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Mais, toccato il record di 6,05 dollari per bushel

 

L’aumento dei prezzi sta modificando le priorità economiche di molti paesi

 
   

ROMA (10 aprile 2008) - Dopo grano e riso, anche il mais destinato all’alimentazione animale e alla produzione di bioenergie segna un nuovo record alla Chicago Board of Trade, il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Rispetto all’inizio dell’anno, il rialzo dei prezzi ha toccato quota 30% per un valore di 6,05 dollari per bushel per i future con consegna a maggio. Un andamento dei prezzi che sta modificando le priorità economiche di molti paesi e che sta provocando proteste. Ad Haiti è stato lanciato un appello alla calma dal presidente Rènè Preval e dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, mentre gli Stati Uniti hanno sospeso temporaneamente le operazioni

 
 
 
 
 
 
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della loro ambasciata a Port au Prince. «Ma tensioni si sono registrate anche nelle Filippine e in Indonesia – si legge in una nota di Coldiretti – mentre l’Arabia Saudita ha tagliato i dazi all’importazione di granturco». Proprio per questo e per essere indipendenti dal mercato impazzito delle materie prime agricole, molti paesi produttori hanno deciso di limitare le esportazioni e di investire in nuove coltivazioni nazionali. L’obiettivo è anche quello di ridurre i prezzi al consumo sul mercato interno.  E se il Vietnam, terzo esportatore mondiale di riso, ha deciso di ridurre le spedizioni dell’11 per cento, la Cina ha annunciato un aumento del prezzo pagato agli agricoltori al fine di garantirsi disponibilità di prodotto e raffreddare la crescita dell’inflazione interna e le Filippine, il principale paese importatore di riso a livello globale, hanno annunciato un piano per mettere a coltura altri 600 mila ettari di riso. «E la Cambogia – continuano dalla Coldiretti – ha addirittura vietato le esportazioni». Anche l’est europeo sta correndo ai ripari al fine di marginare eventuali effetti negativi dell’aumento delle materie prime e l’Ucraina e la Russia hanno deciso di aumentare le superfici coltivate a grano. Situazione analoga è quella italiana dove, secondo la Coldiretti si prevede un aumento del 18% in termini di superfici per il grano duro e del 14 per il grano tenero. «Siamo di fronte – sostiene l’organizzazione agricola – a un cambiamento delle gerarchie all’interno dell’economia e un ruolo nuovo e centrale da svolgere per l’agricoltura nei prossimi anni sia nella fornitura di beni alimentari che come opportunità per lo sviluppo di alternative energetiche. Uno scenario che deve significare una nuova attenzione per sostenere la crescita del settore a livello nazionale, comunitario e internazionale».

 
   
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