crollo del prezzo che, a dispetto di ogni previsione, è sceso a livelli di due anni fa». Il problema è che gli agricoltori, confidando nelle elevatissime quotazioni del 2007, avevano maturato in fase di semina elevate aspettative di redditività. «Al contrario, nel momento del raccolto, il prezzo – rileva la Cia – si sta, purtroppo, assestando su livelli prossimi alle medie del 2006. Ciò che, invece, è decisamente lievitato è il costo dei mezzi di produzione, il cui aumento è stimabile intorno al 30%, soprattutto a causa dell’impennata dei prezzi di fertilizzanti, sementi e lavorazioni meccaniche». «Dal primo gennaio scorso – sottolinea poi la Confederazione – il prezzo del mais ha segnato, infatti, una flessione del 30% circa, attestandosi su valori di 120-130 euro per tonnellata di granella verde base 25% di umidità. Con produzioni medie di 10 tonnellate di granella verde per ettaro – prosegue quindi l’organizzazione agricola –, difficilmente il bilancio della coltura potrà segnare un pareggio. Se si escludono le aziende super-produttive, si rischia di registrare perdite medie di 100-200 euro per ettaro, che verranno compensate solo dai contributi disaccoppiati
dell’Ue». La discesa dei prezzi sembra proseguire anche in queste ultime settimane. «L’indice dei prezzi Ismea, che riporta la media dei prezzi del mais a livello nazionale, ha registrato – fa notare infatti la Cia – nella settimana che va dall’8 al 16 settembre una flessione del 7,3% rispetto alla prima settimana di settembre, attestandosi a 149,40 euro alla tonnellata (la settimana precedente aveva registrato un valore di 161,20)».