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Cereali, in Sicilia il futuro è di qualità

 

Prevista più quantità e s'investe nella ricerca scientifica

 
     
di Paola De Simone    
   

PALERMO (8 febbraio 20008) - Negli ultimi anni molti fattori hanno influito sulla produzione del grano duro in Sicilia. Tra un’oscillazione e l’altra, il mondo cerealicolo si trova ad affrontare oggi un delicato momento di transizione. La domanda che si pone è: «Nel 2008, visti i favorevoli scenari di mercato, si darà più spazio anche alla qualità?». Sì, a giudicare dalle strategie dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Sì, anche per il settore della ricerca, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante. Al riguardo è esemplificativo il lavoro del Consorzio Gian Pietro Ballatore e della Stazione sperimentale di cerealicoltura siciliana. Una spinta decisiva, come riportato nel mensile Terrà appena uscito, arriva inoltre dal

Grano
APPROFONDIMENTI
 
 
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consorzio Crisma, che lavora per la tutela e valorizzazione del grano duro d’eccellenza e dei prodotti della trasformazione. «Ci sono tutti gli elementi necessari alla svolta qualitativa. Spetta adesso agli agricoltori decidere di adottare o meno le tecniche colturali idonee a favorire questo cambio di rotta». È il messaggio che, forte e chiaro, lanciano i consorzi di ricerca ai coltivatori, che proprio in questo periodo, spinti dai prezzi altamente remunerativi, stanno reinvestendo sulla coltura. Ma come mai si è arrivati all’attuale, tanto discusso, aumento dei prezzi? Per spiegarlo bisogna fare un passo indietro. «Insieme all’aumento dei costi di produzione causati dal rialzo del prezzo del petrolio – spiegano gli agricoltori – l’entrata in scena della riforma del disaccoppiamento, che di fatto ha svincolato i finanziamenti europei dalla tipologia di prodotto coltivato, ha indotto i coltivatori ad abbandonare la monocoltura del grano duro a favore della diversificazione. Puntando, quindi, su colture di rotazione, meno onerose e più remunerative. Anche gli incentivi sulla sperimentazione delle agroenergie, Brassica in primis, hanno in parte influito sulla diversificazione». Il calo produttivo non è stato un fenomeno solo siciliano ma ha interessato tutti i paesi produttori. «Col disaccoppiamento, scattato con la campagna 2005, e le condizioni climatiche avverse dell’ultima stagione, la produzione italiana – afferma Norberto Pogna, presidente del consorzio di ricerca Gian Pietro Ballatore – è crollata da 5,5 e 3,5 milioni di tonnellate. Nel frattempo Usa e Canada hanno ridotto la produzione di 19 milioni di tonnellate. Il risultato è che ora il grano si vende tra i 450 e 460 euro a tonnellata contro i 190 di marzo». Concause dell’aumento dei prezzi, quindi, da un lato il calo della produzione, dall’altro l’incremento della domanda di grano nel mercato globale. «Oltre che al disaccoppiamento e alle agroenergie – dicono dal consorzio Crisma –, l’innalzamento dei prezzi è dovuto al fatto che i paesi produttori hanno raccolto meno, mentre è cresciuta la domanda anche da parte dei nuovi consumatori asiatici, cinesi in particolare». «Tutto ciò – spiegano invece dal consorzio Ballatore – ha portato a un ritorno di interesse verso il grano duro da parte dei coltivatori. Per la prossima semina, infatti, possiamo prevedere un sicuro aumento di produzione». Intanto, sono disponibili i dati Istat aggiornati al settembre 2007. Nella semina 2006 sono stati coltivati 290.660 ettari di terreno, per una produzione totale di 7 milioni e 761 mila quintali di grano. Mentre i dati provvisori sulla semina 2007 parlano di oltre 300.000 ettari coltivati, di una resa per ettaro di 28,8 quintali e di una produzione totale di 8 milioni e 787 mila quintali. «Un aumento di circa un milione di quintali – concludono dal Consorzio Ballatore – è probabilmente dovuto alle favorevoli condizioni climatiche di quest’anno». Ma cosa dicono gli agricoltori, cioè i reali protagonisti della sfida sulla qualità? «Certo, con il disaccoppiamento abbiamo introdotto al posto del grano delle colture diversificate – afferma Vincenzo Gioia, dell’azienda Fontana-Murata, in provincia di Palermo –, e questo ha portato senz’altro al miglioramento della qualità del grano. Abbiamo sperimentato anche una coltivazione di Brassica carinata, ma il prezzo di quest’ultima è ancora poco remunerativo rispetto a quello del grano, che oggi è aumentato del 200%. Siamo disposti a investire sulla qualità, ma a patto che ci sia un giusto ritorno per noi produttori e che non serva solo a far speculare gli intermediari. In tal senso chiediamo alle istituzioni di vigilare sui vari anelli della filiera». «La qualità – conclude Gioia – può essere una chance soprattutto da quando con gli ammassi differenziati i mulini pagano in modo diverso a seconda della bontà del grano». Sulla questione, il parere di Biagio Pecorino, presidente della cooperativa Valle del Dittaino, oltre a confermare gli effetti del disaccoppiamento, mette in evidenza un altro aspetto: «Il rischio di quest’aumento dei prezzi potrebbe essere quello di distrarre il produttore dalla qualità». Con il risultato di tornare al ringrano e quindi alla monosuccessione. La cooperativa, nota per la produzione del “PanDittaino”, «investe da anni sulla qualità – afferma Pecorino – a partire dalle tecniche culturali che evitano la chimica, con lo stoccaggio differenziato e con il completamento dei processi all’interno della propria struttura, scansando così possibili contaminazioni esterne. Anche se il grano siciliano non primeggia per tenore proteico – aggiunge – è al top sul versante della sicurezza». «A spingere gli agricoltori a produrre grano di qualità – commenta infine Pecorino – dovrebbero essere anche i consumatori, interrogandosi sulla provenienza di quel pane venduto abusivamente agli angoli delle strade e sulla qualità dei processi di lavorazione».

MEDIE DELLE SUPERFICI A GRANO DURO IN SICILIA

Provincia

Ettari

1993

2002

2003

2004

2005

2006

2007

Trapani

21.300

27.000

24.000

28.000

28.000

28.000

27.000

Palermo

70.425

90.000

95.000

90.000

76.000

70.000

70.000

Messina

3.375

1.780

1.800

1.800

1.500

1.400

1.400

Agrigento

47.000

45.000

48.000

48.000

44.000

38.000

42.750

Caltanissetta

48.600

49.785

48.500

48.000

44.000

41.000

40.000

Enna

42.500

63.000

64.000

65.000

63.000

50.400

55.800

Catania

35.000

30.000

32.000

36.000

30.000

30.000

32.000

Ragusa

10.500

17.000

17.000

17.000

17.000

16.000

15.000

Siracusa

12.000

15.400

16.150

15.800

15.930

15.860

16.200

Sicilia

290.700

338.965

346.450

349.600

319.430

290.660

300.150

 
   
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