiuto specifico del riso, legato all’eco-sostenibilità propria della coltura risicola». Il riso, ha sottolineato il presidente dell’Associazione industrie risiere italiane (Airi), Mario Brevio, «é uno dei pochi casi del made in Italy in cui c’è mercato e non c’è prodotto. Dobbiamo approfittarne, basti pensare che nell’ultimo raccolto si è prodotto di più (917 mila tonnellate nel 2007 rispetto a 853 mila del 2006) e si è venduto di più. E che la varietà lunga, verso cui vanno destinate più semine, potrà anche triplicare il prezzo ma troverà sempre domanda». Favorevoli all’incremento delle risaie nazionali sono i Consorzi di bonifica che «garantiscono contributi idrici, purché l’incremento avvenga nelle aree storiche della risicoltura nazionale e la coltivazione sia per sommersione». Un appello degli operatori risicoli va a favore del riconoscimento Igp per il riso Valle del Po, e per l’approccio distrettuale e i pre-contratti e contratti di filiera nella programmazione a medio e lungo termine.

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
Regione Siciliana