permette una rapida analisi della granella, individuando i principali parametri merceologici (proteine, glutine, peso specifico, umidità e colore giallo)». Un sistema di qualità certificato, standardizzato in ambito nazionale, e che ha riscosso grande successo. In numeri: «Siamo passati da nove centri di stoccaggio a una trentina nel giro di pochi anni, un record italiano. Se nel 2000 è stato valorizzato il 30% della produzione, nel 2007 la percentuale è salita al 64%. Un consenso testimoniato dal fatto che le 31 aziende partecipanti contribuiranno alle spese di gestione del progetto». «La qualità ha tante sfaccettature» spiega Giulia Gallo, direttrice della Stazione di cerealicoltura. «Per l’agricoltore è la resistenza alle fitopatie e alla siccità; in campo merceologico è sintetizzata dalla qualità della granella; per i pastai sta nella quantità e nella qualità delle proteine (almeno il 13%) e nel colore giallo; infine, qualità nella sicurezza alimentare significa assenza di metalli pesanti e contaminanti». Proprio su questo aspetto si concentra il progetto di “Valorizzazione del grano duro”, sul monitoraggio dei centri di stoccaggio per l’individuazione di eventuali composti micotossinici nel frumento. Finanziato dall’assessorato Agricoltura, coinvolge oltre alla stazione sperimentale, ente capofila, anche l’Ense (Ente nazionale sementi elette) e il Distef (Dipartimento di scienze e tecnologie fitosanitarie). Parallelamente, la Stazione conduce da anni lo studio per il “miglioramento genetico” del grano duro siciliano. «Se fino ad ora il miglioramento genetico ha lavorato per aumentare la quantità, adesso ci interessa sviluppare la qualità per difendere il pane di semola di grano duro made in Italy, assicurando ad agricoltori e pastai un giusto guadagno. Attualmente abbiamo in campo degli incroci al fine di ottenere nuove varietà ad alto contenuto proteico». «Se gli agricoltori non adotteranno le giuste tecniche colturali – esorta la Gallo – la ricerca andrà sprecata e di conseguenza non verranno sfruttate al meglio le nostre potenzialità genetiche».